Elementi di psicologia

Bowlby nel 1956 viene invitato al centenario della nascita di Freud ad una conferenza sulla Psicoanalisi e le cure infantili. Freud ha portato alla luce grandi verita’ nella sua carriera, ha affermato per prima cosa che le radici del nostro comportamento sono da ricercarsi nell’ infanzia e nei primi anni di vita.

Spesso i bambini dinnanzi a situazioni piccole e grandi , dinnanzi a problemi semplici per loro ma anche complessi rispetto la loro età , sembrano , si sentono sperduti come Pollicino ed i suoi fratelli nel bosco della vita , di fronte ad una realtà che non sempre ed ancora conoscono o che spesso si dimostra diversa dalla loro tipologia di realtà.

28° Corso annuale

ANALISI E MODIFICAZIONE DEL COMPORTAMENTO
DI PERSONE CON DISABILITA’ INTELLETTIVA

Il metodo cognitivo-comportamentale
TRENTO, GENNAIO – OTTOBRE 2008
Oratorio del Duomo, Via Madruzzo, 45 – Trento

Il corso rivolto a insegnanti, educatori, psicologi, medici, pedagogisti, logopedisti e riabilitatori, è articolato in 4 Week-end di base (44 ore in presenza) e a scelta un Seminario tecnico (11 ore in presenza) o un Corso online (25 ore a distanza) tra quelli proposti per il 2008.

Notizia postata dalla Dott.ssa Viviana Vitale

A cura della Dr.ssa Loffreda Velia

L’approccio terapeutico dell’analisi del discorso di Manuel Villegas Besora

Il linguaggio è un sistema di comunicazione inserito in una situazione sociale, un comportamento simbolico e un’attività essenzialmente e genuinamente sociale .

Esso è diventato uno dei più importanti strumenti di molte professioni, con riunioni, procedure, e conferenze come fulcro di quasi tutti i contatti professionali.
Per questi motivi, Manuel Villegas Besora propone un approccio alla psicoterapia basato sull’analisi del discorso: quale miglior mezzo per interpretare il comportamento dell’uomo, se non quello di uno strumento da lui stesso creato?
Il metodo dell’analisi del discorso rappresenta un valido supporto alla terapia, poiché fornisce utili informazioni su ciò che il paziente vuole comunicare e su quali significati nascosti si celano dietro le sue parole partendo dalla scomposizione del testo delle sedute terapeutiche .
L’analisi del discorso terapeutico parte da alcuni presupposti distinguendo: il testo che è ciò che viene detto ed il discorso che è ciò che si ha intenzione di comunicare. La comunicazione interattiva con un paziente non può essere disturbata dalla nostra intenzionalità di far dire al paziente ciò che noi immaginiamo e supponiamo. Il paziente ha una intenzionalità comunicativa pura e come tale deve essere decodificata. Il linguaggio è uno strumento comunicativo ed evolutivo.
Il metodo proposto, l’analisi testuale, insegue specificamente questo scopo e si distingue di tutti gli altri per le caratteristiche seguenti:
1) considera sempre il testo come un’unità di significato.
2) Implica l’analisi tanto delle strutture testuali superficiali, come di quelle profonde, alla luce dei concetti provenienti della linguistica testuale, come coesione, connessione, coerenza e pianificazione macrostrutturale.
3) E’ in relazione al contesto di produzione, cioè in relazione alle condizioni pragmatiche in cui si produce il testo, indipendentemente dalle sue modalità orale o scritta.
L’analisi del discorso terapeutico è una operazione specificamente ermeneutica l’analisi testuale ha lo scopo, attraverso strumenti linguistici non contaminati da teorie psicologiche a priori, di elicitare la matrice discorsiva, di cui il testo non è altro che una attualizzazione.
L’analisi del discorso mira a individuarne le categorie fondamentali e le regole che lo rendono coerente (Levinson, 1983); essa considera in tutte le sue formulazioni, il proprio oggetto di studio un’azione.
Tale metodologia è stata studiata per essere applicata a trascritti di sedute di psicoterapia a prescindere dall’orientamento teorico di riferimento, permette di identificare lo stato problematico manifestato dal paziente, di seguirne l’evoluzione nel corso del trattamento di correlarlo a altri stati problematici presentati dal paziente.
Villegas, nel suo metodo è attento sia agli aspetti linguistici del discorso, poiché nella sua analisi testuale analizza elementi come la ridondanza e la coerenza, sia gli aspetti contenutistici del discorso, poiché effettua una sintesi conclusiva della matrice ideologica del paziente.

