Il pubblico e la stampa decretano :”Clamoroso successo”

Ieri sera alle ore 18,30 al Circolo uffiali Della Marina Militare in via Cesario Console a Napoli è stato un susseguirsi di emozioni per le rivelazioni a raffica di tutta una serie di progetti legati finalmente , a dare un meritato riconoscimento ai 26 martiri della Rivoluzione Partenopea che portò alla Repubblica del 1799.

Tutto questo è stato annunciato dal Presidente del Centro Culturale Sebetia ter, associazione che conta la sua fondazione fin da Gioacchino Murat e che nel tempo ha fatto suoi i valori di Libertà, ed Uguaglianza tanto annunciati e difesi dalla penna di Eleonora de Fonseca Pimentel alla direzione del Monitore napoletano.

Le ossa dei giustiziati a Piazza Mercato, tra loro quelle di Luigia Sanfelice, ritrovate a febbraio di quest’anno dagli speleologi di Napoli Underground, ora La Macchina del Tempo, verranno traslate dai sacelli del Carmine Maggiore, dove imputridiscono nel fango limaccioso al Mausoleo Schilizzi a Posillipo. Atto dovuto dalla cittadinanza tutta, perchè non è possibile che persino nelle celebrazioni del Bicentenario del 1799, non sia stato ripristinato la memoria storica ed il rispetto che la città di Napoli deve ai suoi figli, senza alcuna distinzione politica, da qualunque parte si siano battuti, suscitando sempre l’ammirazione degli stessi avversari. Altro annuncio a cui dobbiamo confessare la nostra più piena adesione e partecipazione è la lotta che verrà intrapresa contro i falsi storici, ricorrendo alle più sofistificate apparecchiature che potranno dare un vero volto ad Ettore Carafa ed ai suoi compagni.

A chiare lettere Ezio Ghidini Citro, critico d’arte ha affermato che il ritratto di Ettore Carafa, che campeggia in numerosi siti ed in altre pubblicazioni non appartiene al personaggio storico, ma bensì ad un gentiluomo della fine del 600 o dei primissimi del settecento, in abiti borghesi , con la fascia borbonica che mai Ettore Carafa avrebbe indossato. La sua storia ce lo dice ampiamente. Gli stessi colori usati per la tela, la stessa sua fattura lo esclude. Domenico Di Renzo lo aveva denunciato con forza il 28 aprile all’istituto di Studi filosofici ed aveva espresso tutte le sue difficoltà ad accettare come vero il ritratto di Ettore Carafa, allora dominante nel web. Finalmente e lo diciamo con grande soddisfazione, si è operato un risveglio d’interesse su cui sono convogliati esperti di storia dell’arte, ricercatori e parte della società accademica.
Altra nota degna di merito, la formazione di un gruppo di ricerca, di studio che nasce proprio con l’intento di dare giustizia a chi altrimenti dovrà subire oltre alla condanna a morte, quella più definitiva della memoria dalla storia. Antonella Orefice, ha ricostruito con pazienza ed indagini a dir poco da esperta di tecnica poliziesca, la storia delle ossa della Pimentel de Fonseca, che traslate dalla chiesa di S. Maria di Costantinopoli, sarebbero state ospitate dal suo discendente presso la cappella di famiglia al cimitero di Poggioreale. Molti si direbbe sono gli indizi. Forse Tito Angelini ne venne a conoscenza e ne avrebbe trasfuso le indicazioni nella stessa statua della Religione orientando simbolicamente la statua, i gesti, le palme gli angeli che sembrano suggerire, di cercare a destra, con il risultato di indirizzare ogni ricerca verso la cappella. Dobbiamo considerare cheTito Angelini lasciò bassorilievi sulla stessa esecuzione di Ettore Carafa, ed atraverso i pittori a lui vicino su quella della stessa Eleonora de Fonseca Pimentel.

Numerosi gli interventi, tra cui i più salienti quelli di Paola Grattaglione, di Filomena Sardella, di Benedetto Gravagnuolo e di Alessandro Senatore. A sorpresa e quanto mai esaustivo quello dell’Avvocato Gerardo Marotta, colto, emozionante e gratificante quale riconoscimento concreto per l’opera dell’autrice, ricercatrice dello stesso Istituto e da sempre assidua frequentatrice dell’Istituto di Storia Patria, dell’ Archivio Storico Diocesano per oltre 15 anni .

In sala la presenza graditissima dei discendenti di alcuni dei giustiziati del 1799, Il Barone Niccolò De Renzis e Roberto
Ruggi d’Aragona, i parenti di Clinio Rosselli e quelli di Ettore Carafa ed Eleonora de Fonseca Pimentel . La sala gremita, l’attenzione dei presenti, il numeroso gruppo di persone che non hanno potuto entrare per le ferree regole di un sito militare, hanno sancito a pieno diritto l’apoteosi di Antonella Orefice, Storica.

Domenico Di Renzo

Napoli 16 ottobre 2009

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.