Bullismo: L’impegno del sistema educativo

Si è così introdotta nelle scuole una serie di ‘educazioni qualificate’, che hanno fatto seguito alla tradizionale educazione civica e risultano di regola trasversali alle discipline vere e proprie, che sono invece dotate di un proprio statuto e risultano inserite nei programmi con proprie tabelle orario.
La frequente invocazione e diffusione delle educazioni qualificate offre validi argomenti per affermare la complessa funzione educativa della scuola e per contrastare le tesi di coloro che vorrebbero ridurla nell’ambito della sola ‘istruzione’, intesa come mera trasmissione delle conoscenze, senza pretese educative.
Così, rispetto ai fenomeni del razzismo e dell’intolleranza, in tutte le loro manifestazioni, si è costruito, attraverso l’elaborazione di un ventennio, il sistema dell’educazione interculturale , che si collega all’educazione ai diritti dell’uomo.
Rispetto al fenomeno della tossicodipendenza, si è proposta l’educazione alla salute, che può valere anche per contrastare il bullismo. .
Rispetto ai fenomeni della mafia e della criminalità diffusa, si è proposta l’educazione alla legalità, che può valere anch’essa per contrastare il bullismo .

Rispetto al fenomeno del bullismo, si sono richiamate l’educazione alla legalità e l’educazione alla salute e si è proposta, nella riflessione degli studiosi, l’educazione ai sentimenti, insieme con altri approcci e tecniche educative

Dall’educazione civica all’educazione alla cittadinanza

Il ‘manifesto’ dell’educazione civica nella nostra scuola democratica, dopo la parentesi fascista, è contenuto nelle ‘premesse’ del d. p. r. 13 giugno 1958,n. 585, concernente l’introduzione dei ‘programmi per l’insegnamento dell’educazione civica’ negli istituti e scuole di istruzione secondaria e artistica.

Con l’educazione civica si intende promuovere i valori che riguardano la sfera della vita collettiva e presiedono alla vita associata. A tal fine , secondo il decreto in discorso, soccorre in primo luogo “la stessa organizzazione della vita scolastica, come viva esperienza di rapporti sociali e pratico esercizio di diritti e doveri, anche con esperienze di gruppi di lavoro per inchieste e ricerche di ambiente”. Si rileva, poi, che l’educazione civica “deve essere presente in ogni insegnamento”; tuttavia, “può accadere che l’allievo concluda il proprio ciclo scolastico senza che abbia piegato la mente a riflettere, con organica meditazione, sui problemi della persona umana, della libertà, della famiglia, della comunità, della dinamica internazionale”. Per consentire tale riflessione, il decreto attribuisce all’educazione civica uno specifico quadro didattico, con proprio programma e orario e prevede il suo affidamento a un insegnante in particolare.

Al riguardo il testo osserva che, se è vero che “il campo dell’educazione civica non può essere delimitato dalle nozioni”, è anche vero che “essa si giova di un costante riferimento alla Costituzione della Repubblica, che rappresenta il culmine della nostra attuale esperienza storica, e nei cui principi fondamentali si esprimono i valori morali che integrano la trama spirituale della nostra civile convivenza”.
Il compito specifico del c. d. ‘insegnamento’ dell’educazione civica è affidato al docente di storia, in quanto “l’aspetto più umano della storia, quello del travaglio di tante genti per conquistare condizioni di vita e statuti degni della persona umana, offre lo spunto più diretto e efficace per la trattazione dei temi di educazione civica”.

I programmi del ’58 si riferivano inizialmente a tutta la scuola secondaria; in seguito l’educazione civica venne riproposta distintamente per la scuola media nell’ambito dei relativi programmi del 1979. Questo testo riprende, in materia, l’impianto dei programmi del ’58, così precisandolo: “L’educazione civica, intesa come finalità essenziale dell’azione formativa della scuola, esige il responsabile impegno di tutti i docenti e la convergenza educativa di tutte le discipline e di ogni aspetto della vita scolastica. Essa è, pertanto, un grande campo di raccordo culturale, interdisciplinare, che ha anche i suoi contenuti specifici rappresentati dalle informazioni sulle forme e sulle caratteristiche principali della vita sociale e politica del Paese e che richiede interventi coordinati del consiglio di classe intesi a far maturare la coscienza delle responsabilità morali, civili, politiche, sociali, personali e comunitarie, di fronte ai problemi dell’umanità, nel contesto sociale italiano, europeo, mondiale e, quindi, a far acquisire comportamenti civilmente e socialmente responsabili”.

