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| La multiculturalità in piazza |
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| Martedì, 20 Luglio 2010 - 22:36 - 470 Letture |
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Colori, dialetti, razze, culture ed etnie che si mescolano, caratterizzano Piazza Arnolfo, nel pieno centro di Colle di Val D’Elsa.
In ogni momento della giornata, da mattina a sera, siedono sulle panchine, all’ombra o sotto il sole che picchia: algerini, tunisini, sud americani, rumeni, indiani, pakistani e napoletani.
Siedono accanto senza distinzione, senza differenza e discriminazione, comunicano, si raccontano e raccontano del loro passato e di progetti futuri.
Raccontano del loro paese, di ricordi, di aspettative, speranze, rancori e ritorni; siedono allo stesso tavolo ad entrambi i bar confinanti il punto di mezzo della piazza; ordinano caffè all’italiana, stuzzichini vari e “parlano”, comunicano, si arricchiscono di racconti esperenziali e crescono di differenze.
Perfino i banchetti del mercato rionale si tingono di multiculturalità, abiti orientali ed occidentali, profumi ed aromi, uniscono, avvicinano, parlano attraverso i loro simboli, le loro voci, la loro musica nel giorno di festa.
Bambini che giocano a nascondino, trovano rifugio al di là delle mura del borgo; lanciano la palla verso compagni che hanno una pelle “diversa, colorata”, rispettando l’altro; giochi comuni, giochi di una volta, giochi di sempre, giochi etno-culturali.
La piazza, una scuola sul campo, un contesto esperienziale di significati costruttivi da dare ad un grande valore, quella dell’uguaglianza, dell’unicità, della democrazia, del rispetto, dell’accoglienza.
Donne che si scambiano consigli ed opinioni sui lavori di casa, “diversi” che si integrano in un contesto interculturale che non è la scuola didattica, dove si fa lezione in una stanza; un laboratorio sul campo, una piazza, una città, un borgo medievale che insegna attraverso gesti spontanei ed autentici l’integrazione, la comunicazione che passa attraverso il saluto, la stretta di mano, il sorriso, la condivisione delle problematiche del proprio paese, la soluzione ed il trovare alternative a situazioni emergenti, l’appoggiarsi, l’incoraggiarsi, l’ascoltarsi e l’essere da esempio ad una politica che ultimamente non insegna che la discriminazione.
Colori, voci diversi, sguardi, espressioni, che comunicano; una piazza, il centro della multiculturalità.
Emanuela Cimmino
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