L’esperienza come volontaria alla Casa Famiglia “Una Favola”-Monteruscello-Na

Le ospiti sono immediatamente prese in carico a livello psicologico e sanitario (per l’osservazione dei bisogni espressi e non espressi); e seguite a livello psicologico fino alla loro uscita, per un massimo di 60 giorni, con osservazione psicodiagnostica e sostegno psicologico per eventuale costituzione in giudizio, e/o l’inizio di un percorso terapeutico per promuovere il senso di identità, di responsabilità, di autonomia psicologica ed economica e per progettare la propria vita futura;
Qualora vengano accolti madri con bambini, le stesse sono sostenute nella relazione ludica – affettiva – educativa -relazionale con i propri figli, a sostegno della genitorialità. Al loro ingresso svolgono colloqui diagnostici con lo psicologo al fine di inquadrare lo stato psicologico di ognuna ed organizzare un programma di interventi .
E’ inoltre garantita un’assistenza polispecialistica condotta da professionisti impegnati in campo medico, legale, psico/pedagogico e socio assistenziale.
Con la rete dei Servizi Sociali Territoriali e con la partecipazione attive delle stesse donne coinvolte,viene valutata un’ipotesi progettuale che và oltre i 60 gg previsti di permanenza nella struttura e che và ad individuare (sempre in rete) la possibilità del trasferimento in altre strutture dove la donna possa avere la possibilità di realizzare il progetto individuato di emancipazione, di autonomia e di inserimento/reinserimento sociale e lavorativo.
Si attua un percorso in cui Le ospiti vengono sostenute nella continuità scolastica per consentire, ove occorre, il recupero scolastico o la possibilità di frequentare corsi di formazione professionale.
In presenza di una famiglia di riferimento, ove possibile, si avvia un percorso di reinserimento nel proprio nucleo di origine
Viene integrato al progetto individualizzato la funzione e la disponibilità di attività motorie quali ginnastica , sport, danza, yoga.
Le donne accolte alla casa delle donne presentano storie difficili e forti problematiche di emarginazione, hanno personalità fragili, grandi carenze dal punto di vista affettivo, situazioni socio-familiari depresse, carenza e difficoltà relazionale, rifiuti e contrasti o assenza della famiglia di origine. Spesso loro stesse risultano essere figlie di ragazze madri, o donne la cui vita è stata segnata da storie di abusi, maltrattamenti, violenze: in queste storie si verifica come una “coazione a ripetere” degli eventi negativi. La casa delle donne si propone di accogliere le ospiti offendo loro un clima di accoglienza, sostegno e di sicurezza emotiva, etica, psicologica, economica, sanitaria. Nella case delle donne si mira soprattutto al:

· Raggiungimento da parte di ogni donna del proprio senso di autostima e dell’integrità psichica, per diventare protagoniste del proprio futuro in modo consapevole e responsabile, realizzando una propria autonomia rispetto alla famiglia di origine ed al coniuge;

· Recupero della genitorialità all’interno della relazione madrebambino, sostenendo la relazione ludico-affettiva-educativa-relazionale con i propri figli.

