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La famiglia come progetto educativo - Dott.ssa Carmen Matta
Domenica, 24 Ottobre 2004 - 20:32 - 3989 Letture
“La relazione educativa è relazione tra due soggetti reciprocamente riconoscentisi adulto/non adulto in un rapporto gerarchizzato dalla tensione normativa presente nel progetto educativo e percepita come tensione etico-comportamentale dell’educazione” .


Attraverso un tale approccio si può capire lo sviluppo e la crescita del bambino che deve passare da uno stato di dipendenza ad uno di autonomia, mirando alla costruzione di una personalità responsabile e verso una relazionalità adulta.
Importante è, quindi, in questo processo, il ruolo della famiglia nell’educazione dei figli.
La scoperta della famiglia come soggetto di mediazione educativa risale alla fase mercantile dello sviluppo socio-economico dell’occidente e la borghesia ha perfezionato questo processo; alla modernità appartengono anche la specializzazione affettiva e la differenziazione dei ruoli.
E’ la fase post-industriale a provocare la disgregazione di questi apparati, con la successiva frammentazione della famiglia nucleare e la formazione di una coniugale, triadica, di coetanei.
In una prospettiva psicologica si può notare come la famiglia tende a privatizzarsi sempre più, fino a perdere le funzioni economiche giuridiche e a configurarsi come soggetto di mediazione educativa, anche se, nella contemporanea cultura occidentale, ha demandato la formazione delle giovani generazioni a numerosi centri: la scuola, la Chiesa, gruppi formali e informali, che operano tutti a favore degli educandi, “mediante contenuti e metodi distinti, ma con l’obiettivo di fare di loro soggetti autonomi, responsabili, capaci di agire con rettitudine” .
Riprendendo Acone , “la famiglia si vede prima sottrarre la connessione educativa con le tecniche artigianali e agricole, con la dinamica istruttiva di cui era portatrice fin dagli albori della civiltà occidentale, e successivamente si vede sottrarre anche alcuni compiti di allevamento, formazione, educazione socializzazione che le erano rimaste dopo l’avvento della società moderno-industriale”.
La relazione educativa genitore-figlio va ricondotta al più ampio sistema metacomunicativo-relazionale della famiglia, che ha origini dal livello di equilibrio presente all’interno della coppia.
“Solo il genitore che sia libero dall’impegno di gestire una difficile o conflittuale area coniugale, può essere emotivamente libero di sperimentare il proprio ruolo genitoriale nella relazione col figlio” .
Un grado di conflittualità strutturale, stabile nella comunicazione coniugale, invade l’area della comunicazione genitore-figlio, impedendo la comprensione empatica dei figli e l’ascolto dei loro bisogni, desideri legati alla loro crescita.
Un disturbo nella capacità comunicativa dei genitori sarà, per i figli, fonte sicura di sviluppo carente, inadeguato della fiducia nelle proprie percezioni, nei propri sentimenti e di difficoltà nell’educazione affettiva e nelle relazioni con gli altri.
Ritornando alla famiglia quale tramite paidetico delle generazioni, possiamo delineare diverse concezioni inerenti ai metodi che un educatore può utilizzare nel suo processo di formazione e agli obiettivi, le mete da perseguire quando si mette in atto un processo educativo. Seguendo il principio della bontà originaria dell’uomo, Rousseau introdusse nella pedagogia il sentimento, gli affetti, la Natura. Questi dovranno essere i fondamenti alla guida dell’uomo se l’amore e non l’odio dovranno essere nel mondo.
L’educazione deve prendere legge dalla natura che fa tutto bene: l’educazione naturale significa “sviluppo spontaneo”, liberarsi di tutto il peso della civiltà e della cultura, significa semplificarsi. L’educatore non si deve imporre, né deve imporre leggi e regole, deve solo permettere che il corso della natura dell’educando si possa compiere secondo il naturale cammino. L’educatore baderà solo affinché nulla possa deviare il corso normale, il naturale cammino della natura dell’educando.
L’educazione negativa, o naturale, così come imposta da Rousseau, ha il grande pregio di aver promosso l’attività spontanea dell’alunno, ma molte sono le critiche da fare.
Il pensiero pedagogico di Rousseau si fonda sul presupposto sbagliato della bontà originaria dell’uomo, per cui il fanciullo, lasciato a se stesso, sviluppa solo a buon fine le proprie inclinazioni. Ma è, ripetiamo, un presupposto errato, basato su un concetto di libertà che non corrisponde alla realtà dell’uomo.
Infatti egli non è nè libero nè buono, quando è in balia dei propri istinti naturali, perciò, seguendo l’istinto, l’uomo non è in grado di formarsi un carattere, di acquisire il senso del “dovere”, una morale, in pratica. Una morale non soggettiva ma elevabile a norma universale.
E’ un tipo di educazione che non abitua allo “sforzo”, necessario ad educare la volontà ed il carattere.
Pestalozzi stesso, pur proseguendo sulle orme di Rousseau, apportava molte critiche al principio metodico generale da lui iniziato. Un’istruzione è vera ed educativa solo quando proviene dall’attività stessa dei fanciulli. L’educazione è processo autonomo, ma il suo punto di partenza non è l’“uomo astratto”, ma l’individuo nella pienezza dei suoi rapporti familiari e sociali. Il centro dell’educazione naturale è la famiglia cui la scuola deve conformarsi. Vediamo infatti che la libertà naturale della persona deve essere legata alla sua funzione sociale.
Pestalozzi obiettava che il fanciullo deve divenire un utile cittadino. Egli affermò che ogni educazione deve ispirarsi alle condizioni concrete in cui l’uomo deve operare.
L’educazione secondo Pestalozzi non mira a determinare una volta per tutte la spiritualità infantile, ma vuole dare ad essa “libertà d’infinito sviluppo”.
Infatti il metodo del Pestalozzi deve far si che il processo educativo si svolga come un “graduale, organico sviluppo della vita e delle persona del bimbo” . La personalità del bambino, infatti, si manifesta in tre principali aspetti:

