Educare all’ambiente con le fiabe

Alla periferia di una grande città, nella zona dove sorgevano le più grandi ed inquinanti industrie, viveva Smogomorfo. Un mostro fatto di smog. Nato dall’inquinamento della città, da tutti i fumi delle industrie e dei tubi di scarico delle automobili. Era tutto grigio e puzzolente. Vicino a lui non si poteva respirare!

Smogomorfo aveva bisogno di mangiare tantissima polvere, questo lo rendeva molto denso, come una gelatina, ma molto più pesante. Tuttavia, se non ne avesse mangiato enormi quantità tutti i giorni si sarebbe via, via alleggerito come una nuvola ed infine sarebbe scomparso.

Di solito non si muoveva dalla città. Restava sempre vicino alle industrie, nei luoghi più inquinati, “Ah! Quanta cattiva polvere disgustosa posso respirare, che bellezza!” ridacchiava tutto contento.

Un giorno però successe qualcosa che non aveva previsto.

Una tromba d’aria molto forte lo travolse, trasportandolo lontano. Soffiato via con violenza dal vento, perse molta polvere dal corpo. Venne sballottolato di qua e di là per ore ed ore dalla tromba d’aria. Quando finalmente toccò di nuovo terra era in un posto che non aveva mai visto, ne immaginato. Nessuna puzza nell’aria, nessun grigiore nel cielo e quante piante attorno!

Smogomorfo era finito nel bosco.

Dopo aver aperto gli occhi, li richiuse. Sperava si trattasse di un sogno. Sperava che riaprendo gli occhi avrebbe rivisto la sua inquinata città, ma era davvero nel bosco. A nessuno piace trovarsi lontano da casa in un posto sconosciuto ed inaspettato, nemmeno ad un mostro!