L’analisi del discorso di Manuel Villegas

Villegas afferma che sin dalle origini la Psicoterapia è stata definita, relativamente al discorso, come “guarigione per mezzo della parola”
L’oggetto della terapia è allora il racconto del paziente, le sue emozioni, i suoi pensieri, che solamente dopo aver istaurato una buona relazione con il terapeuta, hanno la possibilità di fluire liberamente in un discorso.
Villegas utilizza il termine discorso, riferendosi a diversi concetti.
Egli considera, infatti, il discorso come caratterizzato da diversi aspetti processuali: la formazione della matrice intenzionale di colui che parla e l’organizzazione linguistica attraverso la quale si esprime il rapporto tra emittente e destinatario, implicando i processi di produzione e comprensione testuale.
Secondo Villegas, l’interpretazione di un testo ci rimanda ai protagonisti di chi lo ha prodotto: l’emittente e il ricevente.
Il soggetto che riceve un messaggio dall’emittente, per poterlo interpretare deve necessariamente attribuirgli un significato contestualizzato e l’interpretazione consiste nel decifrare il contenuto semantico e la finalità pragmatica di quel messaggio.
In particolare, egli individua in ogni atto comunicativo due processi ben distinti: il processo di produzione e quello di comprensione.
Il processo di produzione prevede la pianificazione di ciò che si vuole trasmettere.
Per la trasformazione del complesso intenzionale in un linguaggio orale o scritto è necessario applicare alle nostre idee quell’insieme di parole secondo regole sintattiche, grammaticali con i contenti di un messaggio (coerenza e ridondanza). Il risultato si completa in un discorso, grazie quindi al processo di codifica. L’articolazione costituisce infine il testo.
Il processo di comprensione comprende invece una decodificazione del testo che gli permette di trasformare gesti e suoni in frasi e microproposizioni. Parallelamente, si sviluppano processi profondi che permettono di comprendere come è articolato il testo.
Egli applica il suo metodo di analisi testuale alle sedute di psicoterapia, per cogliere fino in fondo i contenuti veicolati dal paziente e connetterli sulla base dei dati che lui stesso ci fornisce.
Il suo obiettivo è di analizzare, capire o risolvere i problemi collegati all’azione pratica all’interno di un particolare setting come quello terapeutico.
L’oggetto di analisi è costituito dalla visione del mondo del paziente, ai suoi pensieri e alle sue emozioni.
Secondo l’autore, infatti, nell’analisi del discorso si deve partire dall’insieme delle parole, delle frasi e delle proposizioni presenti nel testo, per arrivare alla struttura profonda del discorso: la matrice ideologica del paziente.
La matrice ideologica, non è nient’altro che la visione del mondo del soggetto, è come lui concepisce la realtà, come si rapporta con essa.
Qualsiasi circostanza o evento della vita si riproducono in un’espressione verbale.
Queste espressioni possono utilizzare un certo tipo di linguaggio, essere codificate e presentarsi sotto forma di testo. Possono essere non codificate e utilizzare il linguaggio del corpo, con gesti e intonazioni

Il discorso del paziente racchiude tutte queste espressioni che il terapeuta deve comprendere, se vuole arrivare ad individuare i significati ed i valori impliciti della sua matrice discorsiva
Per questo motivo è importante analizzare anche il contesto in cui si crea la comunicazione, con contesto non si intende il luogo fisico, bensì quell’insieme di relazioni e pensieri che caratterizzano quel rapporto e non un altro.

