Carcere e Giustizia

Buon giorno educatrice, ha inviato la domandina?

Dottoressa ha letto l’istanza, volevo parlare con lei, ho problemi

Educatrice, ho della porchetta che mi hanno portato ai colloqui, ne vuole un po’?

Dottorè ma vengo messo alla scuola quest’anno?vorrei imparare qualcosa

Dottores io uscirei a settembre se la SV mi si concedesse i giorni, ma la sintesi me la chiudete?

Voci di uomini, voci di detenuti, voci che come eco rimbombano nelle sezioni delle carceri anche la Vigilia di Ferragosto.

Con il Codice Penale Rocco del 1931si attribuiva alla pena un carattere affittivo ed intimidatorio. L’istruzione, il lavoro, la religione erano considerati gli unici mezzi attraverso i quali rieducare e risanare i condannati, oltre ad essere considerate attività obbligatorie con severe punizioni nei confronti di chi assumesse una condotta irregolare e si rifiutasse di parteciparvi.
I detenuti erano considerati come ”soggetti patologici”, da curare e diagnosticare la loro guida era spesso affidata ad uno psichiatra, e per chi era reputato socialmente pericoloso il carcere costituiva prevalentemente un luogo di “custodia”. Con la riforma dell’O.P. 354/75 si tende ad umanizzare il senso della pena tracciando per i detenuti e gli internati un percorso individualizzato caratterizzato da attività trattamentali che mirano alla rieducazione e risocializzazione degli stessi. In seguito alla promulgazione della costituzione è con l’art. 27 che si evidenziano i principi della pena e della rieducazione del reo, lo stesso articolo recita: “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso dell’umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Pertanto l’individualizzazione del trattamento costituisce la premessa e la condizione necessaria per l’intervento educativo nel contesto penitenziario.

Napoli,28 novembre 2009. Si è tenuta oggi a Napoli la giornata per la legalità della pena ad opera dell’associazione “Il carcere possibile onlus”. Manifestazione pubblica per il rispetto dei principi costituzionali e delle norme in materia di esecuzione della pena. L’evento denominato “Detenuto per 1 minuto” ha previsto momenti molto intensi e di significativa riflessione sulla condizione penitenziaria, il carcere con tutte le sue sfaccettature, quale la simulazione del vivere in cella per 1 minuto.

A cura di Leandro Limoccia

La vera questione meridionale, che non è mai entrata per davvero nell’agenda dei governi, concerne il dato strutturale delle mafie.
Suddette organizzazioni criminali, con la loro capacità pervasiva, ed i collegamenti con il variegato mondo delle professioni e dei colletti bianchi, che rappresentano le “teste di ponte” per operazioni finanziarie apparentemente lecite, non hanno mai rappresentato un’evidenza e, di conseguenza, un’emergenza.

Formativa, interessante ma soprattutto partecipativa è stata la serata del 27 settembre 2009 dedicata allo Stalking “sequestro psicologico della vittima”, fenomeno reato assai diffuse quanto silente.
Dibattito che ha avuto luogo presso la Sala Cavallo del Comune di Marano, in occasione della Rassegna culturale “Conversazioni sotto i portici”.

« La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. E forse è la più pervasiva. Non conosce limiti geografici, limiti culturali o di ricchezza. Fintanto che continua non possiamo dichiarare di fare reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace ».
(Kofi Annan, Nazioni Unite 1999)

Continua l’autunno caldo delle proteste. Ieri è toccato agli educatori penitenziari, mobilitati con un sit-in alla Camera per chiedere lo sblocco delle assunzioni. I fondi ci sono ma non vengono utilizzati, e per fare un concorso ci sono voluti 5 anni. Solidarietà da Di Pietro.

Non avranno l’impeto dell’onda studentesca, né la visibilità dei piloti Alitalia, ma nell’autunno caldo delle proteste è giunto il loro momento. Sono gli educatori penitenziari, centinaia di persone in bilico impossibilitate a svolgere il proprio lavoro, o costrette a farlo in condizioni precarie. E non un lavoro qualunque, ma il fulcro della funzione rieducativa della pena. Si sono ritrovati oggi a Roma, a decine, sotto la pioggia battente, sotto un gazebo che ha fatto da quartier generale del loro sit-in a Piazza Montecitorio, per protestare soprattutto contro la lentezza delle assunzioni, che si somma ai tempi già biblici dei concorsi. Hanno denunciato soprattutto “lo status di precarietà lavorativa di 397 vincitori e 500 idonei che hanno partecipato al concorso indetto dal ministero della Giustizia per educatori penitenziari, durato ben 5 anni”. Nonostante la carenza di educatori penitenziari sia stata appena stimata “in 826 unità”, cioè più del doppio di quelli che dovrebbero essere assunti.