Immigrazione e criminalità

Una non-persona può lavorare, ha reti di amicizia e di affetti. Ma ha sempre il rischio di poter essere espulsa. Il principale motivo di immigrazione è fare soldi da mandare ai paesi d’origine. Permane il mito del ritorno, che poi spesso non avviene. Si cerca un guadagno veloce e cospicuo.
Gli stranieri sono in genere colpevoli di reati meno gravi rispetto agli italiani: reati minori, di strada, come il piccolo spaccio di droga. I reati alle persone sono compiuti meno da stranieri che da italiani. E questo nonostante quanto comunemente si legge e si dice sull’allarme criminalità straniera.
Gli italiani commettono delitti contro la persona, più gravi. Gli stranieri invece fanno più reati contro l’economia e la fede pubblica. Per gli stranieri, in massima parte, non si tratta di omicidi, né di violenze sessuali –in realtà più legati all’immaginario collettivo-, né di prostituzione, né di risse, né di maltrattamenti. Sulla questione prostituzione è doverosa comunque un’immediata osservazione. Ovvero che non è reato esercitare prostituzione mentre lo è tutto ciò che ne è connesso. La tipologia di reato più comune è la produzione e lo spaccio di stupefacenti. Ben più della metà degli stranieri è accusato di ciò. Spesso in realtà si tratta di piccolo spaccio. Al contrario i reati contro la persona rappresentano solo il 10% dei reati totali, contro un dato del 20% dei carcerati italiani. Per le donne, pur essendo sempre su livelli bassi,maggiore è il carcere per reati legati alla prostituzione.
Gli omicidi volontari sono reati compiuti marginalmente sul totale, con valori percentuali più bassi rispetto ai detenuti italiani; pure le violenze sessuali sono al di sotto della media, al contrario di ciò che la maggior parte dei mass media vorrebbe farci credere. Rispetto agli italiani, qualche furto in più, ma meno estorsioni e rapine, che sono reati più gravi. La rapina implica la presenze del rapinato: è più grave, spesso un progetto di un gruppo organizzato di persone.

Provenienza

La maggior parte dei detenuti stranieri è africana (54%), quota leggermente in diminuzione, o proveniente da altri paesi europei (31%), leggermente in aumento.
Si tratta soprattutto, tra i maschi, di marocchini (22%), tunisini (16%, in diminuzione), albanesi (15%, leggermente in diminuzione), algerini (leggermente in aumento), ex-jugoslavi (leggermente in aumento), rumeni (molto in aumento).
Tra le donne si hanno molte più differenze tra presenze ed ingressi. Le presenze sono soprattutto d’altri paesi europei, in forte aumento, e di paesi americani –soprattutto colombiane.

Posizione giuridica

Gli stranieri in carcere, non avendo residenza, sono esclusi da tutte le misure alternative alla detenzione. Prima della permanenza in carcere non possono usufruire della legge Simeone-Saraceni. Durante non possono tornare al loro domicilio. Alla fine, non possono chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali, a sostituzione degli ultimi tempi in carcere, o un
lavoro esterno. Per tutto ciò c’è bisogno di un domicilio, di documenti in regola. Se le norme venissero attuate senza discriminazioni tra stranieri ed italiani le differenze tra condannati e detenuti sarebbero senz’altro minori. Che gli stranieri stiano sempre più in carcere è un dato, che ci siano tra gli stranieri ci siano sempre più delinquenti è un altro conto.

La situazione dei minori

Per quanto riguarda i minori, in Italia abbiamo al solito una legislazione molto avanzata a livello di leggi, che prevede tutele e diritti. Non ultimi i Diritti del Fanciullo della convenzione di New York. Ridurre in situazione detentiva un minore è molto raro ed accade per i casi estremi.
L’obiettivo è quanto più possibile correggere il deviante, tanto più se minore.
Non si riesce però ad applicare il principio di rieducazione al giovane straniero. Gli italiani vengono denunciati tre volte tanto ma entrano in centri di accoglienza più italiani che stranieri: i giovani stranieri hanno una possibilità tre volte quella degli italiani di finire in centri d’accoglienza, da
dove possono poi essere rispediti a casa o portati in carceri minorili come il Beccaria.
Per di più, poi, tante volte l’avvocato d’ufficio del minore straniero accusato è in realtà dalla parte della famiglia italiana, non esercita bene la sua professione. Avvocati d’ufficio spesso non preparati sul caso, che patteggiano pene superiori addirittura a quello che il minore difeso prenderebbe in caso di condanna, come risulta da casi reali.

http://www.cestim.it/sezioni/tesi/tesi_menonna.pdf
Menonna Alessio

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.