L’ ascolto e la giustizia

1)La consulenza telefonica

La telefonia, oggi, rappresenta uno strumento di ascolto e di aiuto cui attingono adulti e bambini e a cui tendono con facilità quei soggetti più deboli che non sono in grado di individuare risorse e servizi presenti sul territorio.
Date le testimonianze del Telefono Azzurro, la maggior parte dei bambini che chiamano per raccontare la propria esperienza di abuso e di sofferenza,rivela , questo terribile segreto per la prima volta all’ operatore telefonico .Per molti bambini l’ operatore telefonico diventa un punto di riferimento;l’ operatore fin dalle prime battute, cerca di decifrare la motivazione profonda della telefonata insieme alla richiesta implicita dell’ utente. Inoltre cerca di incoraggiarlo a superare esitazioni e paure , e con l’ obiettivo di prendersi cura del minore, di proteggerlo, di sostenere il precario equilibrio dell’ intero nucleo familiare in cui questi vive, opera , qualora si renda necessario una segnalazione ai Servizi Sociali o all’ Autorità giudiziaria.
E’ necessario che si instauri una relazione empatica sostenuta da una distanza emotiva con l’ interlocutore, adulto o bambino,affinché questi possa riferire da un lato la dinamica degli eventi problematici ed esplicitarne dall’ altro il proprio vissuto di sofferenza o di conflittualità.

2)La rete dei servizi per la tutela dell’ infanzia

In casi di abuso, maltrattamento o trauma, la gestione della situazione è un processo complesso ,che richiede diverse professionalità e diversi livelli di intervento istituzionale, tarati sulle specifiche esigenze del soggetto:trattamenti clinici ,interventi di carattere socio-assistenziale o giuridico. I diversi livelli di intervento istituzionale , richiedono la collaborazione sinergica delle agenzie diverse e specifiche/servizi sanitari e sociali, autorità giudiziaria, forze dell’ ordine ed il lavoro di diverse figure professionali(mediche , psicologiche , socio-assistenziali , giuridico -legali,ecc).Il progetto Team Emergenza di Telefono Azzurro avviato in forma sperimentale nel 1997 ed oggi inserito nel Comitato Provinciale della Prefettura di Treviso, può essere considerato un esempio di incentivazione allo sviluppo di una rete per la tutela dell’ infanzia sul territorio. Il Team è costituito da un’èquipe di psicologi appositamente formati per intervenire in situazioni di crisi che coinvolgono bambini ed adolescenti vittime/testimoni di eventi traumatici e stressanti. L’obiettivo è la collaborazione tra le diverse agenzie istituzionali del territorio provinciale deputate alla salvaguardia dei minori al fine di tutelarli dagli effetti psicopatologici dei traumi.

3)Un osservatorio nazionale sul maltrattamento all’ infanzia:Il Telefono Azzurro

Relativamente all’ età sono i bambini fino a 10 anni a rappresentare la classe più numerosa dei minori che si rivolgono al Telefono Azzurro .La classe meno rappresentata è quella dei “più grandi”,una parte consistente proviene dalle regioni settentrionali seguite da quelle del Sud. Dall’ analisi del nucleo familiare, emerge che nel 41,6% dei casi i bambini che chiedono aiuto a Telefono Azzurro sono figli unici, nel 45,2% hanno fratelli e /o sorelle più piccoli e nel 13,2% più grandi. Le chiamate di minori stranieri sono in netta minoranza rispetto a quelle dei minori italiani. Per quanto riguarda le motivazioni delle chiamate al primo posto ci sono i problemi relazionali con i genitori,seguiti da problemi relazionali generici e separazione dei genitori .Il 12,1% delle consulenze effettuate riguarda problemi legati a situazioni di abuso fisico ,il 9,0% per problemi di incuria/trascuratezza,il 5,6% per abuso di tipo sessuale. Un 7,4% delle consulenze sono legate a situazioni di abuso psicologico nei confronti dei bambini. Nel caso dell’ abuso sessuale ,la madre non è quasi mai individuata come causa della situazione di abuso , rispetto al padre. Per quanto riguarda le situazioni di abuso psicologico,sono i genitori ad essere i maggiori attori .L’ abuso all’ infanzia e il disagio minorile, rappresentano un fenomeno complesso e difficilmente circoscrivibile.

