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| Il ruolo della famiglia nell’educazione infantile - Dott.ssa Carmen Matta (educatrice professionale) |
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| Sabato, 23 Ottobre 2004 - 20:20 - 3733 Letture |
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Introduzione
Nell’attuale clima sociale si parla di relazionalità malata della famiglia verso i figli.
Ciò è dovuto alla interscambiabilità di ruoli che, invece di produrre educazione, non fa altro che render difficili i processi di identificazione, proiezione dei bambini nei confronti dei genitori, i quali vedono le proprie sagome identificative sempre più dissolte e, quindi, meno stabili.
“Il salto tra individuo e Stato senza l’organicità dalla famiglia alla società civile, non rende migliori i soggetti in fase di crescita, ma ne disorienta la cultura dei sentimenti e la necessaria integrazione tra processi cognitivi e affettivi”
FAMIGLIA
PRE-MODERNA Unità produttiva e di commercio
Organo della continuità educativa Patriarcale allargata: Primato del padre;
Dominio dell’uomo sulla donna;
Divisione tecnica e sociale dei ruoli sessuali e lavorativi
FAMIGLIA
MODERNA Differenza tra famiglia come organo di produzione e famiglia come organo di consumo. Nucleare
Separazione delle funzioni specifiche della famiglia(affettive, etiche, espressive) da quelle strumentali della società civile.
FAMIGLIA
POST-MODERNA Famiglia come organo di consumo Post-nucleare
Funzioni parcellizzate
Riduzione dell’organicità affettiva.
Scioglimento legami sociali e solidali.
Nel passaggio dalla modernità alla post-modernità si colloca quella che Acone definisce la fenomenologia educativa della famiglia, che va verso una decentralizzazione progressiva e vede compresenti l’imprescindibile ruolo della famiglia come soggetto educativo e la sua contemporanea crisi della sua presenza in quest’opera.
Da una parte, infatti, nell’attuale clima della post-modernità, caratterizzata da una cultura radical-nichilista, si afferma la necessaria presenza della famiglia nell’educazione delle nuove generazioni, ma dall’altra si opera verso uno sgretolamento progressivo dell’organicità relazionale (affettiva-intellettuale) della famiglia occidentale in nome dell’individuo-soggetto.
Si sta verificando, come sostenuto altrove, un processo di defamiliarizzazione dell’educazione ,per cui lo spostamento del ruolo educativo, fa si che la famiglia divenga al più per le giovani generazioni un’agenzia affettiva di riserva e punto di appoggio economico volto a soddisfare bisogni economici di sussistenza.
Si parla di una normatività senza soggetto, di un’educazione anonima, affidata ai mass media e al gruppo dei pari, agenzie che hanno inglobato, hanno attirato a se quelle funzioni specifiche un tempo appartenenti esclusivamente alla famiglia.
2.1 Cenni sull’evoluzione storico-culturale della famiglia
Con il termine “famiglia” si è soliti indicare tre differenti e distinte realtà:
a) un gruppo di individui che vivono insieme nella medesima abitazione, le regole con le quali si forma tale gruppo, la sua ampiezza e la sua composizione, le modalità secondo cui si trasforma, si sviluppa e si divide. In questo caso il termine più corretto per indicare tale situazione è “struttura familiare”;
b) i rapporti (affetto, autorità) esistenti in tale gruppo e le dinamiche con le quali i coresidenti sotto il medesimo tetto interagiscono e le emozioni che provano l’uno per l’altro. Il termine più adatto per indicare questa condizione è “relazioni familiari”;
c) i legami ed i rapporti esistenti fra distinti gruppi di coresidenti tra i quali vi siano dei rapporti di parentela e tutto ciò che intercorre fra di loro (aiuto, frequenza degli incontri, ecc.). “Rapporto di parentela” è il termine più esplicito per indicare questa situazione.
L’attenzione di Barbagli è rivolta soprattutto ai mutamenti della famiglia nell’Italia centro settentrionale, in cui, come l’autore sottolinea, la struttura della famiglia tipo comincia ad evidenziare una forte differenziazione tra città e campagna già dal XIV secolo: le famiglie urbane sono, per lo più, nucleari; quelle rurali complesse. Nelle città la maggior parte della popolazione vive in nuclei familiari ristretti.
Elemento presente in tutti i diversi modelli di relazioni domestiche fu il mantenimento fino a tempi molto recenti della superiorità del potere e dell’autorità dell’uomo: la struttura ed il potere patriarcale fu caratteristica comune a tutte le differenti relazioni familiari e domestiche.
