IO RELATRICE PER “ALI SPEZZATE”

Vincenzo Palladino ha sempre parlato della sua diversità come occasione per scoprire altre virtù ; in Ali spezzate , emerge la capacità di vedere attraverso l’udito, riconoscendo le persone per associazione della voce e nel contempo immaginare il volto e quindi crearsi una rappresentazione fisica-visiva della persona che si è accanto nella propria mente , in quell’area dedicata al “pensiero immaginifico”.

Il giorno 2 settembre 2008 , mi piace definirlo come il “giorno della consegna” , tale da dare un nome a quanto seguirà , il prof.Vincenzo Palladino mi chiede di aiutarlo nell’organizzazione della presentazione del suo libro:”Le ali spezzate” , attraverso il quale insieme percorreremo il flusso dei suoi ricordi , ricostruendo così la sua vita , il suo passato per un po’ di tempo nascosto segretamente ma che poi emerge con stupore e grande voglia di raccontarsi per darci un messaggio.
Nell’iniziare a mettermi a lavoro ho pensato di dare alla “consegna” una giusta importanza ,solitamente quando si legge un libro , si ritorna a leggerlo , perché la prima volta è per capire , sapere di cosa si tratta , la seconda per riviverlo ,per capirlo o per studialo qualora sia un libro didattico , questa volta è stato diverso. Sin dal primo impatto con lo stesso , mi sono posta nell’ottica di una condivisione spontanea ed intenzionale con il contenuto , leggendolo come si fa con il proprio diario quando una volta diventati grandi aprendo il cassetto dei ricordi ci si ritrova su quelle pagine ricche di momenti che ci appartengono ancora , rivivendoli.
L’idea di scrivere le sue memorie la si associa al bisogno che spesso sentiamo di svelare a noi stessi e agli altri , quell’insieme di ricordi che conserviamo segretamente senza dare agli altri la possibilità di sbirciare , liberandoci a volte di un peso.
Ma Vincenzo Palladino aveva già in testa il suo libro , aveva già intenzione di scrivere e rendere partecipi gli altri della sua storia che poi è anche la storia della sua famiglia , affrontando così il passato , superando quelle paure nascoste e quegli ostacoli che spesso gli hanno impedito di parlare di se. Tuttavia era insita a priori la volontà di auto raccontarsi per affrontarsi.
I primi capitoli sono dedicati alla sua famiglia di origine , nel primo vi racconta di due vite distinte , separate ma associate :la prima è quella della spensieratezza , la seconda è un’altra vita.
Nella prima parte del libro narra della sua famiglia numerosa , umile , collaborativa , in un periodo in cui era necessario darsi una mano gli uni gli altri , accontentarsi delle piccole cose , della bellezza della semplicità. Vincenzo Palladino vive in un contesto in cui i ruoli genitoriali si dividono tra la figura buona della madre Mariantonia e quella autoritaria , severa del padre Gugliemo simbolo del dovere , un papà lavoratore e maestro del mestiere. Racconta della sua scuola , delle maestre che usavano le bacchette e la punizione dello stare in ginocchio sul granoturco quando “si faceva i cattivi”.
Il racconto diventa scena , movimento , quando Vincenzo Palladino , ci ricorda delle fughe per rifugiarsi dai boati delle bombe in luoghi sotterranei , i c.d “ricoveri” , quando si stava stretti stretti e si vedeva gente morire davanti i propri occhi.
La vita del nostro prof. cambia , diventa , si trasforma in un’altra vita , proprio a conseguenza di “quella curiosità innocente” , giocando con un oggetto esplosivo , si trova all’età di 13 anni , in un tunnel nero.
Scrive nel sesto capitolo da marito , padre ed uomo adulto , nelle Ali spezzate :”E’ finita la prima parte della mia vita , è come se fossi morto e nello stesso tempo nato un’altra volta”.
Per diverso tempo porterà in se una forte rabbia nei confronti dell’accaduto , proprio perché il pericolo ,” quel pericolo lo si conosceva” , ma forse su “quel bussolo inesploso-scrive ancora- c’era scritto il mio nome”è l’unica spiegazione che posso darmi.
Era il 27.12.1945 ore 11:00 quando la vita di Vincenzo Palladino inizia”meravigliosamente” ad entrare in quella delle altre.
I giorni seguenti all’incidente , Vincenzo Palladino , poco più che un preadolescente trascorre 20 giorni in ospedale tra sofferenze e voglia di ricominciare , volontà rafforzata anche grazie all’aiuto del fratello Michele che gli è stato sempre vicino e con la speranza che forse non avrebbe perso l’occhio destro.
Il racconto sofferente del suo ricovero in ospedale , sul sentirsi incapace di parlare , di comunicare , ci trasmettono il messaggio di quanto un uomo sia capace di “sopportare nel momento in cui viene messo alla prova”.
E noi siamo “messi alla prova”quotidianamente specie dopo eventi particolari.
Spesso è nel dolore , è attraverso le sofferenze che si scoprono doti , decide così di frequentare L’istituto Colosimo per i soggetti non vedenti al quale dedica il 9° e 11° capitolo.
Nell’istituto Vincenzo Palladino partecipa non solo alle attività scolastiche ma anche laboratoriali , apprende l’uso del telaio in tessitura facendo tanti lavori intreccio , ad apprezzare la musica imparando a suonare la fisarmonica che accompagnerà le serate trascorse a casa di amici , suonando , ballando il tango. Con la stessa fisarmonica dedicherà serenate d’amore sotto la finestra di casa della sua amata donna Luisa.
Il Colosimo accettava tutti i ragazzi non vedenti senza nessuna retta , perché ad essi vi provvedeva la Provincia di appartenenza; ma se si percepiva la pensione era obbligatorio pagare a la retta era abbastanza alta. Fu così che accordata l’erogazione della pensione , Vincenzo Palladino fu costretto a lasciare il Colosimo e per continuare ad avere il soggiorno gratuito andò Firenze c/o l’Istituto Don Gnocchi , restandovi non molto

