ALLARME RAZZISMO E RISPOSTE EDUCATIVE

Il razzismo e il superamento del concetto di’razza’.

Secondo Claude Lévi-Strauss, il razzismo (in senso proprio) è “una dottrina che pretende di scorgere nei caratteri intellettuali e morali attribuiti a un insieme di individui, in qualsiasi modi li si definisca, l’effetto necessario di un comune patrimonio genetico”.

Secondo una formulazione più articolata, proposta da Norberto Bobbio, il razzismo, come ideologia, si fonda su tre assunti fondamentali:

1.il mondo umano è diviso inesorabilmente in razze diverse, i cui appartenenti si trasmettono biologicamente caratteri essenziali di generazione in generazione, senza sostanziali cambiamenti;

2.non solo vi sono diverse razze, ma alcune sono superiori, altre inferiori;

3.le razze superiori hanno il diritto di dominare le razze inferiori.

Dalla convinzione che una particolare ‘razza’ sia biologicamente superiore alle altre discende la preoccupazione dei razzisti di mantenere la purezza della razza, perché questa superiorità non venga meno. Nella Germania nazista, la distorsione ideologica e la lettura della storia in chiave nazionalistica presentavano i tedeschi come discendenti più puri degli ariani (come ramo umano privilegiato) e portatori primari della cultura occidentale.

La ricerca degli scienziati e la riflessione di alcune Organizzazioni internazionali sono riuscite a smontare completamente l’ideologia razzista, sottoponendo a critica serrata il senso e il concetto stesso di razza. Questa confutazione può essere riassunta nei seguenti punti essenziali:

a)C’è un’enorme difficoltà a classificare le pretese razze e a stabilirne il numero: già nella seconda metà dell’Ottocento se ne contavano tra due e settanta. Dato che la divergenza genetica (che in effetti sussiste) aumenta in modo assolutamente continuo, la definizione del limite oltre il quale si configurerebbe una differenza razziale risulta del tutto arbitraria.

b)Le differenze tra gli individui all’interno di ciascun gruppo sono più rilevanti di quelle esistenti tra i valori medi di gruppi diversi.

c)Esistono differenze tra gruppi umani che “sono senza dubbio genetiche, vale a dire ereditate biologicamente”. Si tratta soltanto di differenze esteriori (colore della pelle, forma degli occhi, della faccia, del corpo), che sono assai persistenti perché legate a un lungo processo di adattamento all’ambiente. Esse dipendono da alcune unità soltanto delle decine di migliaia di geni che presiedono al nostro organismo; tuttavia, si impongono alla nostra vista e ci inducono a pensare che differenze corrispondenti esistano anche per il resto della costituzione fisica e si estendano ai caratteri intellettuali e morali.

In realtà, gli altri caratteri sono diversamente distribuiti, sicchè sarebbero possibili altrettante mappature delle pretese razze, parimenti arbitrarie, facendo riferimento, anziché a questi tratti fisici, ai gruppi sanguigni, al sistema osseo, e così via. E’significativo il fatto che, al momento di una trasfusione di sangue, un ‘bianco’ possa essere salvato da un ‘nero’ che abbia lo stesso gruppo sanguigno, anziché dal fratello, che ne abbia uno diverso.

d)La millenaria permanenza di un gruppo in uno stesso ambiente determina, con la concordanza di alcuni tratti fisici, l’elaborazione di una cultura comune: si tratta, tuttavia, di conseguenze parallele della stessa appartenenza territoriale e non di una derivazione dei caratteri intellettuali e morali da quelli fisici.

e)La specie umana, a partire dall’homo erectus, ha sviluppato un’attività migratoria molto intensa in tutte le direzioni, dando luogo a fenomeni di mescolanza, che smentiscono il mito della ‘razza pura’.

In coerenza con questi assunti, l’UNESCO emise nel 1978 una ‘Dichiarazione sulla razza e i pregiudizi razziali’, che riconosceva nella comunità internazionale “un insieme universale, ma diversificato” e rilevava che “tutti i popoli del mondo sono dotati delle stesse facoltà, che permettono loro di raggiungere la pienezza dello sviluppo intellettuale, tecnico, sociale, economico, culturale e politico. Le differenze tra le realizzazioni dei diversi popoli sono determinate da fattori geografici, storici, politici, economici, sociali e culturali. Queste diversità non possono, in alcun modo, costituire un pretesto per una qualsivoglia gerarchizzazione delle nazioni e dei popoli”. In conclusione, “qualsiasi teoria che sostiene la superiorità o l’inferiorità intrinseca di gruppi razziali o etnici, o che fonda criteri di valore su una differenza razziale non ha alcun fondamento scientifico ed è contraria ai principi morali ed etici dell’umanità”.

