|
Ai sensi dell'art 65 sui diritti d'autore, si fa richiesta a chi volesse prendere spunto dagli articoli dei siti eduprof.it e minorionline.it, per tesine, tesi di laurea, lavori di specializzazione, relazioni, di richiederne l'autorizzazione alla redazione se non all'autore del singolo articolo specificandone la motivazione e citandone la fonte.
|
|
|
 |
|
|
 |
|
|
|
|
| Il computer e Internet nell'età del passaggio tra pensiero concreto e pensiero astratto. Gli adolescenti e le chat-line. Le raccomandazioni del Comitato nazionale di Bioetica - Dott.ssa Silvia Vegetti Finzi www.pianetascuola.it/resonline/ |
|
| Martedì, 19 Ottobre 2004 - 13:17 - 2183 Letture |
 |
Il computer è ormai entrato, a pieno diritto, nelle case e nelle scuole e si prevede che la sua diffusione avrà nei prossimi anni una straordinaria accelerazione. Tuttavia non siamo ancora preparati a utilizzare le sue risorse e a sventare le sue minacce.
Per certi aspetti, bambini e ragazzi ne sanno più di noi. Abituati a giocare e interagire con mezzi tecnologici avanzati, si trovano già in possesso di disposizioni e precognizioni che li aiutano a entrare nell'universo computerizzato che noi adulti sentiamo, invece, come estraneo e ostile. In questo campo non è raro assistere a scene di insegnamento/apprendimento dove il ruolo maestro/allievo appare rovesciato ed è il ragazzino a essere in cattedra e l'adulto nel banco, almeno idealmente.
Di fronte a frequenti reazioni di rigetto da parte degli educatori, Roberto Maragliano ci mette in guardia dalla tentazione di adottare atteggiamenti moralistici. È troppo facile condannare il nuovo esaltando il vecchio, dimenticando che anche il mezzo che ora stiamo rivalutando, sempre quello precedente all'attuale, è stato, a suo tempo, soggetto a condanne e anatemi.
Platone temeva che la scrittura indebolisse la memoria umana; secoli dopo altri hanno demonizzato la stampa e successivamente, in nome dei libri, la radio; poi, recuperando la radio, hanno criticato la televisione e adesso è la volta del computer. Il copione insomma è sempre lo stesso, e poiché i pregiudizi non incrementano certo la conoscenza, è opportuno ricostruire i processi in gioco e valutarne le conseguenze.
Come si sa, i bambini familiarizzano con la comunicazione computerizzata sin dall'infanzia, attraverso i videogiochi, ma solo con la prima adolescenza sono in grado di utilizzarne, nel bene e nel male, tutte le risorse.
Gli ultimi media trovano nei ragazzi i loro protagonisti mentre gli adulti cercano di osservare, comprendere e, se possibile, regolare. Ma, nel procedere insieme, vi è la possibilità di impostare un nuovo dialogo tra le generazioni.
Poiché il computer reagisce alle domande che gli vengono poste, le sue prestazioni variano a seconda dell'età degli utenti. La domanda più nuova, diffusa e inquietante che gli pongono gli adolescenti riguarda la chat, la chiacchiera telematica. A quali esigenze risponde questa richiesta? Chi sono i soggetti che la formulano? Senza alcuna pretesa esaustiva cercheremo di rispondere a questo preliminare quesito.
Pertanto, è con una carellata sul passaggio dall'età di latenza alla prima adolescenza che inauguriamo la nostra attraversata nelle esperienze diffuse e umbratili delle prime "navigazioni" via Internet.
Una trasformazione mentale
Il passaggio dal pensiero concreto a quello formale, che inizia intorno agli undici anni, consente un salto di qualità nell'insegnamento e nell'apprendimento. È evidente che a questa età subentrino cambiamenti fisici, ma allo stesso tempo avvengono anche modificazioni qualitative dei processi cognitivi che, benché meno visibili e valutabili, si ripercuotono sugli atteggiamenti e comportamenti dei giovani.
La trasformazione più importante consiste nel passaggio dalle operazioni concrete a quelle astratte. Le prime sono legate ai dati percettivi e identificano il pensare con il fare; le seconde ne prescindono e sono capaci di lavorare su semplici ipotesi.
Transitando dal reale al possibile, il ragionamento diventa molto più libero e ricco perché il pensiero può tentare diverse soluzioni dei problemi e verificarle mentalmente. I bambini, benché fantasiosi, sono logicamente rigidi, dal momento che non distinguono l'ipotesi dalla realtà; gli adolescenti invece sanno di procedere su un piano mentale e sono in grado di isolare una variabile, verificarla, scartarla, provarne un'altra sino a raggiungere la soluzione definitiva.
Il passaggio dal pensiero concreto a quello formale non avviene tuttavia in modo omogeneo. Vi sono anticipazioni e ritardi in base ai talenti e agli interessi dei ragazzi. Vi è chi matura prima nell'area letteraria e chi invece riesce meglio in quella scientifica. Non mancano poi ragazzi che, per carenze ambientali, a sedici anni non hanno ancora raggiunto lo stadio delle operazioni formali, che liberano il pensiero dall'egocentrismo infantile perché permettono di riflettere sulle proprie operazioni cognitive e su quelle degli altri.
Con il progredire dei processi logici, la prospettiva sociale si fa più articolata: dopo i dieci anni i ragazzi cominciano a essere in grado di considerare la loro ottica, quella dell'altro e anche un terzo punto di vista più generale. Questa capacità di pensare in modo mobile, duttile, decentrato risulta essenziale nella costruzione della propria identità.
Mentre l'Io del bambino è assemblato in base alle proiezioni degli adulti, all'immagine che riceve dal di fuori, alle narrazioni che si fanno sul suo conto, l'adolescente cerca di autodefinirsi, di delineare la sua individualità, il suo particolare stile di espressione e di relazione, anche contro il passato.
Contemporaneamente, il pensiero morale evolve verso giudizi sempre più astratti. Dapprima il bambino valuta le azioni in base al danno concreto, poi secondo l'apprezzamento degli adulti, in seguito tiene conto delle relazioni interpersonali e dell'ordine sociale; successivamente considera importanti le intenzioni personali e solo nell'ultimo stadio, quello più maturo, è capace di confrontarsi con leggi astratte del tipo: "agisci in modo che quello che fai possa diventare una norma universale".
In ogni caso lo sviluppo cognitivo dei ragazzi è strettamente correlato all'ambiente sociale nel quale vivono e ai rapporti affettivi che li sostengono: l'importanza dei genitori rimane indiscutibile ma a essi si affiancano altre figure di rilievo, in primo luogo gli insegnanti.
Pagina: 1/6
Nota: http://www.pianetascuola.it/resonline/RES_23/02_vegetti_a.html |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
|
|