Il testo afferma poi che l’educazione civica , “quale specifica materia di …..insegnamento ha come oggetto di apprendimento le regole fondamentali della convivenza civile” ed è affidata “al docente di materie letterarie per la riconosciuta opportunità di sviluppare la trattazione dei suoi contenuti specifici in costante correlazione con l’insegnamento della storia”.
In sostanza, si riproduceva, per la scuola media, la fondamentale bivalenza dell’educazione civica, come promozione di comportamenti civici, mediante una convergenza educativa delle discipline ed anche attraverso l’esperienza nella vita della scuola, nonchè come specifico insegnamento, ancorato alla Costituzione e ai suoi valori e affidato a un docente in particolare.
Nello stesso ordine di idee, i programmi per la scuola elementare del 1985 proponevano, nella parte generale, una educazione alla convivenza democratica, chiarendo che “la formazione al confronto con gli altri, allo spirito critico, alla convivenza democratica” costituisce “un obiettivo e un metodo comune a tutti gli insegnamenti” e inserivano negli studi sociali i contenuti assegnati tradizionalmente all’insegnamento specifico dell’educazione civica.
Agli inizi del 1996, il documento ministeriale ‘Nuove dimensioni formative, educazione civica e cultura costituzionale’, elaborato da una Commissione di esperti presieduta dal Sottosegretario di Stato Luciano Corradini, proponeva la riconduzione unitaria di molte educazioni nell’alveo di un’educazione civica imperniata sui valori della nostra Costituzione e ampliata anche nella dimensione interculturale e internazionale.

Il testo rileva che “i cataloghi di bisogni/valori/diritti che norme e documenti internazionali propongono come condizioni per la vita umana e come guide e criteri per l’azione educativa, anche nella scuola, sono riconducibili all’educazione alla democrazia e ai diritti umani, in particolare alla libertà, alla giustizia, al lavoro, alla legalità, alla pace, allo sviluppo, alla salute, alla solidarietà, alla sicurezza, alla sessualità, al senso (della vita), alla scienza, allo studio, all’identità, all’intercultura, all’ambiente, all’alimentazione, alla famiglia, alla nazione, all’Europa, al Mondo”.

Tutti questi motivi – aggiunge il testo – “trovano una formulazione e un livello di realtà istituzionale dotato di particolare intensità concettuale e di efficacia operativa nella Costituzione italiana”. Infatti, “in un panorama composito, in cui sorgono nello stesso mondo giovanile nuove domande e nuove risposte di senso, di legalità e di solidarietà, la Costituzione è una specie di giacimento etico, politico e culturale per lo più sconosciuto, che possiede la singolare caratteristica di fondere in una visione unitaria i diritti umani e l’identità nazionale, l’articolazione autonomistica e l’apertura sopranazionale”.
Nel corso della tredicesima legislatura e nell’ambito della c. d. ‘riforma Berlinguer’, il progetto di nuovi curricoli per la scuola di base (non entrato in vigore a causa del subentro di una nuova maggioranza politica) introduceva la formazione alla cittadinanza nei termini seguenti: “Ispirarsi deliberatamente, consapevolmente, perfino puntigliosamente nel far vivere nelle scuole i principi fondamentali della Costituzione repubblicana significa per le scuole tutte assumere come obiettivo ultimo, come sovrascopo di ogni apprendimento e insegnamento, la formazione di personalità mature, responsabili, solidali, informate, critiche. La formazione alla cittadinanza non è un’aggiunta posticcia:è il cuore del sistema educativo”. Nella successiva legislatura e nell’ambito della c. d. ‘riforma Moratti’, il decreto legislativo 19.2.2004, n.59, contenente in appendice le ‘indicazioni nazionali’ per i ‘piani di studio personalizzati’nella scuola primaria e secondaria di primo grado, introducevano l’educazione alla convivenza civile, comprendente, a sua volta, le educazioni: ‘alla cittadinanza’; ‘stradale’; ‘ambientale’; ‘alla salute’, ‘alimentare’, ‘all’affettività’. Risultava assai significativo il rilievo, contenuto nelle indicazioni nazionali, che “dentro, o dietro, le ‘educazioni’ che scandiscono l’educazione alla convivenza civile vanno sempre riconosciute le discipline, così come attraverso le discipline non si fa altro che promuovere l’educazione alla convivenza civile e, attraverso questa, nient’altro che l’unica educazione integrale di ciascuno a cui tutta l’attività scolastica e indirizzata”.
Il rilancio dell’educazione alla cittadinanza, secondo la formula ‘Cittadinanza e Costituzione’, avvenuto di recente ad opera della legge 30 ottobre 2008, n. 169 ( c. d. ‘legge Gelmini’) offre all’Amministrazione scolastica l’occasione per dare risposta, nello sviluppo di questo approccio educativo, anche all’invocazione di un intervento di prevenzione e contrasto del bullismo.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.