La prevenzione e il contrasto del bullismo

Il testo rilevava che “i fatti di bullismo e di violenza che hanno interessato anche le nostre scuole, talvolta eccessivamente enfatizzati dai media, configurano un quadro preoccupante, che pone la necessità di fornire alle istituzioni scolastiche ulteriori risorse e strumenti che consentano l’incremento di azioni volte a favorire la piena e concreta realizzazione delle finalità poste a fondamento dell’autonomia scolastica, quali la valorizzazione della persona, la crescita e lo sviluppo educativo, cognitivo e sociale del singolo discente mediante percorsi di apprendimento individualizzati e interconnessi con la realtà sociale del territorio, la cooperazione, la promozione della cultura della legalità e del benessere di bambini e adolescenti”…… “Si deve avere consapevolezza che la prevenzione e il contrasto del bullismo sono azioni di sistema da ricondurre nel quadro complessivo di interventi e di attività generali, nel cui ambito assume un ruolo fondamentale la proposta educativa della scuola”. In coerenza con queste premesse, il Ministro raccomandava l’attivazione di “un rapporto di collaborazione con le altre istituzioni territoriali e agenzie educative in un’ottica di sviluppo di azioni interistituzionali e di sinergia che convergano dentro la scuola”.

Nel richiamare il tema delle sanzioni disciplinari, la direttiva osservava che in ambito scolastico “si deve puntare a condurre colui che ha violato i propri doveri non solo ad assumere consapevolezza del disvalore sociale della propria condotta contra legem, ma anche a porre in essere dei comportamenti volti a ‘riparare’ il danno arrecato”…..”Lo strumento disciplinare si colloca, dunque, in uno spazio intermedio fra l’essenziale momento di formazione/prevenzione e quello del ricorso all’autorità giudiziaria, per fatti di tale gravità da non poter essere risolti con strumenti di natura educativa. In ambito scolastico, infatti, la misura disciplinare, oltre ad un valore sanzionatorio, ha prima di tutto una funzione educativa”.

La direttiva annunciava poi la costituzione di ‘Osservatori regionali permanenti sul bullismo’ presso ciascun Ufficio scolastico regionale e forniva indicazioni in merito ad azioni da intraprendere a livello nazionale e menzionava,infine, una ‘campagna di comunicazione diversificata’, da realizzare per i vari livelli scolastici. Sono da attendere notizie sul seguito avuto da queste iniziative, nella nuova situazione determinatasi nel nostro Paese per effetto dell’alternanza politica,

Per quanto riguarda gli orientamenti dell’attuale Amministrazione scolastica, un quotidiano romano ha pubblicato di recente un’intervista al Ministro della pubblica istruzione, Mariangela Gelmini.

Il Ministro ha affermato che “serve un progetto educativo per battere il bullismo. C’è un lavoro di fondo da fare …. e cioè la valutazione attenta dei comportamenti dei ragazzi. Il ripristino del voto in condotta va proprio in questa direzione. Non serve una concezione arcigna della disciplina, ma una consapevolezza naturale, da parte di tutti, che le regole della civile convivenza vanno trasmesse e fatte rispettare ai cittadini fin dagli anni della scuola”.

Il testo di Franco Cambi e altri ‘Il disagio giovanile nella scuola del terzo millennio’, partendo da un’esperienza dell’IRRE (Istituto regionale di ricerca educativa) del Veneto, raccomanda di coinvolgere la scuola e altre istituzioni in un ‘progetto antibullismo’.

Un primo passo è quello dell’accertamento della situazione esistente, per quanto riguarda il fenomeno del bullismo, nell’ambito che si intende esplorare. Al riguardo soccorrono appositi questionari, dei quali vengono forniti interessanti esempi. Si tratta di uno strumento che può essere più facilmente utilizzato nelle scuole, mentre sono da verificare la sua praticabilità e le modalità di impiego in altri contesti.

Nella ricerca delle specifiche strategie educative utili per prevenire e contrastare il bullismo, si è già fatto riferimento ad alcune esperienze in corso nel campo dell’educazione alla legalità e dell’educazione alla salute, nel quadro delle iniziative dell’Amministrazione scolastica .Per ottenere un quadro più ampio, occorre attingere alle trattazioni degli studiosi.

La c. d. ‘educazione ai sentimenti’.

Gli studiosi richiamano, al fine di contrastare il bullismo, le strategie intese a “potenziare le competenze emotive, sociali e relazionali nella scuola”

A tal fine alcuni testi propongono in primo luogo una educazione ai sentimenti, rilevando che la riflessione sugli stati d’animo propri e altrui permette di incrementare la capacità empatica, cioè la capacità di ‘mettersi nei panni dell’altro’ e condividerne dall’interno i sentimenti e le emozioni.

Nel quadro dell’educazione ai sentimenti si suggeriscono altresì le tecniche del role playing (gioco dei ruoli) e la strategia del lavoro cooperativo in classe, per poi considerare i “modelli di supporto tra pari” e pervenire alla peer education (educazione tra pari).

Altri approcci e ulteriori tecniche educative

Per le scuole si propone in primo luogo, sempre al fine di contrastare il bullismo, un ‘approccio curricolare’, che impegna i docenti di ciascuna disciplina di insegnamento a fornire stimoli ‘letterari’, ‘audiovisivi’, ‘di attualità’, ‘relativi all’ambito storico e geografico’, ‘attinenti alle discipline giuridiche’e ‘attinenti alle discipline scientifiche’.

Sono poi di particolare interesse, anche in vista di un utilizzo al di fuori del contesto scolastico, i suggerimenti riguardanti le letture, le visioni di film, e le attività varie.

