E’ un’estate molto calda, caldissima questa del 2015, un’estate da levare il fiato, da rendere più lento qualsiasi movimento ed azione si voglia fare, sudore, mancanza di sali minerali, spossatezza, […]

E’ Natale ogni volta che sorridi a un fratello e
gli tendi la mano. E’ Natale ogni volta che riconosci
con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta che permetti
al Signore di rinascere per donarlo agli altri
(Madre Teresa di Calcutta)

E’ un Natale di ricordi per chi lo festeggia dietro le sbarre, un Natale di sensazioni ed emozioni che prendono forma se non attraverso l’immaginazione, il ricordo, per l’appunto. Per il periodo di Natale ci sono molti più colloqui visivi, i bambini fanno visita ai padri ristretti ed alle madri ristrette, al blocco house associazioni di volontariato organizzano feste d’accoglienza con tanto di folletti che regalano giocattoli e distribuiscono biscotti al burro, le sale colloqui per l’occasione si tingono di rosso, c’è rosso ovunque, rosse le palline sull’albero, rossa la stella di Natale all’ingresso, rosso il cartellone sul quale lasciare un augurio, è rosso perfino l’abito del bambolotto che una bimba dai riccioli neri tiene in braccio e gioca assieme alla sua mamma.

Sarai per me, Poesia, l’eterna amante,
punto focale di ogni mia passione,
goccia di fuoco vivo in un diamante

E’ soave, è tenero, è dolce e perfino elegante l’amore di Massimo Pinzuti per la poesia, capace di farla diventare musica, lascia chi legge per un attimo quasi senza respiro, perché colpisce, perché soffoca con le emozioni che riesce a trasmettere.

la quintessenza di ogni mia emozione,
che ha liquefatto il tempo e in un istante
lo ha imprigionato dentro una visione

E’ bella, è presenza, è essenza la poesia di Massimo Pinzuti, è qualcosa che gli appartiene, che lo colma, che lo fa vivere, ora che sia dedicata alla natura, alla famiglia, ora con L’ipotesi di un attimo, dedicata proprio a lei, alla Poesia, un inno, una canzone o meglio una dedica alla sua passione.

“Volevo provare a raccontare una giornata tipo attraverso i rumori, volevo provare a scrivere un articolo che più che letto potesse essere ascoltato, mi sono affidata all’istinto, alla penna, ai suoni, ho perfino consultato un’esperta di Linguistica”… non so se ci sono riuscita ma mi sono divertita..cit

Now We Are Free, è la musica del film The Gladiator, a farmi da sveglia, le lancette sulle 06:15 mi annunciano che è mattina, una nuova giornata è iniziata. La mente pensa a cosa dovrò andare incontro, istanze da stilare, colloqui da effettuare, “ops” è mercoledì, c’è l’équipe, l’Ufficio Educatori sarà come ogni terzo giorno della settimana stracolmo di operatori, tante le voci sussurranti, timbri differenti, suoni e rumori che si mescoleranno tra loro prevaricando su quei pochi attimi di silenzio, desiderato e prezioso per concentrarsi. Ma dall’altra parte sarà un piacere sentire l’eco di quei rumori, ricchi di contenuti.

Sono la nostalgia, la speranza, i ricordi del passato, i temi delle poesie per il concorso un Monte di Poesie 2014 giunto alla nona edizione. Tre, come ogni anno, le sezioni ( Montagna, Giovani, tema libero)per le quali piccoli e grandi poeti, dilettanti e pensatori, hanno fatto delle loro emozioni, pensieri e desideri, delle parole in rima. Parole che lasciano immaginare e provare quanto si cerca di voler trasmettere. Scrivere in poesia è spesso un viaggio, fatto di ricordi altrui, di storie, di rappresentazioni, è un voler comunicare ciò che non si riesce attraverso il verbale, è voler dare sfogo alla voce interiore, è voler dare ascolto alla mente che comanda la mano di scrivere e solo quando si arriva al punto, leggendo, si captano sensazioni delle quali probabilmente si era all’oscuro. Parlare in poesia è terapeutico, è riempire il foglio bianco di caratteri neri che prendono forma di volta in volta, è gridare aiuto, è sussurrare amore, è ripensare al passato .

