“Era una casa molto carina
Senza soffitto senza cucina
Non si poteva entrarci dentro
Perchè non c’era il pavimento
Non si poteva andare a letto
Perchè in quella casa non c’era il tetto
Non si poteva fare la pipì
Perchè non c’era vasino lì

Ma era bella, bella davvero”

Così recitava la canzone di Sergio Endrigo, vi siete mai chiesto che significato possa avere la parola Casa? se proviamo a suddividere le sillabe, epistemologicamente ci dà l’idea dell’essere qui, stare qui ora precisamente. Un luogo al quale si appartiene, dove ci si sente al sicuro, dove ci rifugiamo, dove vengono custoditi ricordi, oggetti, frasi che i componenti che la vivono si scambiano, dove vagano perfino i pensieri e le parole non dette.

Non è attraverso un libro o un quadro o perfino un album di fotografie che Leonilde vuole raccontarvi tante storie. Non è attraverso un video o una canzone, ma lo fa attraverso la stoffa, un qualsiasi pezzo di stoffa, ciò che era prima e ciò che è dopo, ciò che è stata e ciò che è diventata. Ogni stoffa ha la sua storia, la sua vita, dopotutto chi non ricorda quella coperta che tanto ci ha riscaldato quando eravamo piccoli, o quella gonna ricamata dalla nonna e quella sciarpa fatta a mano dalla vicina di casa? Stoffe diventati abiti, cappotti, cappelli che vengono gettati via quando per noi sono oramai vecchi, passati di moda o ci vanno stretti. Eppure raccontano qualcosa e di qualcuno, fanno parte di noi, ne portiamo il ricordo perché eventualmente ci siamo fatte fotografare con quel vestitino celeste con fiocchetti blu, perché ci siamo rimaste male quando quella borsetta rosa con i brillantini si è rotta e nessuno è stato in grado di ripararla, perché quel cappellino color canarino è stato un regalo speciale. Chi ha memoria fotografica fa i conti anche con ciò che ha indossato ed usato, ne porta perfino il ricordo del profumo e del tatto ed i sensi sono legati alle emozioni, alle sensazioni. Dietro ogni stoffa c’è una storia, un racconto che non ha fine se non finali e Leonilde B, fondatrice assieme a Lucia, dell’Ass. Gira e Ricicla, ideatrice del laboratorio “La stoffa racconta”, lo fa non usando carta e penna, ma forbici, metro, cotone e tanta tanta fantasia, lavorando con stoffe con un significato che continua a vivere.

Mi piacerebbe pensare allo sport, al calcio in particolare, come a qualcosa che unisce, come lo è per la musica, come un mezzo che allontana i bambini, i ragazzi e gli stessi adulti, da cattive abitudini e tentazioni. Mi piacerebbe pensare alle partite come un momento di socializzazione, di aggregazione, dove il fare comune è divertirsi tifando, dove la competizione sta in chi mostra lo striscione più originale e non in chi è più forte perché agisce con violenza.

Era il 22 gennaio 2010 quando circa 297 vincitori di un concorso durato fin troppo tempo sono state sottoposte alla scelta della sede lavorativa. Erano i futuri, sono gli attuali educatori penitenziari che con il loro bagaglio culturale stracolmo di elementi di pedagogia penitenziaria, ordinamento penitenziario, sociologia e psicologia della devianza, e ciascuno con le proprie aspettative ed i propri progetti futuri, hanno salutato parte del passato per iniziare una nuova vita.

E’ la storia quotidiana di ognuno che la mattina si sveglia per andare a lavoro, è la storia di chi il lavoro lo cerca inviando pagine e pagine di curriculum dopo aver studiato tanto e fatto sacrifici. E’ la storia di chi ha scelto un lavoro non facile, non semplice, non solo per ciò che il ruolo richiede ma per gli ostacoli di un sottosistema spesso rigido e che ancora non premia i meritevoli, quelli veri, quelli che soprattutto si impegnano con tutte le forze e in ciò che fanno ci mettono l’entusiasmo, la passione, l’amore.