A riguardo i minori,la Coop. Crescere assieme ha realizzato :Il Progetto per i minori resilenza offre un servizio di pronta accoglienza.Per “pronta accoglienza” si intende la funzione di sopperire con
tempestività a situazioni di emergenza che si caratterizzano per un bisogno immediato e temporaneo di ospitalità, mantenimento e protezione del soggetto in età evolutiva. E’ quindi un luogo che, temporaneamente e per un periodo più breve possibile, in attesa di soluzioni più adeguate, garantisce il soddisfacimento di bisogni quali alloggio, vitto, sicurezza, tutela.
Il servizio di pronta accoglienza, vista la sua forte componente di contenimento in ragione delle problematiche connesse all’abuso e al maltrattamento, e al disagio minorile nella sua accezione più ampia, tiene primariamente in considerazione la necessità per il bambino/a e ragazzo/a in difficoltà, di essere accolti in un ambiente che offra calore, spazio e tempi strutturati in base alle primarie urgenze del minore in condizione di difficoltà, in linea con la Deliberazione n. 6317 del 27/12/02 della Regione Campania – linee di indirizzo per l’accoglienza familiare e comunitaria di minori in difficoltà personali e socio-familiari –
Dunque l’obiettivo principale si impone nell’offerta di uno spazio, seppur transitorio, “protetto” e nel quale il minore sperimenta un ambiente positivo di sicurezza e orientamento tendente al suo reinserimento o nel nucleo di provenienza o in ambienti esterni e autonomi. Il servizio di pronta accoglienza in tal senso rappresenta sia la fase essenziale di arginamento di situazioni di pericolo e risposta alle necessità primarie, sia l’elemento preliminare di cura, e insieme osservazione, valutazione dei bisogni, approfondite analisi e lettura di ogni particolare situazione, necessario all’individuazione di strategie idonee a predisporre percorsi positivi di presa in carico e trattamento.
Poiché l’istituzionalizzazione è prevista come extrema ratio, il servizio dovrà predisporre una fase di accoglienza impostata su interventi finalizzati al reperimento di soluzioni adeguate per la fase post-accoglienza. Si ritiene quindi essenziale ipotizzare in costante rapporto con i Servizi territoriali con:

– possibilità di intervento sui nuclei familiari, in particolare le famiglie “multi-problema” delle aree marginali;

– creazione di una rete di risorse afferenti al volontariato e all’associazionismo;

– rete di famiglie di appoggio.

E’ inoltre necessario ribadire che, poiché i servizi residenziali sono destinati all’accoglienza di soggetti la cui permanenza nella struttura va costruita sul principio della transitorietà dell’esperienza, fatte salva le dovute eccezioni, i progetti socio-educativi vanno ipotizzati come strumenti di lavoro di una fase di passaggio della storia del minore, e tendono alla riacquisizione da parte del minore di condizioni normali di crescita. In tal senso va precisato che:

– La struttura residenziale è sempre orientata a progettarsi su di una accoglienza numerica limitata, per ambosessi, e tesa comunque favorire l’inserimento di fratelli e sorelle;

– Le caratteristiche logistiche della struttura residenziale tengono conto delle necessità di costruire un rapporto di confronto e scambio con l’ambiente fisico circostante;

– Gli ambienti di vita tengono conto della soggettività di ciascun ospite e prevedere la possibilità di momenti di spazi di vita comune;

– Le comunità si fanno carico del mantenimento, dell’educazione e dell’istruzione di ogni soggetto e si pongono come referenti privilegiate per la soluzione delle relative problematiche;

– Le comunità inoltre sono in grado di lavorare sull’emergenza, 24 ore su 24, e quindi avere una capacità di accoglienza adeguata, qualora si veriifca una situazione di emergenza ed urgenza.

Le ammissioni e le dimissioni dei minori avvengono secondo le procedure prescritte dalla legge, previa comunicazione al responsabile dell’Ente che gestisce il servizio. Il percorso degli ospiti è per tutti molto breve e dura al massimo 48 ore; solo eccezionalmente il soggiorno può protarsi fino ad un massimo di 60 giorni, qualora la comunità funga da filtro per il successivo collocamento del minore. Successivamente il minore può essere affidato ad una famiglia o rientrare nel suo nucleo familiare. Al fine di favorire al massimo il minore, l’Ente si impegna a garantire un rapporto costante di collaborazione con il Servizio Sociale Comunale.

La permanenza del minore nella struttura prevede un sistema di organizzazione flessibile che differenzia sostanzialmente aree di attività inerenti fasce di età che per grado di sviluppo risultano profondamente marcate e con esigenze profondamente differenziate; gli spazi del centro di prima accoglienza sono pertanto suddivisi in unità strutturate in base a fasce di età:

1. fascia 0-4 anni, per la quale la logistica e la presenza professionale sono molto specializzate e differenziate e per la quale la deambulazione e l’attività ludica diventono elementi fondamentali per lo svolgimento della giornata. Gli interventi di primo impianto su questa fascia riguardano l’immediata ripromozione del nucleo familiare, con adeguato accertamento delle sue potenzialità sulla crescita del minore e, di concerto con i servizi pubblici, ove si evidenzia una dichiarata incapacità del nucleo, si prevede all’immediata attivazione degli organi preposti alla tutela giuridica del minore, anche con ricorso a percorsi di adozione;

