La collaborazione tra scuola e famiglia in chiave interculturale

Le nascite dei figli di immigrati, che tanto contribuiscono alla crescita demografica italiana, nonché il cospicuo aumento dei ricongiungimenti familiari, determinano quello che si può definire un “radicamento” del fenomeno dell’immigrazione; in altre parole, si passa da un’immigrazione a tempo e a scopo determinato (vale a dire per motivi lavorativi), ad una mirante all’”insediamento” in Italia delle famiglie straniere. Questo passaggio comporta, tra i vari effetti, anche una forte crescita del numero di figli di immigrati nelle scuole italiane.

E’ sufficiente dare un’occhiata ai numeri per rendersi conto della crescente presenza a scuola di alunni provenienti da altri Paesi. Secondo i dati pubblicati dal MIUR , mentre nell’anno scolastico 1992-93 vi erano circa 30.000 alunni stranieri nelle scuole italiane, in quello 2002-2003 le presenze avevano superato le 280.000 unità. In termini percentuali, il 3,5% del totale della popolazione scolastica è oggi costituito da alunni extracomunitari. Questa forte crescita ha riguardato soprattutto la scuola materna ed elementare (il 40% degli alunni stranieri frequenta la scuola primaria) e, per quanto riguarda la distribuzione geografica, più le Regioni del Centro-Nord che quelle del Sud. Le nazionalità maggiormente diffuse sono quella albanese, marocchina ed ex jugoslava; in forte aumento risultano anche gli studenti provenienti da Romania ed Ecuador.

La sempre maggiore presenza di minori stranieri nelle nostre scuole implica la necessità per il sistema scolastico italiano di aprirsi alle esigenze di una scuola sempre più multiculturale e di contribuire ad una piena integrazione degli alunni stranieri e delle loro famiglie nella nostra società. In che modo la scuola può concorrere a tale importante compito? In primo luogo, come sottolinea lo studio di Eurydice citato in precedenza, il nostro sistema scolastico ha compiuto l’importante scelta di non separare i bambini stranieri dal resto della classe, ma di integrarli insieme ai compagni italiani facendo attenzione, comunque, a non superare il numero di cinque stranieri per ogni classe. Inoltre, se necessario per un rafforzamento delle loro competenze, per gli alunni immigrati sono previste delle ore di insegnamento extra. Una particolare attenzione viene riservata, naturalmente, al potenziamento della lingua italiana.

Senza dubbio un costante dialogo tra i docenti e le famiglie immigrate è un elemento determinante per agevolare l’integrazione dei bambini stranieri a scuola. La Riforma del nostro ordinamento scolastico punta proprio sul rapporto scuola-famiglia e sul coinvolgimento del nucleo familiare, in maniera maggiore rispetto al passato, nel percorso educativo dei figli. La Riforma intende instaurare un effettivo rapporto di partenariato educativo tra docenti e genitori, nella convinzione che una collaborazione costruttiva tra di loro contribuisca enormemente ad aumentare il rendimento scolastico degli alunni.

Il dialogo tra docenti e genitori è ancora più necessario nel caso delle famiglie immigrate, in quanto il supporto degli insegnanti può aiutare i bambini stranieri e i loro genitori a sentirsi maggiormente integrati nel sistema italiano. Quando un docente si trova di fronte famiglie provenienti da Paesi diversi e portatrici di altre culture il dialogo, tuttavia, può risultare complicato, dar luogo a malintesi e, in casi estremi, sfociare in una incomunicabilità tra le parti. Tante sono, infatti, le variabili da prendere in considerazione per evitare i rischi di fraintendimento e, al contrario, per portare avanti uno scambio costruttivo tra docenti e genitori di bambini immigrati. Uno dei fattori da esaminare, ad esempio, é se i genitori sono entrambi stranieri, oppure se uno di loro è italiano. Inoltre, è importante considerare il luogo di nascita del figlio (se nel Paese d’origine o in Italia) e se il suo processo di scolarizzazione sia già iniziato in patria, oppure direttamente nel nostro Paese. Prendendo in considerazione il nucleo familiare dell’alunno, invece, è utile conoscere il suo contesto di provenienza (urbano o rurale), il grado di scolarizzazione dei genitori, nonché la loro situazione giuridica e lavorativa in Italia. Queste sono solo alcune delle variabili che chi opera nel sistema educativo – docenti in primo luogo –, dovrebbe costantemente tener presente quando si trova di fronte ad un alunno straniero e alla propria famiglia.