E’ un Natale possibile anche per chi vive dietro le sbarre, lontano dagli affetti, dalla propria terra e le tradizioni, è un Natale possibile anche se si è privati di uno dei doni più belli della Vita, quello della Libertà, libertà violate per” scelte e per caso”.Le sezioni vengono addobbate, da un lato un alberello con le palle rosse per ricordare il calore della casa, dall’altro su di un lungo tavolo, il tradizionale presepe, la culla è vuota, si aspetta la notte del 24 dicembre per appoggiare il bambinello su una soffice ovatta. Ed il presepe non da fastidio neppure ai reclusi musulmani che si commuovono dinnanzi alla semplicità, alla bellezza di così tanto splendore. In cucina c’è profumo di mandarini, limoni,finocchi e scarole, non verrà preparata la frittura di pesce, ma l’insalata di calamari, quella si. Sui carrelli trasportati dai porta vitto panettoni e biscotti donati dalle associazioni di volontariato, consegnati cella per cella, ristretto per ristretto, per non dimenticare nessuno.

Stalking e Femminicidio per una serata al femminile

Una serata tutta al femminile, quella del 29.11.13, all’insegna della formazione, Stalking e Femminicidio, la tematica discussa presso l’Associazione Gira e Ricicla di Colle di Val d’Elsa (Si). Affrontata nell’ottica criminologica, psicologica e sociologica, con particolare riferimento ai profile dello stalker, dinamiche comportamentali, disagi concernenti la sfera affettivo-relazionale e conseguenze sulle vittime, la platea presente, ha mostrato coinvolgimento partecipante ed attivo non solo ascoltando la relatrice, parlare dell’argomento, ma in quanto parte integrante di un dibattito forte e costruttivo.

“Recupero, riciclo, autoproduzione e artigianato: forme di cura e benessere per l’ambiente e la persona, memoria storico culturale di antiche tradizioni”

E’ un luogo magico, quello di Gira e Ricicla, cappellini, spillette e quadri di stoffa, borse di lana, perfino una tovaglia gigante colorata, girandole di plastica, sacchetti profumati e valigie di legno, un luogo dal profumo di buono, del vecchio che si rinnova, che nasce e si presenta ancora più bello, perché dietro c’è l’idea, la fantasia, la creatività e soprattutto la voglia di amare ciò che si ha. E’ proprio così, alla base di tutto, di Gira e Ricicla c’è l’Amore, l’economia del Dono, dello scambio reciproco dei propri beni, quei beni dei quali ci si libera senza vederne la trasformazione, senza cogliere il sapere, la storia che c’è dietro e quella futura.

Non è un caso isolato, quello di questi giorni, Baby squillo, titolo in prima pagina di giornali e dibattiti di trasmissioni televisive. Solo perché qualcuno ha parlato, è emerso, ma c’è, esiste come ogni fenomeno del quale nessuno vede e nessuno sente per convenienza o perché si è troppo concentrati su se stessi, la propria vita, il proprio egoismo e con esso su un forte narcisismo che non consente di riflettere sulle conseguenze. Non si tratta di fatti occasionali, o situazioni nelle quali si è caduti erroneamente, chi compra del “sesso” già di per se commette un reato, ma lo è ancora di più se la vittima consenziente o meno è una minorenne, una ragazza poco più che adolescente, una ragazza in fase di crescita e di scoperta personale che andrebbe tutelata, ascoltata, protetta, aiutata. Per l’appunto andrebbe… Andrebbe tutelata dalla famiglia e dalla scuola, ascoltata dai genitori o genitore e dagli insegnanti, andrebbe aiutata quando con l’eccesiva aggressività, trasgressione non consone all’età o totale chiusura manifesta un disagio e conseguentemente una richiesta che sembra nessuno colga o finge di non carpire. E’ un fenomeno quello delle baby e dei baby squillo che apre un dibattito sotto vari profili, una riflessione a 360°, che abbraccia l’aspetto sociologico, psicologico, pedagogico e criminologico.

Io per la seconda volta giudice di poesie al “Monte di poesie”

Castagne e poesie, binomio perfetto per l’ottava edizione del concorso letterario “Un Monte di Poesie”. Piccoli e grandi, principianti e dilettanti, poeti in erba, si sfidano con la penna, una penna che sta a significare parola, rima, sonetto, sensazione, emozione, narrazione, famiglia, natura, sogno, paura, dolore. Una penna che scorre veloce prima che il pensiero voli, prima che le idee scompaiano, idee mosse dall’ispirazione e l’ispirazione mossa dalla passione. Prima di tutto la passione per la scrittura creativa, la Poesia, il Racconto.