I misteri del contratto nazionale delle cooperative sociali

La busta paga di agosto 2008 in pochi casi è stata già emessa e in molti casi deve essere ancora emessa a causa dei pagamenti posticipati che sono prassi molto diffusa nelle cooperative. Ma di indennità e aumenti comunque non se ne parla! E’ molto probabile che essi non saranno pagati nella busta paga di agosto, pur se sancito chiaramente nell’accordo.

Infatti se andiamo a leggere le clausole troviamo un passaggio contraddittorio che suscita interrogativi sulle scappatoie concesse ai datori di lavoro (se casuali o create ad arte non lo sappiamo) per non rispettare la prima scadenza indicata nel verbale di accordo. Già alcuni dirigenti di grosse cooperative hanno fatto indirettamente sapere che non ci sarà alcuna maggiorazione nella busta paga di agosto 2008 anche se ciò è scritto nell’accordo tra sindacati e centrali cooperative. Il motivo o appiglio giuridico è semplice: le cooperative sociali non sarebbero vincolate nel rispettare i tempi perchè i sindacati devono ancora sciogliere la riserva in attesa delle consultazioni nei luoghi di lavoro. Il 30 settembre è infatti la data indicata per completare le procedure di consultazione.

Se il ragionamento trovasse riscontro nei fatti a cosa si dovrebbe pensare? Ad una slealtà tra i contraenti l’accordo (OOSS e centrali cooperative) oppure ad una slealtà di entrambe le parti contraenti rispetto alla grande platea dei lavoratori ?

Che senso ha indicare delle date se poi si fissano tempi e procedure incoerenti? Serviva forse l’effetto annuncio mediatico e politico prima dell’estate sull’accordo raggiunto? Allora vuol dire che per i signori della concertazione non conta molto l’effetto sociale su aspettative create tra i lavoratori e poi disattese ?

Il contratto collettivo delle cooperative sociali è effettivamente uno strumento di tutela che viene applicato? Gli enti locali, che nella stipula di convenzioni e negli accreditamenti di cooperative e associazioni richiedono l’applicazione dei contratti collettivi, esercitano qualche forma di controllo per impedire forme di caporalato e conseguenze sulla qualità del servizio?

Sarebbe auspicabile rendere pubblici i dati generali sull’applicazione del vecchio e del nuovo accordo soprattutto nei servizi sociali presso gli enti locali. A Roma e nel Lazio abbiamo assistito qualche anno fa allo splendido teatrino del “cane che si morde la coda” tra centrali cooperative ed enti locali. Fatta la gara e aggiudicati i servizi, quando l’ente locale ha chiesto, dopo qualche controllo effettuato, l’effettiva applicazione dei contratti collettivi allora le cooperative hanno controrichiesto agli enti locali l’effettiva applicazione della “Legge Salvi” sui parametri economici dei capitolati. Si è entrati così in un labirinto, come quello delle tabelle ministeriali, delle spese di gestione degli enti affidatari e degli adeguamenti, soggetto a filosofia interpretativa. con tutto quello che consegue in termini di protocolli d’intesa lunghi e farraginosi, magari fatti per trovare alibi nei confronti del malcontento dei lavoratori.

La vacanza contrattuale dell’accordo fino al 2006, ad esempio, è stata corrisposta da Arezzo in giù ? E i contributi INPS che entro il 2009 dovrebbero essere pieni e non più basati sul salario convenzionale, hanno avuto la prevista elevazione progressiva del 60%?

I sindacati hanno verificato dopo aver informato i lavoratori su come controllare le loro buste paga e su come conoscere l’entità dei contributi versati all’INPS dalle cooperative sociali?

No, probabilmente in gran parte del paese, specialmente nel centro sud questi passaggi semplici non sono stati fatti.

E c’è di più: si utilizza ancora illecitamente lo strumento del regolamento interno ai sensi delle legge 142/01 presumendo così di vanificare quegli articoli del contratto collettivo che incidono sui bilanci, facendo leva sulla disinformazione di tutti quei soci lavoratori che non sanno che il contratto collettivo ha forza di legge e non può essere scavalcato da un regolamento interno di cooperativa. Mancati pagamenti per i primi tre giorni di malattia, mancati pagamenti per le ore di formazione o di studio in violazione degli articoli 68 e 69 del CCNL, tempi tardivi di erogazione dello stipendio in violazione dell’art. 83 del CCNL, oppure salari e inquadramenti difformi dalle tabelle contrattuali.

E se questa perplessità e questo dubbio dovesse trovare la conferma pratica in molti che lavorano nelle cooperative sociali, e hanno modo di leggere questo intervento, allora sarebbe cosa buona e utile se ci si mettesse in moto collettivamente per uno stimolo dal basso al rispetto delle regole e alla correttezza. Anche a colpi di vertenze collettive se ciò dovesse essere necessario. E’ molto probabile che in giro per il paese ci siano una miriade di vertenze individuali tese a recuperare corrispettivi mancati nelle buste paga. Ma il colpo di fortuna per le cooperative è proprio questo: il fatto che queste azioni individuali presso i giudici del lavoro si mantengano nell’alveo di percentuali numeriche basse e prevedibili, risolvibili il più delle volte con misere transazioni.

Il silenzio e la passività o debolezza della gran parte dei lavoratori rappresenta per i datori di lavoro l’incentivo a non rispettare le norme contrattuali e a fare indebita cassa ai danni di chi lavora. Un ricorso coraggioso e tenace, più capillare e diffuso, alla rivendicazione salariale presso le autorità competenti potrebbe cambiare la situazione ricollocandola in una sfera di maggiore civiltà e rispetto dei diritti costituzionali.

Dalle Organizzazioni sindacali ci si aspetterebbe maggiore attenzione nel farsi sentire presso i lavoratori un riferimento forte di certezza del diritto, non colluso e non colludibile, che aiuti ad uscire dalla paura e dall’ingiusto ricatto sulla precarietà del lavoro.

Domenico Ciardulli

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.