1° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’ Infanzia e della Preadolescenza

Il 1° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’ Infanzia e della Preadolescenza in Italia esplora l’ oggetto di studio senza pretendere di arrivare a descrizone conclusive, invita più che altro a fermare l’ attenzione su temi troppo spesso trascurati.
E’ un invito all’ ascolto, alla presenza, un richiamo alla volontà di comprendere il vissuto del bambino. Non si tratta solo dei non rari vissuti drammatici, ma di infinite quotidianità di cui si compone la vita di adulti e bambini.
Il Rapporto ha una cadenza annuale:l’ obiettivo è quello di tenere aperta la finestra sulla condiizone dei bambini e quindi degli adulti.
Per “Capire” il bambino nella società attuale e nel nostro Paese è necessario partire da una seria analisi di contesti sociali ed istituzionali sempre più diversificati e instabili.Si pensi ad esempio, alla famiglia nella quale gli adulti, sempre con maggior difficoltà, faticano ad accettare il loro ruolo di genitori.
Lo sviluppo e la socializzazione precoce dei bambini rendono necessarie una ridefinizione del percorso di formazione degli adulti al ruolo genitoriale, ma anche l’ ideazione e l’ impletazione di strumenti di aiuto e di prevenzione di tutte le forme di inadeguatezza e di trascuratezza nella cura dei bambini, specialmente nelle prime fasi della loro crescita.
Occorre pensare ad un sostegno alla famiglia ed alle competenze genitoriali, partendo dalle differenze individuali e culturali dei soggetti coinvolti ed evitando scelte irrealistiche ed inefficaci.
In una società che tende ad investire sempre meno in risorse sociali per le fasce deboli, è sempre più necessario rendere ogni intervento sostenibile misurandone anche i possibili vantaggi sociali nel medio e nel lungo periodo.
Occorre incrementare la capacità progettuale di nuovi servizi per l’ infanzia e la famiglia,per cercare di accrescere la conoscenza per poter elaborare nell’ immediato le risposte più opportune e adeguate non solo alla dimensione locale, ma anche a quella nazionale ed internazionale.Di fronte ai vari problemi, il bambino e la famiglia utilizzano propri modelli di adattamento. Dal successo di questi modelli dipenderà il livello delle loro future competenze e la capacità di ridurre e controllare il quadro di vulnerabilità.
Quando i compiti legati allo sviluppo personale e familiare vengono svolti in termini armonici e compiuti, il bambino e i genitori possono proseguire la loro crescita all’ interno e all’ esterno della famiglia, arricchiti di nuove capacità e di fiducia.
I fallimenti nell’ adattamento impongono al bambino ed ai suoi genitori di uscire dal normale percorso di crescita e di seguire una traiettoria di sviluppo nella quale il disagio rischia di aumentare.
I bambini che crescono in famiglie disfunzionali non riescono a seguire uno sviluppo equilibrato, rimarranno indietro nello sviluppo del linguaggio e delle relazioni sociali, corrono il rischio di non riuscire negli studi e di dover abbandonare la scuola nei primi anni dell’ adolescenza per diventare , a loro volta come futuri inadeguati genitori.

Il destino di molti bambini, è segnalato da un susseguirsi di fallimenti che aprono una strada che conduce, in molti casi, una volta adolescenti e adulti alla droga, alla prostituzione e alla devianza sociale.
Ma fortunatamente non tutti i bambini vulnerabili che si trovano in una situazione di disagio sono destinati al fallimento.
Attraverso l’ osservazione dei bambini che nonostante il rischio riescono ad avanzare nello sviluppo, possiamo apprendere molte informazioni sulle forze innate, sui fattori protettivi e su ciò che li aiuta a misurarsi con le diverse difficoltà nel percorso della crescita.
Il supporto fornito in ogni fase dello sviluppo e la precoce individuazione delle difficoltà sono più efficaci e più validi per i bambini, la famiglia e la società di quanto non siano i successivi tentativi di recupero e di riabilitazione.
Anche in situazioni di grande difficoltà, come nel caso di bambini che hanno subito per anni abusi e violenze o che hanno evaso l’ obbligo scolastico o sono entrati in un percorso di devianza sociale, le comunità e il supporto terapeutico possono offrire buone opportunità e la speranza di raggiungere un soddisfacente equilibro e la possibilità di futuri successi.
Bisogna dare al bambino la speranza e la capacità di salvarsi la vita.