Il Consiglio d’Europa adottò nel 1993 una Dichiarazione e un Piano d’azione contro il razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo e l’intolleranza, impegnando gli Stati membri a sviluppare, nel corso degli anni 1995 e 1996, una ‘Campagna dei giovani europei’ sugli stessi temi.

Nel 2008 un gruppo di intellettuali e scienziati italiani ha emesso un documento su ‘Razza e razzismo’, per ribadire i concetti fin qui esposti. Il testo afferma che “le razze umane non esistono. L’esistenza delle razze umane è un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche tra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze ‘psicologiche’ e interpretate sulla base di pregiudizi secolari. Queste astratte suddivisioni, basate sull’idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare uomini e donne in ‘migliori’ e ‘peggiori’ e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi.”

A seguito della vanificazione del concetto di razza, acquista maggior credito il concetto di etnia, che si riferisce a un “raggruppamento umano di piccole o medie dimensioni che si distingue da tutti gli altri per determinati caratteri biologici e culturali”. Esso si discosta dal concetto di razza – che esclude gli aspetti culturali ed esaspera quelli biologici – e da quello di gruppo culturale – che esclude, invece, le implicazioni biologiche. Resta fermo che le differenze tra gruppi etnici sono sempre relative e non assolute; per di più, possono essere più o meno significative per i vari caratteri considerati.

Il ‘razzismo senza razza’

Nonostante la confutazione del concetto di razza in sede scientifica, la permanente mentalità razzista induce a postulare, se non le disuguaglianze e le gerarchie tra le razze, le disuguaglianze e le gerarchie tra etnie e culture: in questo senso si parla di ‘razzismo senza razza’. Ad esempio, la ‘Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale’, promossa dall’ONU nel 1966 e introdotta nel nostro ordinamento con legge 13 ottobre 1975, n. 654, riferisce l’espressione discriminazione razziale a “ogni distinzione, esclusione, restrizione o preferenza fondata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica”.

Più ampiamente, si è osservato, il termine razzismo “viene applicato ad un numero indefinito di situazioni, ed assume quindi una funzione vaga, come approssimativo sinonimo di esclusione, di rigetto, di ostilità, di odio, di paura fobica o di disprezzo”. In questa estensione, esso “è negazione assoluta della differenza, si definisce fondamentalmente come eterofobia e presuppone una valutazione negativa di qualsiasi differenza, implicando così (esplicitamente o meno) un’ideale di omogeneità”. Invero, a questa pluralità di atteggiamenti meglio si attaglia il termine, più generico, di intolleranza.

La prevenzione e il contrasto del razzismo.

Il nostro Consiglio nazionale della pubblica istruzione, in una pronuncia di propria iniziativa su ‘Razzismo e antisemitismo nelle scuole’ ha rilevato che”se è vero, come è vero, che il razzismo in genere, e il razzismo in particolare, affondano sovente le radici più tenaci nel pregiudizio, nell’adesione acritica a stereotipi pseudo-culturali, nella disinformazione su eventi e processi ….. allora la conoscenza, intesa come più matura ed argomentata consapevolezza dello spessore storico, etico e culturale di fatti, idee, comportamenti e giudizi, rappresenta sicuramente l’antidoto più efficace”.

Già i programmi didattici per la nostra scuola elementare del 1985 affermavano nella premessa generale che “la scuola … costituisce un momento di riflessione aperta, ove si incontrano culture diverse; essa aiuta il fanciullo a superare i punti di vista egocentrici e soggettivi, così come ogni giudizio sommario che privilegi in maniera esclusiva un punto di vista e un gruppo sociale a scapito di altri”.

L’individuazione dell’educazione interculturale come forma più alta e globale di prevenzione e contrasto del razzismo e dei fenomeni connessi induce a convalidare, in quest’ultimo campo, le strategie interculturali (v. AA. VV., Le risorse interculturali della scuola, con un saggio di Dario Antiseri, Lecce, ed. Pensa, 2008).

Secondo l’approccio tematico, suggerito per l’intercultura, il contrasto del razzismo (in via preventiva o in presenza di esplicite manifestazioni) può partire dall’approfondimento critico delle nozioni di ‘pregiudizio’, ‘stereotipo’, ‘razza’ e ‘razzismo’, ‘, e dall’analisi obiettiva dei fatti e dei comportamenti riconducibili al razzismo.

Nel nostro Paese, i programmi sperimentali ‘Brocca’ per la scuola secondaria superiore suggerivano già nel biennio iniziale, per l’indirizzo socio-psico-pedagogico, riflessioni sull’interazione individuo – gruppo – società, con particolare riguardo ai fenomeni della conformità e del pregiudizio (ad esempio. “la dinamica del pregiudizio e le ricerche classiche di Allport”; “la formazione di stereotipi e pregiudizi nelle situazioni di relazione tra gruppi e il pregiudizio razziale”).