Nel secolo XIX tale modello basato sulla completa e totale deferenza dei figli nei confronti del padre, entrò in crisi e si affermò un modello, detto coniugale intimo, in cui il maschi (marito e padre) pur continuando ad avere potere ed autorità assoluta riduceva di molto le distanze sociali con la moglie ed i figli.
Volontariamente si ebbe una riduzione ed un controllo delle nascite e, in maniera indirettamente proporzionale, aumentò il tempo dedicato dai genitori ai propri figli.
Ciò fu, ovviamente, il frutto delle grandi trasformazioni sociali, politiche ed economiche avvenute nei secoli XVIII - XIX (in primis la Rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese) che, messo in crisi l’Antico Regime, produsse grandi cambiamenti ai quali dovettero adeguarsi anche le relazioni familiari: nasceva un nuovo modello di famiglia dapprima sviluppatasi nei ceti più alti della realtà urbana e poi estesasi anche nei ceti meno abbienti, che avrebbe visto la propria affermazione nel XX secolo.
Per quanto riguarda quel vasto periodo di tempo che va dal Rinascimento alla Rivoluzione industriale, come sostiene un importante storico, quale Nino Tamassia in un lavoro del 1911, si potevano scorgere nel Rinascimento “I segni sicuri della disgregazione continua della compagine familiare”.
Nel Medioevo la caduta di ogni autorità aveva favorito la formazione di legami e solidarietà parentali; si era formata la famiglia estesa o clan, i cui membri vivevano sotto lo stesso tetto e avevano in comune la proprietà dei beni.
La fine delle servitù medioevali e del sistema corporativo di tale epoca aveva favorito una “personalizzazione” dei capitali e delle ricchezze il cui possesso ora spettava maggiormente ai singoli più che ai gruppi familiari.
Difatti con il Rinascimento si perde la coesione e la famiglia si disintegra in unità più piccole e ciò, secondo molti studiosi, è dovuto a mutamenti nella sfera politica e in quella sociale, che porta al passaggio dal modello di residenza patrilocale (convivenza della coppia dopo il matrimonio nella casa paterna) a quello della residenza neolocale (residenza in una nuova abitazione dei soli coniugi).
Durante la prima Rivoluzione industriale (XVIII secolo) la famiglia complessa subì un altro colpo che ne aumentò la tendenza alla frantumazione.
Nella società preindustriale le esigenze ed i bisogni dei singoli più deboli venivano assorbiti, soddisfatti e risolti dall’azione dell’intero gruppo familiare in cui il singolo viveva. Quindi la massima sicurezza sociale dell’individuo era ben protetta e ben tutelata dall’esistenza di solidi gruppi familiari il più estesi possibili: più una famiglia era ampia e solida più essa poteva tutelare i propri componenti. La società industriale, invece, prevedeva forme di assistenza non più legate alla propria famiglia di origine, ma pubblica e/o legata ad associazioni operaie o professionali.
La possibilità di trovare impiego, inoltre, non era frutto della famiglia di provenienza, ma era strettamente connessa alle proprie personali capacità professionali.
Tutti questi elementi condussero a strutture familiari di tipo nucleare.
Assume valore l’equazione secondo cui il superamento di una società agricola a vantaggio di una società industriale favorisce la frantumazione della famiglia estesa segnandone il tramonto a favore di un modello familiare mononucleare.
Ciò che occorre sottolineare sono i mutamenti, nel corso dei secoli, delle relazioni domestiche.
Oggetto di interesse sono le pratiche di allevamento adottate nel passato. Si può notare il costume prevalente in molti ceti di fasciare tutto il corpo del bambino nei primi cinque mesi di vita, per giungere a una liberazione progressiva delle braccia e successivamente delle gambe.
L’allattamento al seno è stato praticato per lungo tempo, a partire dal Seicento, fino ai due anni di vita del piccolo, che veniva, così, tardivamente svezzato.
Maggiore importanza riveste il costume di affidare la cura e l’allattamento del neonato ad una terza persona, ad una balia, come si può dedurre anche dagli studi dello storico francese Philippe Ariès.
Tale pratica è stata a lungo criticata, fino ad essere considerata un abuso, un’interruzione del rapporto che lega naturalmente madre e figlio.
I numerosi oppositori di un tal tipo di allattamento mercenario, hanno avanzato le proprie critiche sostenendo, in primo luogo, che il bambino, uscito dopo nove mesi dal grembo materno, finisce con l’affezionarsi ad una persona diversa da quella che l’ha partorito, che gli ha dato calore e a cui è legata per natura.
Si crea,invece, un legame con la balia, che trasmette, con il suo liquido bianco, le qualità del proprio corpo e del proprio animo al piccolo, che assomiglierebbe, così, non ai genitori, ma alla madre “artificiale”.