In più Smogomorfo aveva un problema serio da risolvere, stava scomparendo. Per evitarlo aveva bisogno di mangiare polvere e smog! Già, ma dove poteva trovarne in un bosco? Non lo sapeva. Mentre se ne stava rannicchiato ai piedi di un grosso albero, senza quasi rendersene conto, si trovò circondato da un’allegra comitiva di piccoli cuccioli. Poco prima all’arrivo del mostro erano tutti corsi a nascondersi, poi, però la curiosità li spinse ad avvicinarsi, anche perché Smogomorfo era così stanco da apparire inoffensivo. C’era il piccolo leprotto che annusava un po’ infastidito il cattivo odore che emanava il mostro, ormai diventato quasi trasparente. Dietro di lui un cerbiatto sbatteva incredulo le palpebre dei suoi begli occhioni. Anche una piccola volpe era molto incuriosita, come lei un gruppetto di sette fratellini coniglietti. Dai rami degli alberi circostanti un piccolo scoiattolo osservava divertito insieme ad un gruppetto di uccellini. Smogomorfo non sapeva bene di che creature si trattava. Una cosa però gli sembrò chiara. Erano molto giovani e, di sicuro, molto ingenui, se si erano avvicinati così tanto ad un essere sconosciuto e mostruoso come lui! “Questi esserini” pensò tra sé “mi potranno essere utili!”. “Ehm, scusate!” domandò. Alle sue parole, tutti i cuccioli si spaventarono ed indietreggiarono un poco. “No, scusate, non abbiate paura!” continuò “Vorrei solo una piccola informazione”. Dopo qualche momento di silenzio la piccola lepre si guardò attorno e prese la parola a nome di tutti quanti “Ehm, salve, signor…signor..” tentennò, non sapeva davvero che animale fosse! “Mi chiamo Smogomorfo” s’affrettò a dire il mostro. “Si signor Smogomorfo” proseguì il leprotto, “Cosa hai bisogno di sapere?” chiese, mentre tutti gli altri gli si facevano attorno. “Ecco” disse il mostro “Ho bisogno di sapere dove sono e che cosa c’è fuori di qua, insomma se ci sono strade, città, automobili, industrie?” chiese speranzoso. Tutti sobbalzarono al solo sentir nominare automobili e città. Le loro mamme ed i papà gli avevano sempre parlato male di quei luoghi. “Beh” esordì la piccola lepre “Qui siamo nel bosco, per arrivare alla città devi andare via. Laggiù in fondo” disse indicando un folto gruppo di alberi in lontananza “superati quegli alberi, trovi una strada, una grande strada grigia!” e, mentre lo diceva, aprì le zampine per indicare che era una strada davvero molto grande. Smogomorfo sorrise tra sé al pensiero che, su una grande strada, passavano di sicuro tante macchine e questo voleva dire tante cattive polveri di cui si sarebbe potuto nutrire! Per sicurezza si volle informare “Posso sapere se passano delle automobili su quella grande strada che mi dici?” chiese. “Oh si!” risposero tutti in coro. “Devi stare attento, molto attento!” disse la piccola volpe. “Ci sono le macchine brutte e puzzone!” disse uno dei coniglietti. “Se non stai attento ti riducono un frullato!” aggiunse il cerbiatto. Smogomorfo era al settimo cielo dalla felicità. Quella notizia per lui voleva dire che sarebbe riuscito a sopravvivere. Doveva solo raggiungere la grande strada alla fine del bosco. Già, ma come? Ormai era troppo debole per arrivarci. C’era bisogno che qualcuno lo portasse fin laggiù. Oppure, che qualcuno portasse da lui ciò di cui aveva bisogno per tornare in forze, lo smog. “Vedete, miei cari” esordì “Io lavoro nella città, mangio lo smog” disse, “Mangi lo smog?!” gridò incredula la piccola volpe, “Puah! Che schifo!” fecero in coro i sette coniglietti. Tutti indietreggiarono qualche passo. C’era da aver paura di uno che mangia lo smog! “No, non abbiate paura!” disse Smogomorfo, gli era appena venuta in mente un’idea. “Mangio lo smog, è vero. Perché in questo modo ripulisco l’aria! Io porto un servizio a tutti!” dichiarò senza vergogna. Non era affatto vero che ripuliva l’aria, anzi, con la sua sola presenza la impuzzoliva di più! “Allora fai una cosa buona” disse lo scoiattolo che nel frattempo era sceso dall’albero. Smogomorfo rideva tra sé dell’ingenuità di quelle piccole creature tutto soddisfatto. “Allora ti basterà andare sulla strada alla fine del bosco, lì potrai mangiare lo smog e ripulire tutta l’aria!” disse contento il leprotto. “Vedete” iniziò a spiegare Smogomorfo “Ho avuto una brutta avventura” continuò, facendo la vocina lamentosa per impietosirli e farsi aiutare “Sono stato sbattuto quaggiù da una tromba d’aria!” tutti spalancarono gli occhi dalla paura, sapevano bene che si trattava di una cosa molto pericolosa. Quello che non sapevano è che anche il mostro dello smog era un pericolo per loro. “Ora sono molto stanco e senza forze, avrei bisogno del vostro aiuto per raggiungere la strada!” disse con lo sguardo basso per far loro credere di sentirsi in colpa nel fare questa richiesta. “Come facciamo? Tu pesi troppo!” disse il leprotto. Era vero, anche se si era alleggerito al punto da esser quasi trasparente, Smogomorfo era troppo pesante per i cuccioli. Provarono persino a sollevarlo in otto, senza riuscirci. Il mostro però non si diede per vinto, desiderava troppo mangiare smog per sopravvivere e chiese “Potreste andare a prendermi qualche sacco pieno di smog e portarmelo, dopo averlo mangiato potrei alzarmi