L’ ASCOLTO

IMPARIAMO AD ASCOLTARE

Nella Convenzione Internazionale dei Diritti del Fanciullo, si evince la rilevanza di una sorta di diritto traversale a tutti gli altri:il diritto all’ ascolto.
ASCOLTARE implica la capacità da parte degli adulti di porsi dal punto di vista del bambino.Questo atteggiamento relazionale di accoglienza è una conquista sociale e culturale verso la quale la nostra società si sta faticosamente avviando.
La necessità di essere ascoltati è riconosciuta come bisogno universale di ogni essere umano;anche il prestare ascolto è una qualità, una capacità umana di cui tutti disponiamo.
Il BISOGNO DI ESSERE ASCOLTATI nasce dall’esigenza di ricevere attenzione, condividere con l’ interlocutore interessi e conoscenze, informazioni.
Comunicando, ascoltando, si trasmettono sentimenti e non solo informazioni;le emozioni sono un aspetto centrale delle relazioni, basti pensare, ad esempio, ai significati che una reazione di collera della madre può suscitare in un bambino.Il rapporto simbiotico esistente tra il feto e la madre durante la gravidanza trova una sorte di continuità nei primi mesi di vita proprio nel sincretismo emotivo:i bambini molto piccoli provano sentimenti di sofferenza simpatica prima di rendersi pienamente conto della propria esistenza come entità separata dalle altre.
A pochi mesi dalla nascita, i bambini reagiscono al turbamento altrui come a un turbamento proprio, ad esempio piangendo alla vista delle lacrime di un altro bambino.
Verso il primo anno di vita , cominciano a rendersi conto che la sofferenza non appartiene a loro.
Il bambino nella famiglia impara come e secondo quali parametri si decodifica ogni nuova esperienza secondo un circuito che prevede un feed-back continuo tra le informazioni, i comportamenti, gli atteggiamneti consapevoli e non.
Si può instaurare un dialogo reciproco anche sulla sintonizzazione degli affetti.Il bambino è dunque attore attivo nella relazione, ciò che differenzia la posizione dei due interlocutori è il ruolo del genitore come colui che deve farsi garante:il genitore può divenire iperprotettivo o assente.
I successi porteranno i bambini e i genitori ad arricchirsi di nuove capacità, i fallimenti possono generare l’ insorgere di rischi.
I bambini cresciuti sani, in famiglie che si prendono cura di loro, acquisiscono i presupposti per ottenere anche maggior succeso a scuola e nella vita sociale.
I bambini trascurati possono riportare danni nello sviluppo del linguaggio, avranno difficoltà nelle relazioni sociali e corrono il rischio di non riuscire negli studi. Ovviamente non tutti i bambini vulnerabili sono destinati al fallimento.
Spesso la prima forma di prevenzione del disagio va ricercata all’ interno del nucleo familiare, in particolare nella valorizzazione delle risorse relazionali.
Comunicare al bambino sicurezza, amore , comprensione è ancora una volta compito dell’ educazione emotiva.