Può valere in pari tempo per il contrasto del bullismo e per la lotta al razzismo il c. d. ‘role playing’ (‘gioco dei ruoli’), tecnica assai nota in psicologia, che consente agli individui di assumere determinati ruoli e di darne una libera rappresentazione, per poi introdurre un lavoro di discussione e di elaborazione consapevole di un problema conflittuale.

Altra strategia adattabile al contrasto del bullismo è quella del lavoro cooperativo in classe, in quanto si è accertato che “i bambini maggiormente cooperativi sono meno prepotenti degli altri, più accettati dai compagni e, in generale, con minori difficoltà a livello di relazioni sociali”, mentre “i bulli e le vittime, in particolare, risultano essere meno cooperativi”.

Si tratta di una strategia propria della scuola, oggetto di specifici approfondimenti, ai quali rimandiamo.

Si consigliano, allo stesso tempo, le attività di problem solving, anch’esse note agli operatori scolastici, rilevando che esse, al pari delle esperienze di apprendimento cooperativo, possono favorire la consapevolezza di sé, migliorare le relazioni sociali tra pari e far prendere coscienza di situazioni problematiche.

Un processo strutturato di ‘problem solving’, si osserva, può essere attivato in circoli di qualità.

Un’apposita trattazione è dedicata ai “modelli di supporto tra pari”.

Il modello dell’operatore amico prevede l’attivazione nella classe di un piccolo gruppo di compagni impegnati nel dare supporto agli altri e preparati a tale compito con un’apposita azione formativa. Su scala più ampia si perviene alla peer education (educazione tra pari) con l’impegno di un gruppo di ragazzi che agiscono con intenti educativi nei confronti del gruppo più ampio.

Anche qui si tratta di una strategia propria della scuola, nota agli operatori scolastici. Un modello più specifico riguarda la ‘mediazione dei conflitti tra pari’, con l’impiego di una coppia di alunni -mediatori nelle situazioni di conflitto, che debbono rimanere neutrali, ascoltare con attenzione e aiutare i compagni a trovare soluzioni.

L’idea del ‘supporto tra pari’ risulta recepita da un progetto avviato nel 2006 nel Lazio con il patrocinio della Regione, inteso a formare nell’arco di due anni, con il concorso della ‘Accademia internazionale delle scienze della pace’, quarantamila ‘caschi gialli’, scelti tra i ragazzi che frequentano le scuole elementari e medie, che saranno impiegati per contrastare i fenomeni di bullismo. Si è chiarito che “questo piccolo ‘esercito’, con l’esempio dei propri comportamenti, cercherà di far capire agli altri giovani e agli adulti che la via per la risoluzione di ogni tipo di problema non può mai essere la violenza e la prevaricazione, ma la logica del dialogo, la comprensione e l’amore per la pace”.

Altri testi propongono la discussione su dilemmi come strumento efficace per favorire lo sviluppo morale di soggetti in età evolutiva.

Si propone a piccoli gruppi di alunni una situazione che pone degli interrogativi morali,per invitare gli alunni stessi a pronunciarsi al riguardo ed attivare una discussione. Si ritiene, infatti, che “utilizzare i dilemmi morali attraverso la discussione tra pari permette di incrementare il livello di ragionamento morale, partendo ……. dalla proposizione di valori contrastanti che obbligano i soggetti alla riflessione e alla eventuale rivisitazione della propria posizione morale”.

La situazione di partenza può essere, ad esempio: “Marco, correndo con il motorino, travolge un passante, che resta esamine sulla strada. M., temendo di dover pagare le conseguenze dell’incidente, fugge, senza prestare alcun soccorso alla persona investita”.

Oppure: “Piero, mentre si trova in un ufficio postale, vede che una persona anziana, che ha riscosso la pensione, ha lasciato cadere inavvertitamente una banconota. P., con celere mossa, si appropria del denaro, senza avvisare il pensionato o rincorrerlo per consegnargli la somma”.

Seguono, di regola, le domande: “Come giudichi la condotta del ragazzo? Cosa altro avrebbe potuto e dovuto fare?”.

A volte si introducono delle varianti della situazione di partenza, per chiedere se, in presenza di questi elementi, il giudizio sia diverso.

Ad esempio “Ti trovi nel bel mezzo di un compito in classe molto difficile e il compagno che ti siede accanto approfitta di un momento di disattenzione dell’insegnante per sbirciare sul tuo foglio nel tentativo di copiare quello che tu hai scritto. Per preparare questo compito tu hai studiato con molto impegno e hai rinunciato a gran parte del tuo tempo libero nell’ultima settimana”.

Domande: 1.“Come ti comporti?. Perché?” -2. “Farebbe differenza se il compagno ‘copione’ ti stesse simpatico o antipatico?. Perché?” – 3.”Farebbe differenza se in passato fosse stato lui a lasciarti copiare un compito?. Perché?” .

Il testo di M. A. Zanetti e altri ‘L’alfabeto dei bulli. Prevenire relazioni aggressive nella scuola’, in un paragrafo su ‘I dilemmi’ fornisce una serie convincente di esempi in materia, riferendo anche le risposte ottenute dopo una sperimentazione in classe dei vari dilemmi, per dare assicurazione, in conclusione, di un migliorato clima relazionale per effetto delle iniziative adottate.

A mio avviso, sarebbe anche utile la produzione di giochi elettronici che, invece di dare impulso all’aggressività, riuscissero a promuovere comportamenti di solidarietà (ad esempio proponendo il salvataggio di una persona in pericolo).

Il bullismo e l’opera di prevenzione e contrasto.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.