Ci prova Dario Scognamiglio con il suo esordio nel mondo del self publishing, ci prova con L’Angelo che disse Amén a dare sfogo allo scrittore free che è dentro di sé, ci prova ad entusiasmare i suoi lettori, a coinvolgerli, a renderli parte delle storie dei personaggi che di volta in volta si incontreranno. Sarà l’incontro di Mario il garagista, Dario il misterioso uomo sordo circo muto, Giovanna e Michael studenti di lettere, Pattume e Nonsolomoda agenti di polizia, Aldo l’infermiere, Furio il suo amico, il Dott. Marfella, il prof. Urbani, il tassista dal nome di donna Barbara, la piccola Alice figlia di Pattume, a dare un senso alle loro vita, ottenendo risposte alle tante domande che l’essere umano si pone durante e sulla propria esistenza. Di facile lettura, lo stile è scorrevole, semplice, sebbene ricco di contenuti filosofici e letterali; appassionante, curioso è l’atteggiamento di chi passa da una pagina all’altra, una storia che per molti versi lascia con il fiato sospeso perché è un Romanzo che fa pensare, riflettere su molti temi dai quali, oggi, fuggiamo, perché fondamentalmente abbiamo paura di scoprire le nostre paure, camuffandoci per essere chi non siamo.

“Era una casa molto carina
Senza soffitto senza cucina
Non si poteva entrarci dentro
Perchè non c’era il pavimento
Non si poteva andare a letto
Perchè in quella casa non c’era il tetto
Non si poteva fare la pipì
Perchè non c’era vasino lì

Ma era bella, bella davvero”

Così recitava la canzone di Sergio Endrigo, vi siete mai chiesto che significato possa avere la parola Casa? se proviamo a suddividere le sillabe, epistemologicamente ci dà l’idea dell’essere qui, stare qui ora precisamente. Un luogo al quale si appartiene, dove ci si sente al sicuro, dove ci rifugiamo, dove vengono custoditi ricordi, oggetti, frasi che i componenti che la vivono si scambiano, dove vagano perfino i pensieri e le parole non dette.

Non è attraverso un libro o un quadro o perfino un album di fotografie che Leonilde vuole raccontarvi tante storie. Non è attraverso un video o una canzone, ma lo fa attraverso la stoffa, un qualsiasi pezzo di stoffa, ciò che era prima e ciò che è dopo, ciò che è stata e ciò che è diventata. Ogni stoffa ha la sua storia, la sua vita, dopotutto chi non ricorda quella coperta che tanto ci ha riscaldato quando eravamo piccoli, o quella gonna ricamata dalla nonna e quella sciarpa fatta a mano dalla vicina di casa? Stoffe diventati abiti, cappotti, cappelli che vengono gettati via quando per noi sono oramai vecchi, passati di moda o ci vanno stretti. Eppure raccontano qualcosa e di qualcuno, fanno parte di noi, ne portiamo il ricordo perché eventualmente ci siamo fatte fotografare con quel vestitino celeste con fiocchetti blu, perché ci siamo rimaste male quando quella borsetta rosa con i brillantini si è rotta e nessuno è stato in grado di ripararla, perché quel cappellino color canarino è stato un regalo speciale. Chi ha memoria fotografica fa i conti anche con ciò che ha indossato ed usato, ne porta perfino il ricordo del profumo e del tatto ed i sensi sono legati alle emozioni, alle sensazioni. Dietro ogni stoffa c’è una storia, un racconto che non ha fine se non finali e Leonilde B, fondatrice assieme a Lucia, dell’Ass. Gira e Ricicla, ideatrice del laboratorio “La stoffa racconta”, lo fa non usando carta e penna, ma forbici, metro, cotone e tanta tanta fantasia, lavorando con stoffe con un significato che continua a vivere.

Mi piacerebbe pensare allo sport, al calcio in particolare, come a qualcosa che unisce, come lo è per la musica, come un mezzo che allontana i bambini, i ragazzi e gli stessi adulti, da cattive abitudini e tentazioni. Mi piacerebbe pensare alle partite come un momento di socializzazione, di aggregazione, dove il fare comune è divertirsi tifando, dove la competizione sta in chi mostra lo striscione più originale e non in chi è più forte perché agisce con violenza.