Queste indicazioni e i relativi strumenti, prodotti per l’insegnamento, possono offrire orientamenti e spunti utili per ogni operatore pedagogico.Si propongono anche alcune tecniche educative, come il role playing, per promuovere la comprensione e l’accettazione della diversità.

Le diverse discipline possono contribuire in vario modo al contrasto del razzismo e di ogni altra forma di intolleranza. In particolare, nell’ambito delle scienze biologiche è possibile procedere alla demistificazione del concetto di razza, nel senso chiarito in questo studio.

B i b l i o g r a f i a

– AA. VV., Le risorse interculturali della scuola, con un saggio di Dario Antiseri, Lecce, ed. Pensa, 2008.

– G. W Allport, La natura del pregiudizio, trad. it., Firenze, La Nuova Italia, 1973.

– L. Amatucci, La campagna dei giovani europei contro il razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo e l’intolleranza, in ‘Nuova Paideia’, 1996,1.

– L. Amatucci, Il contrasto del razzismo e dell’intolleranza nelle scuole d’Europa, in ‘La scuola in Europa’, Carra ed., Casarano (Le), 2003,3.

– A. Augenti e L. Amatucci, Le Organizzazioni internazionali e le politiche educative, Roma, Anicia, 1998.

– L. Balbo e L. Mengoni, I razzismi possibili, Milano, Feltrinelli, 1990.

– N. Bobbio, Sono razzisti gli italiani?, in ‘Nuova Antologia’, aprile – giugno 1993.

– R. Brown, Psicologia sociale del pregiudizio, trad. it., Bologna, Il Mulino, 1997.

– L. L. Cavalli Sforza, Geni, popoli e lingue, Milano, Adelphi, 1996.

-L. L. Cavalli Sforza e F. Cavalli Sforza, Chi siamo?. La storia della diversità umana, Milano, Mondadori, 1993.

– Consiglio nazionale della pubblica istruzione, pronuncia del 24 marzo 1993 su ‘Razzismo e antisemitismo oggi: ruolo della scuola’, inserita nella ‘Raccolta’ L’educazione interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri, in ‘Studi e documenti degli Annali della pubblica istruzione’, Firenze, Le Monnier, 1995, 71.

– F. Ferrarotti, Oltre il razzismo. Verso la società multirazziale e multiculturale, Roma, Armando, 1988.

– F. de Fontette, Il razzismo, trad. it., Milano, Mondadori, 1995.

– T. Fontana, L’apartheid. Viaggio nel regime di segregazione che sta nascendo nel Nord-Est, Roma, Nutrimenti, 2008.

– C. Lévi-Strauss, Lo sguardo da lontano, trad. it., Torino, Einaudi, 1984.

– Manifesto ‘Razza e razzismo’ degli scienziati e intellettuali italiani, pubblicato nel periodico indipendente di attualità, politica e cultura ‘Il pensiero’ (redazione in via M. Greco 185, Catanzaro 88100), edito dalla ‘Associazione culturale Mediterraneo’, Centro studi e cultura Calabria- Europa.

– B. M. Mazzara, Stereotipi e pregiudizi, Bologna, Il Mulino, 1997.

– B. M. Mazzara, Appartenenza e pregiudizio. Psicologia sociale delle relazioni interetniche, Roma, La Nuova Italia scientifica.

– L. Mengoni, Razzismo interno, razzismo esterno e strategia del ‘chi c’è,c’è’, in L. Balbo e L. Mengoni, I razzismi possibili, Milano, Feltrinelli, 1990.

– Ministero della pubblica istruzione, Piani di studio della scuola secondaria superiore e programmi dei primi due anni, in ‘Studi e documenti degli Annali della p. i., 1991,56; Piani di studio della scuola secondaria superiore e programmi dei trienni, in ‘Studi e documenti degli Annali della p .i.’, 1992, 59/60.

– C. Perregaux, Una pedagogia per un’Europa democratica: prevenire xenofobia, razzismo e antisemitismo, trad. it., Roma, Edizioni multimediali ‘Sapere 2000’, 2001.

– A. Piazza, Biologia senza razze, in ‘Sisifo’, Quaderno dell’Istituto Gramsci piemontese, ottobre 1993.

– P. Tablet e S. Di Bella, Io non sono razzista, ma ….. Strumenti per disimparare il razzismo, Roma, Anicia, 1998.

– P. A. Taguieff, La forza del pregiudizio. Saggio sul razzismo e sull’antirazzismo, trad. it., Bologna, Il Mulino, 1994.

– T. Todorov, Noi e gli altri. La riflessione francese sulla diversità umana, trad. it., Torino, Einaudi, 1991.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.