Date queste premesse, furono soprattutto i nobili ad abbandonare il baliatico, per il timore che i propri figli potessero acquisire virtù morali, comportamenti non adatti alla propria classe sociale, ma tipici dei ceti sociali più bassi e considerati degenerativi per la nobiltà.
Nonostante, però, il timore di malattie o di un declassamento, nel Cinquecento e nel Seicento vigeva ancora l’allattamento mercenario.
Pur criticando l’usanza del baliatico, molti medici, filosofi, ecclesiastici, riconoscevano l’importanza per molte madri di allattare al proprio seno e, quindi, preferirono addirittura dar consigli ai genitori sulle caratteristiche che doveva possedere una balia, sui comportamenti e le regole a cui doveva attenersi.
Era preferibile che la donna a cui si affidava la cura dei bambini avesse tra i venti e i trentacinque anni, che fosse “di buoni costumi e di maniere non grossolane, saggia e mansueta, non molto timida, ma nemmeno troppo audace”.
I genitori, nei casi in cui la balia fosse andata a vivere nella loro casa, potevo esercitare un controllo più diretto su di essa e sui comportamenti, i modi con cui agiva nei confronti dei bambini.
Sull’usanza del baliatico si sono aperte numerose controversie, ma l’importante è capire; perché le madri affidavano i figli a persone estranee? Cosa li spingeva a farlo?
Le teorie in merito a ciò possono essere raggruppate in due filoni principali.
Nella prima rientrano i sostenitori della cosiddetta teoria della “mancanza di amore materno”.
Secondo Shorter e altri studiosi l’allattamento mercenario rappresentava in pratica l’indifferenza delle madri per i figli al di sotto dei due anni.
Ciò valeva sia per le madri che davano in affidamento i propri figli alla balia, sia per quelle donne che assumevano il compito di allattare i figli degli altri.
Le madri decidevano di non tenere i figli con sé già poche ore dopo il parto pur sapendo di aumentarne le probabilità di morte e lo facevano per mancanza di amore materno.
Numerosi critici del baliatico, quindi, affermavano che la madre subordinava le necessità della prole alle proprie comodità.
Sul versante opposto si collocava, invece, chi era convinto che le madri che affidavano il figlio alle cure di una balia, lo facessero non per indifferenza, ma per la paura di soffrire per la perdita del neonato e per il timore di affezionarsi troppo a lui.
L’uso del baliatico permetteva il rientro in casa del piccolo quando in parte era scongiurato il pericolo della sua morte e, quindi, la madre poteva più facilmente affezionarsi e senza timori a lui.
Riguardo la prima tesi, vi sono state varie dispute.
Secondo alcuni studiosi, infatti, bisognerebbe parlare di indifferenza paterna, oltre che di mancanza d’amore materno, essendo i padri i maggiori avversari dell’allattamento materno e i “selezionatori” delle nutrici.
Non ci si può, poi, schierare contro l’uso del baliatico se non si studiano caso per caso le condizioni dei ceti sociali e delle diverse famiglie.
È stato accertato che molte donne si offrivano come nutrici per poter integrare il reddito familiare, abbandonando, così, anche la propria famiglia.
Considerando, inoltre l’alto tasso di mortalità infantile, ma anche il numero di donne che sono morte dopo il parto, si può giungere alla conclusione che il baliatico non era una manifestazione dell’indifferenza materna, ma un modo per le madri di riprendersi, di alleggerirsi del peso che, in ogni caso, comportava la nascita di un figlio.
Solo nell’Ottocento mutano le pratiche di allevamento dei figli, col passaggio dall’allattamento mercenario a quello materno, inizialmente tra la nobiltà, e, solo in un secondo momento, nei ceti sociali più svantaggiati. Questo cambiamento, però, non fu dovuto alla nascita di un amore materno, bensì ad una nuova mentalità nelle coppie, ad un nuovo comportamento riproduttivo, ad un controllo delle nascite.
Si comincia a creare una nuova cultura della famiglia, associata ad una nuova regola, quella della residenza neolocale.
Quest’ultima permette di eliminare il vecchio modello patriarcale e, pertanto, la distanza sociale tra padri e figli.
I coniugi sono liberi di creare un proprio nucleo domestico, separato da quello dei genitori.
Come Barbagli fa notare, infatti, il matrimonio da un semplice contratto stipulato dalle famiglie degli sposi si è trasformato in legame sempre a carattere affettivo ed anche i rapporti con i figli sono migliorati anche a seguito della razionalizzazione e del controllo della maternità e della drastica riduzione della mortalità infantile.