Dopo le festività natalizie torna a frequentare il Colosimo , dove con grande impegno e dedizione prende la qualifica da centralinista , attività alla quale si è dedicato con passione c/o il Comune di Giugliano(Na) per 30 anni , fino alla pensione conseguita all’età di 67 anni.
Emerge nell’ 11 capitolo dedicato al Ritorno a casa , l’importanza della” cultura , in quanto strumento capace di aprire nuovi orizzonti , nuovi orientamenti e perfino di rendere felici”.
Negli anni della sua giovinezza , durante una festa a casa di amici , conosce Luisa , una ragazza bellissima , dolce , umile , semplice , la loro storia incontra non pochi ostacoli, ma l’amore , il tempo trascorso assieme condividendo pensieri , sogni , ore ed ore passate a chiacchierare , li conduce al matrimonio il 5.12.1954 , dalla loro storia nasceranno sette figli di cui Vincenzo Palladino è padre felice ed orgoglioso.
Come persona dedita all’Amicizia ed alla sua Associazione dandone il senso più vero ,dedica gli ultimi cinque capitoli Di Ali Spezzate a ciò che colma la sua giornata , ai suoi impegni , alle persone che non ci sono più e che ci sono quotidianamente nella sua vita , aiutandolo ad essere sempre più forte e presente perché possa essere per tutti un punto di riferimento.
Vincenzo Palladino non si stanca mai di ringraziare chi gli è stato accanto , chi continua a farlo , ma sono anche gli altri che non possono non ricambiare , e lo fanno ora con lettere e poesie pubblicate nella parte finale del libro .

Concludo:
Chi raccoglie semina , e lei ha seminato bene. Continui a correre come faceva da bambino avendo l’impressione di volare , questa volta con ali che non siano spezzate.

Commento : Dott.ssa Emanuela Cimmino
Libro :Le Ali Spezzate. Autore Vincenzo Palladino.Editore Caravaggio.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.