2. fascia 4-11 anni, per la quale si impone una presenza professionale attenta alle esigenze cognitive e relazionali dei minori con la realizzazione di percorsi educativi adeguati e promozione degli spazi ludici e ricreativi. Anche per questa fascia l’intervento primario è quello di ripromozione del nucleo familiare e accertamento delle sue potenzialità, con possibilità, ove se ne verifica l’incapacità e/o l’impossibilità, di fare ricorso a percorsi di adozione. Ove non risultano possibilità di rapidi accertamenti di condizioni di abbandono, vengono attivate tutte le forme di assistenza alternative a quella residenziale con ricorso prioritario all’affidamento familiare. Nell’ipotesi invece di concrete potenzialità del nucleo di origine, il piano di trattamento individuale, con previsione temporale, tende al reinserimento attraverso l’attivazione di tutte le risorse a sostegno dello stesso;

3. fascia 12-18 anni, con professionalità centrate sul trattamento di adolescenti in condizione di emarginazione, irregolari nella condotta, con problemi di adattamento sociale, evasori dell’obbligo scolastico, a rischio di devianza o anche compromessi in circuiti di microcriminalità. Il piano di lavoro individuale relativo a ciascun minore considera nel primo approccio la situazione relazionale di provenienza connettendola con il lavoro di rete che coinvolga gli agenti gli agenti familiari e ambientali causa dell’inserimento in comunità. L’attivazione di risorse positive e la costituzione di un nuovo modello di orientamento sono le caratteristiche primarie atte a coinvolgere il minore nei processi di sviluppo finalizzati al raggiungimento dell’autonomia personale.

Sin da quando ho messo piede in questa comunità familiare,sono subito diventata per tutti gli ospiti zia Emanuela,per i più piccoli un giocattolo vivente, per le donne-madri una compagna con la quale sfogarsi e parlare, per gli adolescenti un’ educatrice-un punto di riferimento.
Ho vissuto con loro anche un’ esperienza di 48 ore continue mangiando dormendo con loro,seguendoli passo dopo passo nelle loro attività,ascoltandoli e spronandoli al dialogo.
Da allora mi reco da loro la Domenica seguendoli in attività creative-formative.
Lavorare con bambini, adolescenti che per provvedimento del giudice sono stati allontanati dalle famiglie,non è sempre facile, soprattutto se si ha a che fare con gli adolescenti caratterizzati prevalentemente da sentimenti ambigui e dalla continua ricerca di se stessi e se le famiglie di origine non seguono anch’esse un percorso di ripresa;gli adolescenti spesso irrazionalmente chiedono di rimanere in comunità perchè potrebbero sentire la mancanza degli altri compagni, perchè pieni di ira nei confronti dei genitori,ma posso anche dire quanto dentro di loro, pur nascondendolo,soffrono e hanno bisogno di affetto, di sicurezza.
Soprattutto di sicurezza sia da darla sia da acquisire.
Ascoltandoli, parlando con loro, passeggiando per il cortile o ordinando assieme gli abiti nell’ armadio,attuo assieme all’ educatore di turno percorsi di ripresa e di consapevolezza circa i loro vissuti.
Sono tante ,le altre persone che collaborano come volontari presso la Comunità Familiare, quale il gruppo Harley vesuvio chapter (Campania) che il 21 dicembre 2003 sono venuti in raduno portando allegria e tanti giocattoli ai bambini.
Seguono le foto di quel giorno.

http://www.vesuviochapter.it/public/019_Toy-Run_21-12-03/

Inserito il 13 febbraio 2004 alle 09:36:02 da Anonimo.

E’ un’organizzazione magnifica!! La invidio, visto che lavoro come educatrice in una comunità piccola dove mi sto battendo per ottenere una minima programmazione educativa. Comunque mi è molto utile questa esperienza, grazie

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.