1)L’ASCOLTO E L’ INFANZIA
Secondo Jean Piaget il linguaggio ha origine dallo sviluppo del senso motorio.Si impara prima a comunicare e poi a parlare. Il bambino con il sorriso, il pianto, comunica emozioni, bisogni, conoscenze, usando per l’ appunto modalità non verbali. Da 4-5 mesi è in grado di dirigere i movimenti del braccio verso oggetti vicini e lontani. Il linguaggio verbale emerge gradualmente e la presenza di entrambi i genitori incide molto sul comportamento linguistico.La madre ha una maggiore capacità di adattare il suo linguaggio al livello di abilità del bambino, il padre , invece, tende a delegare alla madre il compito di supervisione e controllo per adottare il ruolo di compagno di giochi.
Nella scuola materna, i bambini si rivolgono ai coatanei, al contrario di quelli dell’ asilo nido che si rivolgono agli adulti.
Un fattore che può influenzare l’ interazione è il sesso dei bambini:le femmine parlano meglio e di più rispetto ai maschi,le bambine adottano uno stile cooperativo, i maschietti uno stile orientato all’ affermazione di sè e del proprio ruolo.
Molto spesso la difficoltà nell’ apprendimento è collegata al contesto socio-ambientale in cui il bambino vive,alla difficoltà linguistica e alla mancanza di ascolto.
L’ ascolto deve essere la parola chiave.

2)L’ ASCOLTO PER TUTELARE L’ INFANZIA

I bambini hanno diritto alla vita, alla protezione , alle cure necessarie , al benessere, alla salute, ai servizi sanitari e di assistenza , il diritto al gioco , al riposo e al divertimento, alla riservatezza, alla propria cultura , alla non discriminazione, il diritto all’ informazione e all’ ascolto , il diritto di opinione , la libertà di pensiero e di espressione , il diritto alla libertà di associazione e di riunione.
La società, purtroppo, oggi, ha travolto e strumentalizzato l’ immagine dell’ infanzia.
Perchè il bambino sia al centro di ogni cura occorre saperlo ascoltare, comprenderlo, entrare in empatia e quindi capire il punto di vista del bambino.Il bambino , così facendo, si sente ascoltato, compreso, accompagnato, seguito e stimolato a proseguire lo scambio relazionale e comunicativo.
I genitori sono spesso impreparati, non hanno disponibilità di tempo da dedicare all’ ascolto.

3)EDUCARE ALL’ ASCOLTO E ALLA COMPRENSIONE DEL LINGUAGGIO INFANTILE DELLE EMOZIONI

Il linguaggio infantile è soprattutto linguaggio delle emozioni. L’ immagine del bambino che ciascuno ha avuto fino ad oggi, è stata costruita tenendo separato il mondo dell’ adulto. Fino agli anni Cinquanta, il bambino era definito in base alle condizioni socio culturali in cui viveva;a poco a poco si è cominciato a considerarlo come individuo, dotato di capacità interattive e di creatività.Educare ascoltando, significa soprattutto interpretare il messaggio.Se guardiamo alla vita del bambino nei primissimi anni di vita, constatiamo che tutto l’ apprendimento è basato sull’ imitazione di quanto egli osserva.L’ adulto genitore si rende conto che non può delegare ad altri il processo educativo che accompagna la crescita del bambino.Si cerca così il confronto sui propri errori , si conosce e si esplora il mondo infantile.

4)EDUCAZIONE ALL’ ASCOLTO DELLE DIFFERENZE CULTURALI

Le correnti di immigrazione che interessano il nostro Paese pongono il problema della capacità di ascolto delle differenze culturali.Il Testo Unico sottolinea che la comunità scolastica deve accogliere le differenze linguistiche e culturali come valori da porre a fondamento del reciproco rispetto, dello scambio tra le culture e della tolleranza:a tal fine promuove e favorisce iniziative volte all’ accoglienza, alla tutela della cultura, della lingua di origine e alla realizzazione di attività interculturali comuni.
La conoscenza della lingua straniera è uno strumento importante per attraversare le diversità culturali.