Il metodo secondo Villegas

Con il suo metodo l’analisi testuale ha come obiettivo di giungere alla riproduzione di una sintesi discorsiva
Il primo passo per l’analisi testuale di Villegas consiste nella suddivisione del testo in microproposizioni. Egli intende per microstrutture “quelle unità testuali che conservano una certa omogeneità al loro interno differente dal resto delle unità nel testo” (Villegas, 2000 : 55).
La scissione tra le microstrutture possono avvenire in diversi modi come ad esempio un cambio di argomento o di soggetto.
Le unità testuali o microstrutture, conservano una certa omogeneità al loro interno differente dal resto delle unità di testo.
Non sono costituite da una singola frase e non coincidono nemmeno con le regole grammaticali e della sintassi, ma sono costituite da un gruppo di frasi che sviluppano un unico argomento autonomo, ma non indipendente dal resto del testo.
La divisione in microstrutture ci permette di evidenziare la pianificazione del discorso nelle sue fasi.
La connessione dei diversi raggruppamenti di frasi fortemente coese che costituiscono le microstrutture, danno luogo alla coerenza: “Un testo è coerente nella misura in cui stabilisce relazioni non contraddittorie tra le diverse microstrutture del testo” (ibidem: 40).
Queste relazioni possono essere di inferenza, causalità, parallelismo, opposizione, ecc.
Il recupero della matrice discorsiva si ottiene analizzando proprio le caratteristiche autonome ed essenziali della struttura di un testo: la coerenza e la ridondanza.
Il tema può espandersi, e parte di questa espansione avviene proprio a causa della ridondanza testuale, cioè alla reiterazione informativa, che può essere minima, media o massima (Villegas, 2000).

L’analisi della ridondanza si realizza con criteri testuali e non mostra le relazioni strutturali che lo compongono ma evidenzia il tema del discorso.
La testualità fa allora riferimento agli elementi strutturali del testo, tra i quali: la ridondanza, sulla base della coesione lessicale e della concordanza degli elementi diaforici (anafora e catafora) che rimandano ad elementi anteriori e posteriori dello stesso con i quali sono correferenziali; oppure la connessione, stabilita dai connettori (ad esempio: congiunzione di diverso genere) capaci di esprimere la natura dei rapporti tra le varie microstrutture in cui è diviso un testo, base della coerenza testuale.
Per coerenza si intende quel tipo di coesione lessicale che si produce tra microstrutture diverse a livello macrostrutturale.
La coerenza fa riferimento al modo in cui gli elementi soggiacenti alla superficie testuale riescono a costruire, nella mente degli interlocutori, una configurazione veicolatrice di significato, da cui dipende la coerenza testuale (Villegas, 2000). La coerenza è l’adeguamento degli elementi del testo.
L’analisi della coerenza rimane più attenta alle linee verticali del testo che a quelle orizzontali: la verticalità è, infatti, il risultato della connessione tra le diverse microstrutture di cui si compone il testo.
L’orizzontalità del testo si ottiene invece tramite la coesione interna delle microstrutture, perciò in base alla ridondanza degli elementi.
Questi elementi sono psicolinguistici perché provengono dal livello di pianificazione del discorso.
Per quanto riguarda un testo scritto, e la sua rappresentazione, il principio di cooperazione trova una corrispondenza nella necessità di mantenere, ritrovare, una coesione e una coerenza testuali: il testo deve possedere una sua continuità sia riferendosi ad elementi linguistici precedenti sia nel rimandare ad argomenti già trattati.
Da un punto di vista cognitivo, uno dei requisiti essenziali della rappresentazione mentale del testo è la sua coerenza, ovvero che la possibilità che gli elementi citati nel testo siano collegabili medianti relazioni casuali, temporali, logiche o, comunque, dotate di senso rispetto a un mondo possibile.
La combinazione di ridondanza e coerenza forma un complesso efficace che genera la situazione semantica e la matrice discorsiva.
Sintetizzando, l’analisi del discorso di questo autore, prevede le seguenti fasi: suddivisione del testo in microstrutture, analisi delle ridondanze, analisi della coerenza, individuazione della macrostruttura del testo e costruzione della sintesi macroproposizioanale e rappresentazione della matrice ideologica

