L’ANIMATORE: STRUMENTI E STRATEGIE DI COMUNICAZIONE

I metodi attivi si prefiggono, inoltre, di promuovere e risvegliare l’interesse nelle persone che, così motivate, si sentono chiamate in causa e si impegnano a fondo: per ottenere questo, gli animatori si servono di tecniche e mezzi atti a favorire scambi, comunicazioni, discussioni e relazioni interpersonali.

Per attuare ciò si utilizzano due tipi di strategie:

1.Implicite
2.Esplicite

1.Le “Strategie Implicite” permettono di creare una relazione positiva con l’altro, con il gruppo che si sta animando; consentono quindi di “essere con l’altro”, di creare un “senso di gruppo” e di gestire le varie dinamiche che lo caratterizzano.

Tra le varie strategie possiamo ricordare:

•la creazione di una relazione positiva tra i partecipanti e tra essi e l’animatore;

•l’ empatia per dare origine ad una relazione d’aiuto non soffocante;

•l’ascolto attivo che consente di cogliere tutti i livelli di comunicazione (verbale e non verbale).

Per quanto riguarda in particolare la Relazione, cinque sono i tratti che la caratterizzano:

•l’intenzionalità, che fa dell’atto educativo un evento mirato ad obiettivi precisi e non improvvisato;

•la globalità, intesa da un lato come complessità dell’agire umano e dall’altro come considerazione di altri punti di vista professionali;

•la continuità: ogni intervento rappresenta una parte dell’esperienza educativa della persona interessata e, pertanto, deve essere svolto con continuità, cooperando con le altre agenzie di educazione;

•la reciprocità: presuppone l’accoglienza dei diversi punti di vista da parte sia dell’utente che dell’operatore, dando vita ad una comunicazione simmetrica;

•l’equilibrio tra il coinvolgimento ed il distacco: non ci si può lasciar prendere dalle situazioni vissute dall’utente (soprattutto se gravi o particolarmente dolorose), ma non si può nemmeno distaccarsene troppo, altrimenti si corre il rischio di mostrarsi e divenire disinteressati.

L’Ascolto Attivo si caratterizza per i seguenti punti cardine:

•evitare gli atteggiamenti troppo protettivi, che impediscono all’utente di esprimere le proprie preferenze;

•non costringere l’utente ad acconsentire forzatamente alle nostre proposte (quindi dargli libertà di espressione e scelta);

•non decidere per l’utente senza prima averlo informato ed averne discusso insieme;

•non giudicare: sospendere ogni giudizio relativamente a quanto viene asserito dall’utente stesso;

•leggere tutti i segnali non verbali come parte integrante di ciò che viene detto verbalmente: hanno infatti molta importanza la postura (del corpo, della testa, degli arti), l’espressione degli occhi, i tic nervosi, così come il tono della voce, l’intonazione ed il silenzio (che può essere: di opposizione, di invito a proseguire, di mancata comprensione del messaggio….eccetera).

Per quanto riguarda infine, la Comunicazione, vale la pena di ricordare alcune significative differenze tra linguaggio verbale e non verbale:

•Verbale: sequenziale, lineare, univoco à pericolo di fossilizzazione
poco ambiguo MA statico
adatto ad esprimere contenuti

•Non verbale: circolare, non sequenziale à pericolo di non comprensione
molto ambiguo MA più profondo
adatto ad esprimere relazioni

Alla luce di queste differenze, appare chiaro come i due linguaggi si arricchiscano reciprocamente.

2.Le “Strategie Esplicite”, invece, si riferiscono al “Fare Animazione” in senso pratico, nel concreto, utilizzando attività che agiscono sull’area cognitiva, corporea e relazionale.

Tali strategie hanno come obiettivi quello di:

•esplorare: trovare nuove possibilità esistenziali, facendo leva sulle potenzialità inespresse;
•comunicare: favorire scambi verbali e simbolici;
•fare: assumere comportamenti e responsabilità pratiche;
•creare: elaborare vissuti mentali e rappresentarli in vario modo;
•emozionare: stimolare nuove sensazioni;
•progettare: imparare a scegliere per sé e da sé;
•negoziare: conciliare le proprie posizioni con quelle altrui;
•verificare: interrogarsi su quanto si fa, a livello singolo e collettivo.

Dott.ssa Valentina Busato

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.