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Cocomeri, aragoste e passeggi nei bracci
Domenica, 15 Agosto 2010 - 13:01 - 443 Letture
Buon giorno educatrice, ha inviato la domandina?

Dottoressa ha letto l’istanza, volevo parlare con lei, ho problemi

Educatrice, ho della porchetta che mi hanno portato ai colloqui, ne vuole un po’?

Dottorè ma vengo messo alla scuola quest’anno?vorrei imparare qualcosa

Dottores io uscirei a settembre se la SV mi si concedesse i giorni, ma la sintesi me la chiudete?

Voci di uomini, voci di detenuti, voci che come eco rimbombano nelle sezioni delle carceri anche la Vigilia di Ferragosto.


E mentre la gente comune, la gente libera, sdraiata al mare, cerca di rilassarsi dopo un anno di lavoro, e pur si lamenta, c’è chi lavora con turnazioni al di fuori del normale in una struttura organizzativa assai complessa, in una struttura socio-penale, quella del carcere dove addetti alla sicurezza ed all’opera educativa si impegnano con professionalità, costanza e credibilità a far di un luogo da sempre considerato dalla società esterna- esclusivamente ristrettivo - “possibile”, un luogo del cambiamento.
Poliziotti penitenziari alle strette per carenza del personale rinunciano alle loro ferie, solidali tra loro, svolgono mansioni delegate dall’ordinamento anche nei giorni di festa.
Cocomeri, aragoste per i liberi, per i ristretti il 14 agosto la cucina detenuti ha preparato riso con zucchine, pollo e piselli.
Vigilia di Ferragosto in carcere, assieme parlamentari, autorità ed esponenti politici che fanno visita agli istituti ,nelle sezioni dopo la conferenza di servizio con l’Area sicurezza ed educativa.
Autorità politiche e mediatiche che prendono appunti, pongono domande, passeggiano nei bracci guidati dal Comandante, mentre i detenuti in piedi salutano, attendono risposte, fanno loro domande, parlano; mentre altri continuano a fare ciò che è stato “interrotto”: mangiano, socializzano nella sala hobby, bloccano il Commissario per avere risposte in merito alle loro continue istanze, salutano l’educatrice ed effettuano colloqui al di là delle porte blindate, sbarre sulle quali affacciarsi e vedere la vita del corridoio, sbarre dalle quali esternamente è possibile curiosare e sorvegliare la gestione della propria camera.
Tutto prosegue anche la Vigilia di Ferragosto, neppure l’Autorità li blocca.
Uomini che vogliono parlare, comunicare i loro bisogni, esigenze, richieste, curiosità sulle normative che mutano.

“Dottorè ma non mi chiamate per il colloquio”?

Dottorè ma mo che andate in ferie, a me chi ci pensa?

Comandante il mio permesso? Ed il trasferimento ?


E mentre si parla, mentre si accompagnano le autorità ai vari piani, al transito arrivano i nuovi giunti, chissà dalla libertà, chissà trasferiti da quale istituto, per quale motivo.
Un nuovo giunto, una nuova storia, un nuovo uomo da cambiare.
La vita continua in istituto, il lavoro in carcere non si ferma mai, neppure la Vigilia di Ferragosto, ed è così sempre: un costruire assieme quotidianamente, un gestire situazioni particolari e complesse, un rincorrere dietro un tempo che non sembra avere né un inizio né una fine.
Detenuti che trasmettono consapevolezza, coscienza, dolore, paura, rimorso, speranza e non solo nel giorno delle “visite” da parte degli esponenti istituzionali.
La vita, il lavoro in carcere è anche ben altro.
Si lavora sempre in carcere e le difficoltà dovrebbero essere rese note non solo il giorno di Ferragosto.
Occorrerebbe un maggior sguardo- quotidianamente- da chi potrebbe portare cambiamenti sia per il personale che per i ristretti.

Emanuela Cimmino, Educatrice, 14 agosto 2010

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