E’ necessario anche rendersi conto dell’enorme sforzo che gli immigrati compiono per cercare di inserire al meglio se stessi e i propri figli nel contesto italiano, ma al tempo stesso di conservare intatte la propria lingua e le tradizioni dei loro Paesi di provenienza. L’atteggiamento di chiusura che i genitori immigrati a volte manifestano nei confronti del mondo esterno può dipendere, infatti, dal timore che il proprio figlio assimili troppo rapidamente un nuovo modo di comportarsi e dei valori diversi da quelli del suo contesto di provenienza, tanto da trovarsi poi in conflitto con la cultura e le tradizioni familiari. Il dialogo tra docenti e genitori è in questo senso indispensabile per far sì che il bambino non si trovi nella condizione di dover scegliere tra il modello di vita familiare e quello scolastico, sentendosi sospeso tra due mondi contrastanti.

Lo scambio tra insegnanti e famiglie straniere, a volte complicato dai fattori che abbiamo descritto finora, viene tuttavia spesso coadiuvato dall’importante attività del mediatore culturale. Questa figura riveste un ruolo chiave nel processo di integrazione degli stranieri in Italia; in ambito scolastico si pone quale utile anello di collegamento tra i genitori immigrati (che spesso non conoscono a sufficienza l’italiano) e gli insegnanti. Il mediatore, infatti, non è chiamato solo a lavorare come interprete o traduttore delle comunicazioni e della modulistica scolastica, come molti potrebbero pensare, ma anche ad assistere i docenti che hanno difficoltà nell’interagire con alunni che non parlano la nostra lingua o che presentano problematiche relazionali, nonché ad agevolare il dialogo tra scuola e famiglia.

Oltre al mediatore culturale l’Italia, come anche molti Paesi dell’Unione Europea, ha introdotto altre misure di sostegno per aiutare, ad esempio, le famiglie immigrate a iscrivere i propri figli a scuola e a seguirne l’andamento scolastico; tra queste ricordiamo la pubblicazione di informazioni sul sistema educativo italiano in altre lingue e l’organizzazione di incontri informativi con le famiglie. Alcuni istituti, inoltre, organizzano corsi di italiano per i genitori degli alunni immigrati in età scolare.

Sviluppare un approccio interculturale a scuola é indispensabile per favorire il dialogo fra culture e l’integrazione dei bambini immigrati e delle rispettive famiglie, non solo nel sistema scolastico ma anche, più in generale, nella società italiana nel suo complesso. Gli insegnanti possono far molto in tal senso, aiutando ad esempio gli alunni italiani a comprendere le diversità culturali e a sviluppare curiosità e rispetto verso usanze e costumi diversi.
Riprendendo il pensiero di Graziella Favaro , concludiamo affermando che “tre sembrano essere le parole chiave e le attenzioni pedagogiche da promuovere per far sì che l’inserimento dei bambini e dei ragazzi venuti da lontano rappresenti il primo passo per l’integrazione e lo scambio interculturale”: l’accoglienza (tanto del singolo alunno quanto della famiglia immigrata), lo sviluppo linguistico e l’approccio interculturale.

Il dialogo tra docenti e famiglie immigrate nel contesto delle misure per favorire l’integrazione dei bambini stranieri a scuola di Lucia Giannini
07 Aprile 2005

Fonte:

http://www.indire.it/content/index.php?action=read&id=1253

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.