VIOLENZA DEI GRUPPI, ALCUNE IPOTESI EMERSE IN UN SECOLO DI STUDI

L’idea di fondo è la “teoria della deprivazione relativa” secondo la quale le persone esprimano scontento, rabbia e aggressività, non necessariamente perchè, ad esempio, hanno fame e sono povere, ma perchè si sentono più affamate e più povere di quel che dovrebbero essere.
In altri termini, “la frustrazione ha un elemento soggettivo o cognitivo. Non è solamente un determinato stato di deprivazione oggettiva, ma è anche la presenza di fattori che ostacolano le aspettative degli individui, l’idea di essere deprivati”.
Inoltre, attraverso esperimenti condotti negli anni 60, si rilevò che, man mano che aumenta la competizione e il conflitto tra i gruppi, ogni gruppo diventa internamente più unito. Tale tema era già stato studiato nel 1906 da Summer che aveva ipotizzato il legame funzionale tra conflitto dei gruppi e coesione interna. L’esigenza di “combattere gli estranei” è l’elemento che consente la pace all’interno, nel senso del “timore che la discordia interna possa indebolire la capacità di lotta esterna”.
Nel 1948 due eminenti studiosi ( Miller e Bugelski) condussero un esperimento in un campo estivo per verificare l’impatto e le conseguenze dell’esperienze frustranti sui gruppi.
Essi osservarono che benché i giovani fossero comprensibilmente adirati con i responsabili reali della loro frustrazione (le autorità del campo) era evidente che questa rabbia veniva “riversata” sui gruppi di minoranza che non potevano aver avuto alcuna concepibile responsabilità per la loro situazione.
Un altro studioso dei fenomeni sociali (Berkovitz) nel 1962 approfondisce il tema dell’individuazione del bersaglio o bersagli specifici della rabbia dovuta alla frustrazione. Secondo quegli studi, il capro espiatorio che viene scelto più facilmente è un “esterno-estraneo”, individuo o gruppo, che era stato associato in passato al conflitto e all’antipatia.
La frustrazione soggettivamente o collettivamente percepita è, quindi, un’esperienza spiacevole, tra le tante altre, che può dare origine alla rabbia e all’aggressività. La violenza, che potenzialmente ne deriva, viene direzionata, con uno spostamento di natura psicologica, verso gruppi più deboli, oppure verso gruppi e persone che vengono automaticamente associati a esperienze di conflitti passati.

Articolo scritto dal Dott. Domenico Ciardulli

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.