5)S.O.S DEVIANZA

La devianza minorile appare come un fenomeno assai complesso,alla base ci sono approcci monofattoriali che semplificano una realtà in cui vengono coivolte una vasta gamma di variabili che influenzano la condotta deviante stessa.Il mondo adulto, tende ad attribuire alla devianza minorile solo cause di tipo sociale, ma queste si vanno a sommare alle cause personali, spesso trascurate.
Alla base dell’ attività deviante sembrano esserci una serie di componenti sociali, ambientali, familiari, scolastiche ed individuali che concorrono all’ assunzione del comportamento deviante da parte di quei ragazzi che ancora mancano di una capacità di volere che permetta loro di determinarsi autonomamente.
Per diminuire i rischi conseguenti all’ insorgere delle difficoltà, occorre radicarsi su una accentuazione dell’ intervento sia di tipo promozionale che preventivo.
E’ necessario combattere i fenomeni di espulsione, abbandono e selezione della scuola, poichè la qualità dell’ intervento formativo è condizione necessaria per l’ efficacia della prevenzione di ogni atteggiamento illegale e criminoso.

6)L’ ASCOLTO DEL BAMBINO

In questa parte del rapporto viene analizzato l’ ascolto del bambino nei procedimenti giudiziari che lo vedano, spesso, vittima di abusi sessuali.
Le sue limitate capacità linguistiche e di logica gli impediscono una comunicazione a tutti i livelli,mentre bisogni perosnali , emozioni, aspettative sociali possono influenzare su ciò che ricorda.Per agevolare la testimonianza del bambino fino ai 16 anni, la legge ha previsto la cosidetta “audizione protetta”, fatta in un astanza, affiancato ad un esperto in aiuto del presidente.La procedura prevede anche l’ uso di un videoregistratore e di citofono interno, tale da consentire un intervento in tempo reale sullo svolgimento dell’ atto.
In un’ altra stanza,oltre allo specchio, vi sono tutti gli altri soggetti interessati al processo,imputato incluso. Le domande del presidente vengono poste tramite citofono interno all’ esperto, il quale le trasmette al minore con un linguaggio comprensibile e adeguato all’ età.
Perchè il trauma dell’ audizione si riduca al massimo,vi sono tecniche di intervista codificate. La “Validation ” che cerca di capire se c’è stato l’ abuso, raccoglie informazioni sullo sviluppo emotivo, cogniitvo e relazionale del bambino, studiando la sua capacità di comunicazione e vagliando le eventuali motivazioni a mentire. Le “Anatomical Dolls”, bambole provviste di dettagli anatomici che sembrano mettere i bambini a proprio agio nel racconto , la “Step-wise interview”, che si basa su una serie di passaggi sequenziali e infine “l’ intervista cognitiva”, il metodo più completo e testato che si pone come alternativa ad un interrogatorio standard.

Il Centro Nazionale di Ascolto di Telefono Azzurro:Dagli Aspetti tecnologici alla consulenza
Una delle attività primarie di Telefono AZZURRO è quella di offrire consulenza psicopedagogica telefonica ai minori in difficoltà e ad adulti che segnalano situazioni riguardanti i minori .Il servizio di risposta telefonica di Telefono Azzurro si articola su due linee, una destinata ai minori di 14 anni 19696 e una per adolescenti e adulti 199.151515 e su una serie di livelli che vanno dalla semplice accoglienza della chiamata alla sua gestione. Ad un primo livello, la chiamata viene accolta da un messaggio in cui vengono fornite alcune informazioni sul servizio offerto da Telefono AZZURRO. Molte di queste chiamate si chiudono spontaneamente al termine del messaggio in quanto spesso il chiamante ha come necessità primaria, quella di ottenere una rassicurazione che Telefono Azzurro fornisce. Le chiamate non chiuse spontaneamente vengono trasferite al secondo livello di accoglienza dove rispondono volontari che collaborano al progetto “filtro telefonico” con l’ obiettivo di effettuare una prima lettura del bisogno espresso dal chiamante e trasferire la chiamata al livello successivo, cioè all’ operatore professionista, il quale accoglie la telefonata ed effettua la consulenza richiesta attraverso altre fasi quali:Accoglienza e analisi della richiesta del chiamante,Descrizione del problema da parte dell’ utente , Ridefinizione del problema di co-costruzione di nuovi significati e di interventi , Restituzione finale e accordo.