In altri termini, la trasmissione di informazione deve rispettare il costituirsi della catena referenziale del discorso: è necessario che le informazioni progressivamente introdotte nel discorso si riferiscano allo stesso argomento proposto inizialmente. In questo modo il discorso risulta coeso e coerente e la comprensione del discorso stesso avviene senza difficoltà ed interruzione.
Il passaggio da un’unità semantica all’altra può essere segnalato in vari modi, tra i quali il cambio dell’argomento, il cambio del soggetto o il cambio di modalità verbali, ecc.
E’ perciò necessario richiamare i principali caratteri originali del discorso, in particolare del “testo”, rispetto alle frasi: da un lato, la sua “coesione” interna, cioè l’insieme dei meccanismi di vario tipo che assicurano il collegamento tra le sue componenti, e, dall’altro, la sua “coerenza”, cioè la capacità o la potenzialità messa in essere da un autore in un discorso di attivare un insieme di conoscenze pertinenti per la situazione e condivise dal suo interlocutore sul sistema lingua e sul mondo.
La comprensione del discorso, e in particolare la comprensione dei testi scritti, può essere presentata come una serie di fasi specifiche. Il risultato finale è una rappresentazione mentale completa del significato non tanto del testo quanto piuttosto dell’argomento di cui il testo tratta.
Anche nella prospettiva psicoretorica l’oggetto di indagine sul quale si vuole operare è il discorso. Viene messa in primo piano la macrostruttura del discorso, la sua organizzazione e il suo sviluppo, la connessione tra le parti, le deviazioni, la combinazione e l’interferenza tra i temi.
Il processo di comprensione delle informazioni comunicate, e della stessa interazione comunicativa, dunque, si sviluppa correttamente se, da un lato, si individua chiaramente perché vengono trasmesse determinate informazioni , ovvero le intenzioni e gli scopi della comunicazione, e, dall’altro, se si coopera a mantenere il filo del discorso, ovvero se si mantiene in primo piano l’argomento di cui si sta parlando.
L’interpretazione di un testo può portare un po’ di problemi a causa delle interferenze che sopraggiungono al momento della decodifica.; non è difficile notare come i risultati di una ricerca, o l’analisi di un testo, finiscano per evidenziare i modelli personali dell’interprete piuttosto che dell’autore. Tutto ciò perché la codifica è filtrata e deformata da una serie di fenomeni selettivi riconducibili alle ideologie, alle motivazioni di chi interpreta un testo.
Il discorso può essere interpretato in tanti modi diversi, in base agli autori e alla quantità di informazione di contesto che è inclusa.Le letture dei testi dimostrano che la comprensione avviene non attraverso una tabula rasa, ma in stretta relazione con l’ambiente delle emozioni, gli atteggiamenti e la conoscenza. La tecnica dell’analisi testuale ci offre sicuramente un ulteriore strumento di comprensione e la stessa analisi del discorso di Villegas ci dà la possibilità di avvicinarci al mondo dei pensieri e dei vissuti del paziente.

A cura della Dr.ssa Loffreda Velia

“Sviluppare le relazioni e l’interazione sociale nell’ autismo ” 28-29 ottobre 2006 Trento sede Oratorio del Duomo via Madruzzo 45 trento , rilasciato attestato di frequesnza , crediti ECM richiesti per psicologi , educatori e logopedisti costo iscrizione 150 + iva (per istituzioni) 135 + iva se pagata personalmente fonte :http://www.barcellonapg.it/Rubriche/comeesseresocievoli/seminari.htm

Il bambino vive quotidianamente in un ambiente di imitazione, dove figure e situazioni gli sono da maestre;apprende, interiorizza, fa suo, agisce in base all’influenza.Lo stesso apprendimento del linguaggio è causa-effetto dell’apprendimento influenza.E’ bellissimo, emozionante sentire il proprio bambino pronunciare le prime parole,chiamare la mamma con il nome mamma,papà con il nome papà, saper dire il nome degli oggetti, associare il nome all’oggetto desiderio:ma tra tante parole ci potrebbero essere anche le parolacce.

Quelli che seguiranno sono parte delle osservazioni sul comportamento della prima infanzia effettuate durante il mio breve periodo di maestra di asilo nido e scuola materna privata;esperienza svolta quando avevo 17 anni.
Già allora sulla scia dei più grandi maestri della pedagogia:Montessori, Sorelle Agazzi, Aldo Agazzi, Pestalozzi, Frebel, Rousseau, mettevo in pratica quanto da loro avevo appreso interiorizzando le loro metodologie, interpretandole e facendole mie proprio attraverso lo strumento dell’osservazione psico-pedagogica costante ed efficace che accompagnava ogni attività gioco effettuata con la classe.
Attraverso l’osservazione che peraltro appuntavo, relazionavo, facendola diventare spunto di argomento per gli incontri con i genitori,è stato possibile attuare percorsi-campi di esperienza-tenendo conto dell’età, dei bisogni, delle caratteristiche psicologiche e comportamentali dei bambini,aiutandoli nel loro cammino di crescita quotidiana, stimolando la fantasia, la curiosità, la socializzazione, l’autonomia,benché non siano mancate le difficoltà organizzative, poiché avevo una classe di 20 piccini, dagli otto mesi ai 4 anni, e le divergenze metodologiche con la direttrice giovanissima-poco più grande di me.