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Premessa

Nato l’ 8 giugno 1987 , il Telefono Azzurro si pone l’ obiettivo di costruire una società civile che rispetti i diritti dei bambini.
Nel 1990 , per decreto del Presidente della Reppublica , è stato riconosciuto Ente Morale.Il Telefono Azzurro non riceve finanziamenti pubblici e si sostiene esclusivamente con contributi volontari.

scuola, oggi , come agenzia educativa e comunicativa, che forma , che è sempre più aperta e flessibile, abbraccia diverse situazioni e accoglie bambini stranieri, diversamente abili, bambini che sono ospiti presso case famiglie,ragazzi con problemi devianti se non anche delinquenziali;ha spesso a che fare con altri Servizi ed altri operatori, ma non sempre questo interagire assieme è sereno e peraltro facile.

La paura delle critiche

Molti insegnanti temono di essere il bersaglio delle critiche dei loro studenti. Naturalmente, essi hanno ragione a ritenere che saranno oggetto degli esami più scrupolosi.L’abilità didattica, l’ aspetto fisico e il loro comportamento è continuamente studiato, valutato.

L’ insegnante può essere solo in parte consapevole dei suoi atteggiamenti e aspettative ,ma nonostante ciò essi influenzano il modo in cui considera la natura del suo ruolo , in cui percepisce e interpreta il comportamento degli studenti e reagisce , in cui egli si aspetta che essi lo considerano.
Le sue convinzioni si basano sulle esperienze della sua vita , su ciò che egli ha da esse imparato , su ciò che egli ha provato per coloro che sono stati responsabili della sua educazione.

docente , pur essendo vagamente consapevole della vasta gamma di emozioni, sentimenti, tende ad ignorarla, a sottovalutarne la forza e l’ effetto che essa può avere all’ interno del rapporto con lo studente e quindi anche sulla capacità di apprendimento di questi.
Se l’ ammirazione, l’ amore e la gratitudine possono incoraggiare allo sforzo, l’ eccessiva idealizzazione dell’ insegnante può portare a credere che esso, invece non venga richiesto.I sentimenti di odio e di amore potrebbero essere ostacoli al compito dell’ imparare e dell’ insegnare, ma esistono e non si possono eliminare.

Gli alunni spesso , durante , dopo una lezione , tendono a discutere , a non essere d’ accordo; spesso vogliono mostrare di saperne più del loro insegnante , fanno capire che la materia li annoia. Alcuni si sentono sottostimati, giudicati e temono di essere considerati inferiori e inutili.
Il giudizio dell’ insegnante influenza e condiziona il livello di apprendimento dello studente , il suo impegnarsi , la considerazione di sè.

Nel momento in cui il bambino e le maestre fanno il primo ingresso a scuola , portano con sè i loro vissuti, conoscenze, sentimenti, emozioni , che vanno ad influenzare spesso le relazioni con tutto il gruppo classe.
Il bambino dalla scuola materna fino all’ Università (quando sarà , poi, un ragazzo) manifesta nello studio , le sue paure , le sue capacità , le sue preoccupazioni , i suoi dubbi , evidenziando spesso anche problemi dovuti a ben altro che lo studio stesso.
Bisogna sempre, da entrambe le parti , cercare di superare l’ ansia , di far fronte alle tensioni,ma per i bambini è diffiicle.

Ci sono momenti in cui l’ insegnante ha bisogno di prendere contatto anche con le altre persone che hanno a che fare con i suoi allievi.
Ovunque viene riconosciuta la necessità di un buon rapporto tra genitori e insegnanti e ci sono sempre state alcune scuole che hanno avuto molto successo a questo riguardo.
Una grande importanza al tipo di rapporto che gli insegnanti stabiliscono con i genitori è riportato nel Plowden Report , pubblicato nel 1967, il quale descrive alcuni metodi nel tentativo di codificarli in una lista di suggerimenti validi per tutte le scuole.

PREMESSA
Senza rendercene conto i fattori emotivi concorrono molto sul processo dell’ apprendimento e dell’ insegnamento, se non ci permettono una migliore interazione tra noi maestri e alunni.
Dal momento in cui noi nasciamo iniziamo a conoscere il mondo e noi stessi, apprendendo tutto ciò che ci circonda, e in base a ciò regoliamo le nostre emozioni, le nostre relazioni,facendoci pienamente coinvolgere, trasmettendo poi le nostre conoscenze, le nostre storie , insomma i nostri vissuti

La problematica della risposta carceraria
In Italia, dopo anni di riflessione e di dibattito tra giudici minorili, avvocati e operatori del settore, è entrato in vigore il nuovo codice di procedura penale per i minorenni, il quale garantisce al minorenne non solo un giudice specializzato, ma anche un processo orientato non tanto verso l’accertamento del reato quanto piuttosto verso la persona in quanto individuo in formazione a cui va riconosciuto il diritto all’educazione, al sostegno, alla protezione.
Uno dei principi fondamentali del codice di procedura penale minorile è quello della residualità della detenzione, misura da utilizzare solo nel caso in una condanna in un istituto minorile, infatti, solo raramente rappresenta un deterrente, nella maggior parte dei casi conferma il soggetto nel ruolo di delinquente, non esprimendo una finalità educativa che agevola percorsi di ripresa.