La figura dell’educatore professionale – Agata Vignes

Il punto di partenza è infatti, un decreto pubblicato sulla G.U. della Repubblica Italiana n. 98, del 24 aprile 1999; il decreto è denominato 8 ottobre 1998, n. 520 ed ha come titolo Regolamento recante norme per l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’educatore professionale, ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. (GU n. 98 del 28-4-1999). Alla data odierna questo è l’unico Decreto identificativo della figura professionale, non essendo ancora stati pubblicati i decreti sul profilo sociale, previsti dalla Legge 328/00 ed sul profilo socio sanitario previsto dalla legge 229/99.
Il Ministero della Sanità avendo per primo definito la figura dell’Educatore Professionale, come una figura sociale e sanitaria proprio con il decreto 520/98, ha fatto la scelta di non riconoscere il titolo di studio conseguito presso la Facoltà di Scienze dell’educazione tra quelli come “abilitanti” all’esercizio della professione di Educatore Professionale nella sanità pubblica. Questo si traduce nel fatto che nei concorsi pubblici delle Aziende Sanitarie Locali il titolo di educatore professionale conseguito mediante laurea non e’ contemplato tra quelli ammessi. Tale decreto apre dunque una prima problematica che limita di molto l’accesso dei laureati in Scienze dell’educazione nell’ambito lavorativo rispondente al loro indirizzo di studi, recante appunto il nome di “educatore professionale”.
Una risposta che si dà agli studenti è quella di non demoralizzarsi in vista di possibili assunzioni nell’ambito sociale. Si tratta però di una risposta che non risolve il problema, anzi evidenzia altri aspetti inquietanti. Il primo è quello connesso alla non definizione precisa, anche in questo ambito, della figura dell’educatore. Il secondo si pone come conseguenza del primo. Proprio questa mancata definizione, porta spesso ad una comparazione in termini di ruolo, mansioni, retribuzione degli educatori professionali laureati in Scienze dell’educazione con tante altre figure tipo l’operatore socio- assistenziale che ha raggiunto tale qualifica attraverso un corso di due anni.
Si riscontra, infatti, una notevole divaricazione tra una domanda crescente, nella società, di azione educativa e pedagogica e la posizione della figura dell’educatore professionale in una situazione di sostanziale debolezza nel quadro delle professioni sociali. E’ una situazione, questa, che non riguarda solamente chi dovrà inserirsi nei servizi, ma anche (paradossalmente) molti di coloro che già si sono collocati nel mondo del lavoro, in condizioni sovente di precarietà ed incertezza.
Queste considerazioni rilanciano in modo rilevante l’esigenza di una seria riflessione sulla figura dell’educatore: sul perché egli debba esistere, per chi, per quali bisogni, per quale modello di lavoro sociale, per quale sistema dei servizi, per quale futuro impiego (ambiti, soggetti e contesti organizzativi). ). In tal ottica la Regione Campania, nel quadro delle ridefinizioni delle professioni sociali sembra essere in netto ritardo consegnando ai nostri occhi l’immagine degli educatori come un “nuovo popolo curdo errante”, alla ricerca dei propri territori per cui è stato formato e a cui si sente di appartenere.

Agata Vignes – laureanda in Scienze dell’ educazione-Salerno

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.