Le vecchie norme precedenti al nuovo diritto di famiglia(L.19 maggio 1975 n.151) e alla legge sul divorzio(L.1° dicembre 1970 n.898 e 1987 n.74)evidenziavano il carattere negativo della conflittualità di coppia a scapito della famiglia.
Le nuove norme,ora,riconoscono la necessità di affrontare la questione in termini costruttivi e maturativi,in particolare per i figli.
Con le nuove leggi,l’evento separativo in termini di sanzione nei confronti della persona ritenuta responsabile,si è passati all’ idea del fallimento della relazione e della necessità di un intervento finalizzato ad affrontare la problematica.

“Ogni bambino ha diritto ad avere una famiglia, sostegno, protezione, ha diritto a ricevere affetto, cure, amore , ad avere accanto persone che possano guidarlo nel suo percorso di crescita e di autonomia. Ogni bambino ha diritto di sorridere e di diventare grande serenamente o quando non è possibile , cercare di recuperare le tappe perse e ricominciare, ogni bambino ha diritto di vivere.”
L’adozione non è solo un modo per poter avere dei figli quando non si possono avere biologicamente o per ampliare la famiglia o per soddisfare spesso la voglia di essere genitori, ma è soprattutto :fare una coccola, è un gesto d’ affetto, d’amore, una reciproca promessa tra genitori e figli. Poiché il figlio adottato, per quanto possa essere diverso, è figlio.

Sembra un paradosso con quanto detto nel precedente articolo, ma la nascita di un bambino biologico e quella di un bambino adottato sono diverse. Quando la donna scopre di essere incinta, per la coppia incomincia una fase di elaborazione psicologica, di preparazione, si istaura già un rapporto di comunicazione tra genitori e “pancia”.
Nel caso di un figlio adottivo, i tempi non sono mai certi e le fantasie della coppia subiscono grosse modifiche. La comunicazione nella coppia che si sta preparando all’ adozione è “una quotidiana comunicazione” con se stessi, con i servizi sociali, simbolicamente con quelle che saranno le carte che di tanto in tanto arriveranno per posta per rendervi partecipe dell’ iter.

E’ necessario essere decisi della scelta da fare, a seconda essa, così saranno i tempi di iter e di preparazione.
Nell’ adozione internazionale al di là del mercato del “fai da te”nel quale le coppie sono in contatto con trafficanti di piccoli(si pensi alla vicenda del mese scorso sul bambino albanese venduto dalla famiglia di origine)comprati e venduti a volte ancora nella pancia, le carte in regola per essere dichiarati adottabili sono tante.
Con la nuova legge , poi, è diventato obbligatorio rivolgersi agli enti autorizzati.

Dopo l’ultimo incontro con lo psicologo, aspettate due tre settimane circa, per sapere se potrete adottare manca poco. C’è ancora da fare l’ incontro con il giudice, incaricato dal presidente del tribunale per i minorenni di occuparsi della vostra relazione definitiva.
Nel giro di poche settimane, solitamente arriva a casa una lettera di convocazione da parte del tribunale per i minorenni.

L’adozione nel corso del tempo ha subito diverse modifiche:in passato era stata ipotizzata per dare un figlio -un erede a chi non ne poteva avere. La vecchia legge, dunque, non prevedeva l’ età massima dei genitori per adottare, ma quella minima:50 anni.

Nel momento in cui si è avuto il decreto, si è fatto un passo avanti, ma c’è ancora molto da fare e tante sono le domande, tipo a quale associazione rivolgersi. In Italia le associazioni autorizzate sono poche, rappresentano un aiuto ma anche un inciampo.

L’ incontro deve essere graduale, deve avvenire in un ambiente che il bambino conosce quale l’ orfanotrofio e con persone che conosce.
Dovete cogliere e vivere i momenti, in modo tale che sia il bambino a voler stare con voi e capire che sarà a voi che affiderà le sue paure, la sua rabbia.

Prima di tornare in Italia, dovete ottenere la documentazione per far rientrare il bambino in Italia. Solitamente li preparano i responsabili dell’ associazione autorizzata. Gli uffici vi rilasceranno il suo certificato di nascita ( a volte è disponibile solo l’ atto di battesimo), il decreto che sanciva l’ abbandono e lo stato di adattabilità, il decreto che sancisca l’ adozione da parte vostra, il certificato delle vaccinazioni e di buona salute, il passaporto.

E’ bene dire la verità al bambino, da subito .Prima o poi, specie se straniero e sono i tratti sintomatici ad evidenziarlo, vi chiederà delle sue origini.
Del resto, da qualche parte esistono documenti che certificano la nascita. Per legge il tribunale è obbligato a conservare tutte le informazioni circa l’ origine del bambino, sull’ identità dei genitori naturali, sugli esami sanitari della famiglia di origine(in caso di malattie trasmesse).