Funzione Geragogica dell’Educatore Professionale

In principio si asseriva che l’educatore doveva dedicarsi all’istruzione e al governo dei fanciulli, per “condurre fuori” (dal significato etimologico: e-ducere) le potenzialità del minore, guidarle, indirizzarle sia attraverso un contributo di formazione teorica che di esperienza di vita. In questo modo tale denominazione ha confuso l’attività dell’educatore con quella dell’insegnante, utilizzandolo in prevalenza per interventi istituzionali a favore dei minori. Spesso tale professionista è stato ed é confuso con l’Operatore Socio Sanitario o con l’Animatore; questo a causa della diversità e varietà degli interventi per i quali viene utilizzato.

Solo nel secolo passato si è andata delineando quella che possiamo identificare come la competenza maggiore attribuitagli: quella cioè di RIABILITATORE-RIATTIVATORE . Egli, infatti, è impegnato a stimolare le potenzialità psico-socio-funzionali residue dei soggetti con i quali interagisce aiutando le persone a tirar fuori (educere, estrapolare) le loro risorse nascoste, le loro potenzialità (prassiche, cognitive) affinché possano esprimere la propria personalità anche attraverso il riconoscimento della personale cultura, della personale memoria storica, del bagaglio esperenziale, del vissuto emotivo e corporeo. Uno dei suoi compiti primari è quello di attuare interventi e progetti mirati e specifici volti a migliorare la qualità di vita delle persone con le quali interagisce.
Da tali parole capiamo benissimo che, il ruolo dell’Educatore Professionale è qualcosa di più complesso di quello prettamente istruttivo – didattico (Massa, 1990, p. 38). La sua collocazione all’interno di un Centro Servizi per anziani non autosufficienti, a mio avviso, dovrebbe avere una specifica funzione geragogica.
Egli deve collaborare cioè con altre figure professionali (multiprofessionalità), col fine di cogliere il potenziale residuo presente nei soggetti con i quali interagisce e da questo puntare per stimolarne le capacità psico-sociali.
Gli interventi che esso attua si basano essenzialmente su attività di “stimolazione non farmacologica” intese come trattamenti che puntino sulla riattivazione mnesica ed affettiva-relazionale sia in anziani lucidi che dementi.

Tra i training di cognitivi troviamo l’attuazione di protocolli standardizzati come:

Il Memory Training Plus: esercitare le abilità mnesiche in soggetti con nessun grado di deterioramento cognitivo o lieve smemoratezza benigna età correlata;

La Reality Orientation Therapy: contrastare il deterioramento psichico attraverso una stimolazione cognitiva puntando maggiormente sul potenziare l’orientamento s/t in soggetti con deterioramento cognitivo di grado lieve/moderato;

La Terapia della Realtà Virtuale: si è rivelata utile per la compromissione della memoria età-correlata e per la Mild Cognitive Impairment (compromissione cognitiva lieve).
L’anziano viene immerso in un mondo virtuale, che richiama i momenti della sua vita, formato da un parco, una casa di abitazione, una città moderna, per mezzo di attrezzatura tecnologica specifica: casco – computer – Joistik – poltrona girevole – ambiente tranquillo.
La tecnica è stata applicata da noi per la prima volta nel trattamento della compromissione della memoria dell’anziano ottenendo risultati più che positivi! La ricerca ha avuto il riconoscimento internazionale con la pubblicazione nel prestigioso giornale internazionale “Neurorehabilitation an Neural Repair”, 2010 (primo giornale mondiale di neuroriabilitazione).

Il Progetto di Orientamento Spaziale: il progetto ha come intento quello di: migliorare le capacità di orientamento spaziale degli anziani; Individuare nuove strategie utili ad orientarsi. Questo attraverso esercizi di: Memorizzazione di percorsi all’interno di un luogo; Rievocazione dei percorsi sopracitati; Ricordo di posizioni di oggetti nei luoghi di vita (visualizzazione).. etc..

Per quanto concerne, invece, attività di supporto affettivo-relazionale troviamo l’attuazione di interventi come:

Il Progetto Emozioni: incrementare il tono dell’umore attraverso il riconoscimento e l’espressione delle proprie emozioni.

La Reminiscenza: supportare il tono dell’umore e la memoria autobiografica mediante il recupero di ricordi piacevoli e la rielaborazione di quelli negativi.

I Gruppi di Auto Mutuo Aiuto: potenziare le abilità sociali e la rete di supporto amicale favorendo l’interazione ed il confronto fra pari (trattando problematiche comuni e trovando strategie risolutive al problema stesso)

Concludendo, possiamo asserire che, il presente incontro ha cercato di evidenziare il ruolo dell’Educatore Professionale ma ancor più lo “spazio” che egli “si può ricavare” all’interno di strutture geriatriche, collaborando con altre figure professionali col fine di perseguire un fine comune che non solo il miglioramento della qualità di vita dei soggetti con i quali va ad operare ed interagire ma anche un insegnamento per invecchiare in maniera attiva e positiva!

Articolo scritto ed inviato dalla Dott.ssa Busato Valentina

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Educatrice Professionale e Criminologa.
Lavora per il Ministero Della Giustizia come Funzionario giuridico pedagogico. Redattrice del portale Eduprof.it dal 2003 ad oggi ed autrice di numerosi articoli sul tema pedagogico/criminologico.