L’Esperto in mediazione al lavoro.

Una volta individuate queste persone in situazione di svantaggio e analizzata la loro situazione, l’esperto in mediazione al lavoro funge da “ponte” tra i suoi assistiti e le aziende in cui è possibile collocarli.
In particolare tale figura dovrà tenere conto sia dei bisogni della persona che di quelli delle imprese, oltre che delle risorse che entrambi sono in grado di mettere in campo, con l’obiettivo di farli incontrare in maniera soddisfacente.

La prima attività a cui si dedica l’esperto è rilevare i reali bisogni e le caratteristiche del suo assistito, individuando le opportunità e le difficoltà legate al suo profilo sociale e clinico.
Questo viene fatto attraverso un colloquio approfondito e mirato, la valutazione delle competenze possedute e dell’opportunità di intraprendere un percorso formativo.

Una volta definito il profilo, l’esperto guarda al mercato del lavoro, studiandone le richieste e verificando le esigenze mostrate dalle varie aziende.

Fase culminante del suo lavoro è l’individuazione di una soluzione positiva per il suo assistito.

Da ciò si evince che l’esperto è responsabile dell’intero processo di servizio verso il cliente.

Punto cruciale delle attività di questa figura è, quindi, la realizzazione di un servizio completo e non la mera esecuzione di singole attività.

L’esperto in mediazione al lavoro può operare sia individualmente ed autonomamente che in équipe; partecipa alle attività di gruppi multidisciplinari, siano essi interni o esterni all’organizzazione, raccogliendo tutte le informazioni necessarie e valutando sia limiti e risorse degli utenti che dovrà inserire nel mondo del lavoro, oltre che del contesto lavorativo di riferimento.
Nello specifico, lavora per e con le organizzazioni che si occupano di soggetti svantaggiati, dalle quali raccoglie tutte le informazioni sulle risorse e sulle politiche del territorio, sulla legislazione vigente, sulla normativa dei contratti di lavoro, sulle opportunità lavorative esistenti, ecc.
collabora, inoltre, con le varie figure professionali (assistenti sociali, educatori, psicologi, operatori di comunità, ecc.) che lavorano nelle strutture per analizzare dettagliatamente i vari casi.
Infine, ha contatti con chi, all’interno delle aziende, si occupa della selezione e della gestione delle risorse umane, con i quali determina i fabbisogni aziendali e valuta il ruolo professionale più adatto al suo assistito.
Durante il percorso di inserimento lavorativo, acquisisce dai referenti aziendali le informazioni necessarie per una attività di monitoraggio e di valutazione.

Dunque, da quanto detto si evince che l’esperto in mediazione al lavoro può operare in contesti diversi, quindi, non semplicemente o unicamente all’interno di strutture che erogano servizi sociali o in organizzazioni no-profit, anche se questi costituiscono i settori ideali in cui inserirsi, ma anche in organizzazioni legate al mercato del lavoro e all’aiuto del inserimento/reinserimento lavorativo, quali: Centri per l’impiego, Agenzie del Lavoro, Agenzie interinali, ecc., le quali hanno aree specifiche di inserimento professionale di persone svantaggiate.

Le conoscenze che occorre possedere per ricoprire tale ruolo riguardano in particolare la sociologia del lavoro, dell’organizzazione e delle professioni.
E’ opportuno avere conoscenze di psicologia generale, sociale e di comunità, in modo da poter interagire efficacemente con le utenze, in quanto queste presentano delle specifiche peculiarità.
A queste va aggiunta una buona conoscenza legislativa, in riferimento ai soggetti svantaggiati (le leggi che li tutelano) e alle imprese, (incentivi ed eventuali fondi che le sostengano nell’adattamento del luogo di lavoro alle esigenze, ad esempio dei disabili).
Occorre, infine, padroneggiare tecniche e metodologie specifiche: quali la conduzione delle interviste, le tecniche del colloquio, somministrazione di test psico-attitudinali, tecniche di comunicazione e negoziazione, bilancio delle competenze, analisi del territorio, ecc.

Le attività che fanno capo a tale figura sono complesse ed è, per tale motivo, indispensabile che alle conoscenze e competenze necessarie per svolgere tale funzioni si uniscano specifici tratti della personalità. In particolare: interessi, attitudini, valori devono sposarsi con la natura della professione. Per cui occorre essere fortemente orientati ad intervenire in favore dei soggetti in difficoltà, ma con uno spirito costruttivo, proattivo e decisionale più marcato rispetto alle altre figure operanti nel sociale, perché il suo compito non è di assistenza affettiva o psicologica, ma di reale contributo all’inserimento/reinserimento lavorativo dei suoi assistiti.

È da ricordare che nel quadro della riforma del mercato del lavoro il legislatore ha messo in rilievo la risoluzione del problema dell’inserimento lavorativo delle categorie svantaggiate.
La Legge 68/99 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” punta proprio al collocamento mirato tramite la realizzazione di progetti personalizzati che valorizzino lo sviluppo professionale individuale e la piena integrazione del soggetto disabile.
In quest’ottica viene dato un ruolo preminente alle cooperative sociali (art. 12), a cui viene attribuita la funzione di “preparazione” del disabile all’inserimento lavorativo.

A cura della dott.ssa Micaela Desiderio

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.