in piedi ed arrivare da solo alla strada!” disse. I cuccioli erano incerti. Poiché erano molto buoni, avrebbero voluto aiutarlo, al tempo stesso sapevano che era pericoloso e che per questo motivo le loro mamme e i loro papà gli avevano detto di non uscire mai dal bosco. Questa, tuttavia, pareva un’emergenza. Decisero di accettare. “Ti aiuteremo!” disse la piccola lepre a Smogomorfo dopo che il gruppetto si era consultato. Si organizzarono. Sarebbero andati in due con un sacco ed arrivati alla strada avrebbero raccolto lo smog per il mostro. Partirono la piccola volpe ed uno dei coniglietti. Ci voleva un bel po’ per arrivare. Giunti vicino alla strada si impaurirono. Le auto sfrecciavano a gran velocità. “Come faremo a catturare lo smog nel sacco?” chiese timoroso il coniglietto che aveva solo voglia di tornarsene a casa. La volpe si guardò attorno. Si rese conto che poco più avanti le auto si fermavano accanto a degli strani barilotti e che un uomo inseriva un tubo nelle automobili. “Guarda laggiù” disse la piccola volpe indicando con la zampetta un distributore di benzina poco lontano. “Oh!” fece il coniglietto “Ho capito, mentre le auto sono ferme possiamo prendere un po’ di smog!” disse “Esatto!” rispose la volpe. Così proseguirono fino al benzinaio. Si avvicinarono quatti, quatti stando bene attenti a non farsi vedere. Si accorsero che ogni auto aveva dietro un tubo da cui usciva un sacco di smog. Così si avvicinarono con il sacco al tubo per riempirlo. Dopo una, due, tre auto, il sacco era pieno! Potevano fare ritorno. Soddisfatti e molto stanchi giunsero da Smogomorfo. “Che bravi, non so come ringraziarvi!” disse fingendosi gentile. Con un sol boccone svuotò il sacco. Ancora non bastava. Ora però era tardi, i cuccioli dovevano tornare a casa. L’indomani mattina sarebbero tornati ad aiutarlo. Smogomorfo era contrariato, ma non volle darlo a vedere. Era ancora debole ed aveva troppo bisogno di loro. Salutò il gruppetto e si mise a dormire. L’indomani i cuccioli tornarono come promesso. Dalla mattina alla sera partirono a gruppi di due con il sacco per raccogliere lo smog. A sera erano stanchi morti. Tutti i poveri cuccioli avevano fatto almeno un viaggio. La piccola lepre ed uno dei coniglietti ne avevano persino fatti due! Smogomorfo era davvero soddisfatto. I cuccioli erano contenti di avere aiutato una creatura in difficoltà, ma avevano sottovalutato la sua pericolosità! Smogomorfo era tornato in forze e pensò che dopotutto questa sistemazione non era male per lui. Del resto non aveva idea di come fare per tornare in città. Invece i cuccioli potevano continuare a fare il lavoro per lui che intanto iniziava ad apprezzare il silenzio ed il relax che poteva godersi all’ombra di un albero del bosco. Non aveva però alcuna intenzione di fare avanti e indietro fino alla strada tutti i giorni per mangiare lo smog. Sarebbe rimasto là, i cuccioli sarebbero andati al suo posto a raccogliergli lo smog! Naturalmente i piccoli amici del bosco non potevano certo immaginare che il mostro di smog volesse sfruttarli, per riempirsi la pancia, restandosene comodamente seduto sotto un albero! Erano certi dell’imminente partenza di Smogomorfo, tanto che iniziarono a salutarlo “Ciao Smogomorfo, siamo felici di averti aiutato a ritrovare le forze così che ora tu possa ritornare nella tua città” disse il leprotto “Ciao!” fecero in coro gli altri cuccioli. “Ciao? Ritornare alla mia città?” domandò ridacchiando il mostro “Quanta fretta di cacciarmi via! Non vi sembra poco educato?” domandò ancora, prendendosi gioco di loro. I poveri cuccioli nella loro bontà si guardarono increduli e dispiaciuti. “Noi non volevamo cacciarti” disse uno dei coniglietti “però è bello tornare a casa propria. Abbiamo pensato che tu volessi tornare a casa tua nella città!”. Smogomorfo si alzò in piedi sovrastando i piccoli cuccioli che indietreggiarono impauriti “Avete pensato male!” gridò spaventandoli ancora di più. I coniglietti iniziarono addirittura a tremare. La piccola volpe si fece coraggio e disse “Beh, se vuoi rimanere a farci compagnia ancora un po’… si sa, il bosco è bello. Possiamo spiegarti come arrivare alla grande strada per prendere il tuo smog” concluse. Tutti tirarono per un momento un sospiro di sollievo, mentre Smogomorfo incrociava le braccia sembrando assorto a riflettere sulle parole della volpe. “Mi spiegherò meglio” disse il mostro in un tono apparentemente buono “Aprite bene le orecchie!” disse “Io resterò qui nel bosco, perché mi piace, e voi continuerete a portarmi lo smog! È molto comodo per me! Si farà in questo modo!”. I cuccioli sgranarono gli occhi. “Ma Smogomorfo, questa è una richiesta davvero poco gentile, noi non possiamo accettare” disse il leprotto. “Richiesta?” ridacchiò il mostro, “Ma questa non è una richiesta! Questo è un ordine!” gridò. “Ma – ma – ma non puoi darci ordini” balbettò impaurita la volpe. “Oh! Eccome se posso! Ora che sono tornato in piene forze se non mi portate le smog…mangerò voi!” gridò con tutta la potenza della sua voce. I cuccioli rabbrividirono dalla paura. In realtà Smogomorfo poteva mangiare solo lo smog, non i cuccioli. Questo però i cuccioli non lo sapevano e caddero nel suo imbroglio.