Con la nascita della famiglia moderna e con la cosiddetta “transizione demografica” , che comportò il passaggio da un alto tasso di mortalità e fecondità a equilibri fondati sui tassi di fecondità e mortalità bassi, questo atteggiamento di indifferenza verso la prole ha lasciato gradatamente spazio all’affetto, e i figli sono divenuti i destinatari privilegiati delle cure e dell’amore dei genitori.
Pur concordando nell’individuazione dei principali mutamenti concernenti i rapporti familiari verificatisi nei paesi occidentali, gli autori delle ricerche sono in netto disaccordo sull’epoca durante la quale questi si sono manifestati, sulle classi sociali che per prime sono state toccate da tali cambiamenti e sui motivi per i quali questi hanno avuto luogo.
I due studiosi che maggiormente si sono occupati della questione, Stone e Shorter, sono arrivati a due conclusioni differenti.
Come si vede in qualche modo esiste un tenue legame che collega struttura della famiglia e relazioni familiari, due processi che se pur in linea di massima indipendenti si sono intrecciati, sovrapposti ed influenzati reciprocamente.
Per Shorter la famiglia moderna sarebbe sorta nella seconda metà del Settecento, con la nascita e lo sviluppo del “capitalismo industriale”. In questo periodo i rapporti tra i coniugi e quelli tra genitori e figli sarebbero stati investiti da “un’ondata di sentimento”. Secondo Shorter, a partire da questa epoca il rapporto di coppia è caratterizzato da una crescente erotizzazione, e soprattutto tra i giovani dei ceti sociali inferiori aumenta il numero delle relazioni prematrimoniali, mentre cresce vertiginosamente il numero delle nascite illegittime.
Contemporaneamente, dopo secoli di indifferenza dei genitori verso i figli, tra le donne dei ceti medi fa la sua comparsa un nuovo fenomeno: l’amore materno.
Le trasformazioni sociali seguite all’industrializzazione incidono profondamente sul comportamento dei giovani proletari, che tendono a divenire più autonomi: diminuisce la forza delle relazioni parentali e, di pari passo, si fa meno forte la pressione del controllo sociale.
L’innalzamento del livello di vita dei ceti medi (artigiani, commercianti, contadini, proprietari) prodotto dal capitalismo industriale dà luogo a un mutamento delle relazioni tra genitori e figli: le madri spendono meno tempo ad aiutare il marito nell’azienda familiare e possono così dedicarsi maggiormente all’allevamento della prole.
Stone sostiene invece che la famiglia nucleare domestica che definisce “chiusa”, all’interno della quale vi erano forti legami affettivi, ha preceduto di molto l’industrializzazione, ed è perciò del tutto indipendente da essa. Il passaggio dalla famiglia aperta, i cui membri erano sottoposti a un forte controllo da parte della parentela (nei ceti sociali più elevati) e della comunità (in quelli più bassi) sarebbe avvenuto, secondo Stone, tra 1580 e il 1640. Alla diminuzione dell’importanza attribuita alla parentela e alla comunità, delineatosi in questo periodo, corrisponde infatti un rafforzamento del peso dell’unità coniugale e del potere del pater familias nei confronti della moglie e dei figli.
La crescente mobilità geografica favorisce inoltre l’allentamento dei legami parentali. L’ideale di parentela come punto focale del senso di solidarietà sarebbe stato progressivamente soppiantato da due nuovi valori: lo Stato e la famiglia coniugale, in seguito messi da parte grazie all’affermazione di un terzo valore, quello della libera scelta individuale.
L’importanza del nucleo familiare andò così aumentando, mentre venivano meno le funzioni della famiglia come meccanismo di distribuzione di beni e servizi: lo Stato moderno, che si stava all’epoca formando, assunse via via alcune funzioni economiche precedentemente svolte dalla famiglia o dai parenti, che perdevano così il ruolo attribuitogli ormai da decenni, dell’educazione delle nuove generazioni.
Nota: Tratto da: G. ACONE, Fondamenti di Pedagogia generale, Edisud, Salerno, 2001
G. ACONE, Fondamenti di pedagogia generale, Edisud, Salerno, 2001, p. 111
G. ACONE, L. CLARIZIA, Fenomenologia dell’esperienza educativa,Morano, 1995
G. ACONE, Analisi pedagogica della condizione giovanile, Morano, Napoli, 1985
M. BARBAGLI, Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo, Il Mulino, Bologna, 2000, p. 32
M. BARBAGLI, Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo, Il Mulino, Bologna, 2000, p. 373
M. BARBAGLI, Storia della famiglia italiana, Il Mulino, Bologna, 1992, p. 13
Tratto dal secondo capitolo della tesi di laurea della Dott.ssa Carmen Matta laureatosi in Scienze dell' educazione il 20-10-2004
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