La criminalità nei grandi centri urbani

La conoscenza sempre più approfondita dei contesti sociali esistenti, degli attuali assetti istituzionali e dei diversi ruoli svolti dai vari soggetti coinvolti nella soluzione dei problemi attinenti la prevenzione della criminalità e la sicurezza, può fornire utili elementi di giudizio per adottare politiche di controllo sociale più adeguate e per meglio valutare l’efficacia ed i risultati di tali politiche.
Per effetto della aumentata percezione del rischio di criminalità e dei fenomeni di degrado urbano, avvertita dalla cittadinanza (percezione questa che può anche prescindere dal reale andamento della criminalità), in particolare negli ultimi tempi, sempre più spesso, i rappresentanti dei poteri locali sono stati investiti da svariate istanze provenienti da singoli cittadini e da associazioni di categoria per quanto riguarda i temi della sicurezza urbana e della prevenzione; ciò ha posto in evidenza la necessità di un adeguamento delle strategie e delle metodologie operative in un’ottica di costante cooperazione tra organismi centrali e locali.
Sono, in generale, i grandi agglomerati urbani a presentare i livelli più alti di criminalità e ciò è causato sia dalle maggiori opportunità di commettere reati sia dalla minore efficacia del controllo sociale. Talvolta, però, nello sviluppo della criminalità, vengono ad incidere anche altri fattori ambientali non sempre riconducibili alle dimensioni dell’insediamento urbano.
Già a partire dalle origini, l’impostazione delle politiche di sicurezza da parte delle amministrazioni locali interessate si è avvalsa dell’uso dei dati disponibili derivanti dalle statistiche della delittuosità e della criminalità.
Un primo approccio di analisi territoriale è stato appunto il fenomeno della criminalità minorile in quanto esso si caratterizza per il forte accentramento nei grandi centri urbani e nelle zone limitrofe; nelle cinque realtà territoriali prese in considerazione, Torino, Milano, Roma, Napoli, Palermo, si concentra ben un quinto dei minorenni complessivamente denunciati e tale quota, raggiunge oltre un terzo se si fa riferimento alle rispettive dimensioni territoriali e provinciali.
C’è da considerare che, una più dettagliata conoscenza della criminalità giovanile a livello locale, è quanto mai necessaria, per favorire una maggiore integrazione e sinergia tra le strutture giudiziarie minorili e la comunità esterna, attraverso i servizi di assistenza degli enti locali, i privati, le associazioni di volontariato ecc., al fine di garantire al minore il mantenimento dei processi formativi ed il reinserimento sociale.
Il quadro generale che emerge dalla lettura dei dati è quello di una criminalità minorile dedita, in maggioranza, alla commissione di delitti contro il patrimonio (furti, rapine, danneggiamenti, ecc.), caratterizzata da una significativa componente femminile e ancora di più da una massiccia presenza di stranieri.
È però possibile, scendendo ad un’analisi più particolareggiata, evidenziare interessanti specificità di manifestazione del fenomeno nell’ambito delle singole realtà territoriali esaminate; specificità queste che portano, in particolare per talune caratteristiche, quasi a tracciare una linea di demarcazione tra i contesti minorili rinvenibili nelle città del Nord rispetto a quelle del Mezzogiorno; sotto tale aspetto, tra l’altro si rileva che nelle città del Nord, la criminalità minorile è, per la maggior parte , del tipo “importato” cioè formata di soggetti non residenti nel luogo di commesso delitto, mentre tale circostanza non è riscontrabile, anche per effetto di una ridotta presenza di minorenni stranieri, nelle altre città prese in considerazione.
Un ulteriore contributo di conoscenza42 sui principali aspetti di un problema, quale risulta quello della devianza minorile, che costantemente viene posto all’attenzione dell’opinione pubblica anche per effetto del manifestarsi di comportamenti, posti in essere da minorenni, che si traducono in forme di violenza ed efferatezza senza dubbio allarmanti e non facilmente spiegabili.
Il susseguirsi di inquietanti episodi di criminalità minorile, in effetti ha posto attualmente l’esigenza di prevedere ulteriori interventi normativi che, con l’intento di offrire risposte più appropriate alla evoluzione più recente del fenomeno, dovrebbero apportare sostanziali modifiche e correttivi all’attuale assetto ordina mentale della giustizia penale minorile.

Dott.ssa Daniela Iacono – sociologa

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.