Così furono costretti ad andare tutti i giorni fino alla strada per portare lo smog al mostro. I giorni passavano, Smogomorfo continuava a minacciare i cuccioli del bosco per ricevere i suoi sacchi di smog da divorare in un sol boccone. Le povere bestiole erano ogni sera più stanche, ma, avendo tanta paura del mostro, continuavano senza riposo il duro lavoro a cui erano stati obbligati. Un giorno il leprotto, uno dei coniglietti, la piccola volpe ed il gufetto si incontrarono di nascosto da Smogomorfo. “Bisogna fare qualcosa! Diciamolo alle nostre mamme! Diciamolo anche ai papà!” suggerì la volpe “No, non possiamo” disse il coniglio “Altrimenti Smogomorfo mangerà anche i nostri genitori!” rabbrividirono all’idea e decisero di rimanere in silenzio.

Altri giorni passarono e Smogomorfo continuava a minacciare i cuccioli per farsi portare i sacchi di smog. I cuccioli continuavano a tornare a casa la sera stanchi morti. “Fate dei giochi un po’ più calmi” li ammonivano i genitori, che non sapevano il motivo di tanta stanchezza. Finché una sera accadde un fatto molto grave. Poiché erano tutti davvero tanto deboli, un uccellino si offrì di andare da solo dicendo che in volo avrebbe impiegato la metà del tempo ad andare e tornare. Così gli altri sarebbero tornati a casa in tempo per la cena. Il piccolo uccellino però quella notte non fece ritorno. I suoi genitori non vedendolo ritornare si preoccuparono moltissimo. Andarono a cercarlo. Bussarono a tutte le tane, dove sapevano di trovare le famiglie dei cuccioli che giocavano con il loro piccolo, per chiedere spiegazioni. “Sapete dove possiamo trovarlo? È così tardi, non è mai stato fuori da solo durante la notte” chiedevano preoccupati. Alla fine, si ritrovarono tutti insieme sotto l’albero del nido della famiglia del piccolo uccellino disperso, per discutere la cosa. “Siete sicuri di non sapere niente?” Domandavano ai cuccioli. Fino a quel momento avevano avuto troppa paura di raccontare. Ad un certo punto però, il timore che potesse essere successo qualcosa al loro piccolo amico li convinse a parlare. “Ecco qualcosa da dire l’abbiamo, ma avevamo troppa paura” disse il leprotto a nome di tutti i cuccioli. Raccontò tutto quello che era successo. Disse di Smogomorfo e dei viaggi fino alla grande strada, dei sacchi di smog che erano andati a prendere per la paura di essere mangiati. Tutti gli animali erano molto allarmati. Il gufo però li fece ragionare “Se questo mostro viene dalla città ed è fatto di smog” disse “sicuramente può mangiare solo lo smog, quindi dobbiamo cacciarlo da dove è venuto senza temere” concluse. Tutti annuirono. Intanto però bisognava trovare l’uccellino. Ormai era chiaro che si era perso lungo il sentiero per andare alla grande strada. Infatti, lo trovarono ai piedi di un albero poco lontano dalla fine del bosco. “Il sacco era troppo pesante e mi ha fatto cadere” raccontò “mi sono fatto male ad un’ala e mi sono dovuto fermare qua”. I suoi genitori lo raccolsero e lo riportarono al nido. Ora dovevano occuparsi del mostro. Tutti insieme andarono da lui con la ferma intenzione di cacciarlo via. Lo avvisarono che nessuno gli avrebbe più portato sacchi di smog, perciò, se voleva mangiare, doveva tornarsene in città! Smogomorfo era cattivo, ma non era stupido. Si rese conto di essere stato smascherato e tolse il disturbo senza neppure cercare di protestare.

Una volta ritornato in città a Smogomorfo capitò una cosa strana. Era stato molti giorni nel bosco, che aveva tanto odiato perché non poteva nutrirsi di inquinamento e smog a suo piacimento. Ora però, tornato nella città con la sua aria grigia ne sentiva l’odore, cioè la puzza! Cominciò a pensare e, poiché era cattivo ma non era stupido, giunse ad un’importante conclusione. Quel piccolo posto lontano e sperduto, così diverso dalla città, aveva una sua ricchezza. “Dopotutto è giusto che esista un posto così diverso da casa mia, perché ha anch’esso la sua bellezza” si disse Smogomorfo. “Certo io non son fatto per vivere lì” pensò “Così come i suoi abitanti non potrebbero vivere qui in città, ognuno ha la sua casa, che gli altri devono rispettare”. Questo è un gran bel pensiero da parte di un mostro. Alla fine forse Smogomorfo era un po’ pentito di ciò che aveva fatto. Ora aveva capito che la ricchezza di quel piccolo posto, lontano e diverso, andava rispettata.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.