• Religioso-morale
• Intellettuale
• Tecnico-pratico

Il primo costituisce la natura divina dell’uomo, che lo allontana dalle passioni e lo guida con amore verso il dovere.
Esso si manifesta nell’obbedienza, nella fiducia che il bambino ripone inizialmente solo nella madre, per poi estenderla a Dio e agli altri uomini.
Il secondo, ovvero l’aspetto intellettuale, permette la liberazione dell’individuo dalla conoscenza superficiale e soggettiva, per cogliere la verità come armonia, moralità.
Il terzo aspetto è dato dalla forza dell’arte che traduce la moralità in un’opera concreta e può essere colta analizzando il lavoro dell’uomo.
Appoggiando la tesi del Pestalozzi possiamo sostenere che l’educazione deve iniziare sin dalla prima infanzia e deve riguardare tutte le sue attività spirituali.
Il primo e più importante educatore è la madre, che stabilisce con l’educando un rapporto intimo e non esteriore.
E poiché la madre può provenire anche da una condizione socio economica disagiata ed essere anche incolta, il metodo educativo deve essere preciso organico e semplice.


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Nota: L. CLARIZIA, La relazione, Anicia, Roma, 2000, p. 22

N. GALLI, Pedagogia della famiglia ed educazione degli adulti, Vita e Pensiero, Milano, 2000, p. 92

G. ACONE, a cura di, La famiglia come progetto educativo nella società post-industriale, Morano Editore, Napoli, 1984, p. 81


L. CLARIZIA, La relazione, Anicia, Roma, 2000, p.

E. PESTALOZZI, Come Gertrude educa i suoi figli, La Nuova Italia, Firenze, 1969

N. GALLI, Vogliamo educare i nostri figli, Vita e Pensiero, Milano, 1985, p. 54

A. BERGÈ, Educazione familiare, Editori Giunti, Firenze, 1956, p. 22


A. SBISÁ, Educazione e famiglia, La Nuova Italia, Firenze, 1977, p. 31

A. SBISÁ, Educazione e famiglia, La Nuova Italia, Firenze, 1977, p. 31

N. GALLI, Vogliamo educare i nostri figli, Vita e Pensiero, Milano, 1985, p. 246

N. GALLI, Vogliamo educare i nostri figli, Vita e Pensiero, Milano, 1985, p. 248

N. GALLI, Problemi attuali di pedagogia familiare, La Scuola, Brescia, 1972,
p.23

A. SBISÁ, Educazione e famiglia, La Nuova Italia, Firenze 1977, p. 68

N. GALLI, Problemi attuali di pedagogia familiare, La Scuola, Brescia 1972, p. 25

N. GALLI, Problemi attuali di pedagogia familiare, La Scuola, Brescia, 1972, p. 36


M. MONTESSORI, Il bambino in famiglia, Milano, Garzanti, 1991


Seconda parte del 2 capitolo della tesi di laurea della Dott.ssa Carmen Matta laureata il 20-10-04 in Scienze dell' educazione.







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