Un osservatorio nazionale sul maltrattamento all’ infanzia:Il Telefono Azzurro.

Sia la linea gratuita che quella istituzionale sono attive 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’ anno e ricevono telefonate da tutto il territorio nazionale.
Fortunatamente non tutte le richieste pervenute si riferiscono a problematiche di gravi entità, ma bisogni secondari e richieste di vario tipo che non necessitano di una vera e propria consulenza di tipo psicologico. L’ elaborazione dei dati rilevanti mediante le schede compilate dagli operatori di Telefono Azzurro durante le consulenze effettuate, consentano di tracciare un profilo di chi si rivolge alle linee telefoniche di aiuto , sia prendendo in considerazione le caratteristiche personali, il nucleo familiare di appartenenza e l’ area geografica di provenienza, sia di soffermarsi sulle problematiche riferite nel corso della chiamata.
Fra le problematiche maggiormente riscontrate da Telefono Azzurro figurano al primo posto i problemi relazionali con i genitori, seguiti da casi di abusi fisici, da casi nei quali si cerca di superare i problemi conseguenti alla separazione dei genitori e difficoltà di rapporto con i propri coetanei.

Telefono Azzurro :I nuovi progetti di intervento territoriale

Il Centro “G. Fregosi “- Tetto AZZURRO è stato istituito per volontà dell’ Amministrazione provinciale di Roma e affidato alla gestione di Telefono Azzurro, con la collaborazione di esperti dell’ Università “La Sapienza “ di Roma .Il centro si propone di offrire sul territorio di Roma e provincia un servizio di secondo livello unico ed innovativo per gli operatori sociali dei Servizi e delle Istituzioni che operano nell’ area minorile relativamente alla formazione, l’ aggiornamento, la consulenza, il trattamento, la documentazione tecnico-scientifica sull’ abuso all’ infanzia. Per promuovere interventi di rete fra Istituzioni e Servizi, sono stati offerti ulteriori servizi :
Servizio di sportello e Segreteria Sociale:si propone di fornire uno spazio di ascolto, consulenza e orientamento a operatori, genitori, insegnanti , bambini e adolescenti che vivono in forma diretta o indiretta l’ esperienza dell’ abuso e del maltrattamento.
Servizio di Pronta Accoglienza Residenziale :offre una risposta di accoglienza residenziale a carattere temporaneo ,per un massimo di quattro posti, per minori di età 0-12, che si trovano in uno stato di abbandono, maltrattamento psicofisico, abuso sessuale o inadeguatezza genitoriale ed educativa.
Servizio di Spazio Neutro:si occupa di ascoltare il minore 0-16 anni, che si trova in situazioni di abuso sessuale secondo le modalità dell’ audizione protetta; di fornire incontri protetti a seguito di provvedimento dell’ autorità giudiziaria tra il minore maltrattato e /o abusato sessualmente e figure di riferimento affettivo.
Servizio Diagnosi e Trattamento:offre un servizio di diagnosi e di orientamento al trattamento individuale e familiare a situazioni di abuso e maltrattamento di minori segnalati dalla Magistratura e/o dai Servizi del territorio Provinciale.
Servizio di Formazione:offre formazione permanente e congiunta per gli operatori della provincia che si occupano delle problematiche connesse all’ abuso dei minori attraverso l’ acquisizione , il mantenimento e l’ aumento delle competenze specialistiche richieste dalla complessità del lavoro svolto, la costituzione e lo sviluppo di servizi integrati competenti e idonei ad intervenire sui casi di maltrattamento.
I Centri territoriali : il Centro territoriale individua i referenti più idonei inserendosi così come un tassello nel percorso che va dalla consulenza telefonica effettuata dall’ operatore del Call center al passaggio del caso alle agenzie territoriali. Il Centro Territoriale è inoltre impegnato a promuovere attività di sensibilizzazione e formazione.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.