L’ascolto giudiziario del bambino

4)L’ascolto giudiziario del bambino

Il nuovo codice di procedura penale minorile 448/88 prevede per il minore che ha commesso un reato un percorso rieducativi e risocializzativo, oltre al fatto stesso di tutelarlo. Circa le questioni sulla separazione, affidamento, adozioni, il minore di anni 12 può essere ascoltato, di anni 14 consente o no le procedure scelte dal giudice.
Sulla questione dell’ ascolto nei procedimenti civili manca nel nostro ordinamento una norma specifica che attribuisca al minore il diritto di essere ascoltato sulle questioni che lo riguardano, pur essendo da tempo presente l’ idea che quale soggetto di diritto a pieno titolo ,nei limiti della sua capacità di discernimento, è necessario attribuirgli l’ autonomia di compiere le scelte che riguardano la sua esistenza.
La normativa sull’ ascolto è disorganica, frammentaria ,contraddittoria. La mancanza di un chiaro indirizzo interpretativo emerge laddove,ad esempio, si attribuisce al minore infrasedicenne il diritto di riconoscere il proprio figlio naturale,o di contrarre matrimonio se autorizzato dal tribunale,mentre,si richiede al fanciullo di aver compito 14 anni(come dicevo prima) per poter esprimere il proprio consenso ad essere adottato o per essere ascoltato in caso di contrasto tra i suoi genitori nelle decisioni che lo riguardano.
Ma da alcuni decenni si è assistito all’ evolversi delle prassi giudiziarie e al crescere dei contributi teorici e di ricerca prodotti dalle discipline giuridiche e psicologiche,nel tentativo di attuare una maggior protezione del bambino nel corso della sua audizione.
Si necessita la creazione di strumenti e forme di tutela per il minore vittima di abuso,di un coordinamento di specialisti e non di esperti improvvisati,operatori capaci di pianificare minuziosamente sia l’ intervista che la presa in carico.
Purtroppo le norme che regolano la testimonianza anche in sede penale del bambino non sono sufficienti.

5)Violenza istituzionale: il disagio psicologico conseguente all’ iter giudiziario del minore

Nei confronti di bambini e adolescenti,vittime di maltrattamenti e carenze gravi,la procedura giudiziaria assume una portata fondamentale.
Anche,quando sono garantite le misure di protezione,comportando il ricorso a indagini mediche/psicologiche ,o il ricorso alla deposizione del minore l’ accertamento della verità in sede processuale incide sullo stato fisico ed emozionale della persona offesa.
Si vuole, dunque,attuare una strategia di prevenzione e trattamento che richiede la collaborazione tra le diverse istituzioni che si occupano dei bambini.
L’ esigenza di prevenire,prima che di reprimere, il fenomeno della violenza sui minori,sarà soddisfatta al meglio quanto più si punirà su programmi di potenziamento delle capacità professionali degli operatori.

6)Il Carcere minorile

Il carcere solo raramente rappresenta un deterrente,in quanto nella maggior parte dei casi, non fa che essere un ulteriore momento di emarginazione, evidenziando nel soggetto il suo ruolo di deviante, non agevolando percorsi di ripresa, non rimuovendo le cause che hanno originato la sua condotta ,tale che all’ uscita dal carcere può ripresentarsi la situazione del conflitto preesistente.
I minori sottoposti a provvedimento adottato dall’ Autorità Giudiziaria ed i soggetti con 18 anni compiuti che hanno commesso reati da minorenni vengono ospitati negli Istituti Penali per i Minori fino al compimento del 21° anno di età.
In Italia gli IPM sono 17 , dislocati in quasi tutte le Regioni, ma solo quelli di Milano, Torino , Roma e Nisida sono dotati di sezione femminile.
Molto significativo è anche il dato riferito al sesso che vede prevalere la componente maschile in maniera massiccia su quella femminile per gli italiani , mentre tra i minori stranieri la differenza con la percentuale femminile risulta molto meno spiccata.

7)Bambini che crescono in carcere: i figli delle detenute

La legge n.40 sulle Misure alternative alla detenzione e tutela del rapporto tra detenute e figli minori approvata l’ 8 marzo 2001 contiene proposte concrete affinché venga evitato, a bambini innocenti, di vivere dietro le sbarre o in un orfanotrofio in attesa che la madre detenuta sconti la pena.
Il primo asilo nido nato all’ interno di un istituto penitenziario fu quello di Regina Coeli, aperto nel 1927 a seguito, a tre anni di distanza, da quello del carcere di Napoli.

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.