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Giornali Online

Che cosa fare ?Percorso educativo per la Dislessia - Dott.ssa Marta Trigari
Mercoledì, 20 Dicembre 2006 - 14:58 - 5186 Letture
Cap V . Che cosa fare ?


Il percorso fin qui sviluppato consegna a genitori e insegnanti una situa zione alquanto complessa, derivata in massima parte dalla molteplicità dei livelli attraverso cui si dipana e dal carattere evolutivo che caratterizza il problema .


Genitori ed insegnanti sono posti contemporaneamente di fronte ad una “richiesta di normalità”: il bambino chiede di sentirsi uguale agli altri , anche nei “bisogni educativi speciali” legati alla dislessia.
Per affrontare questa duplice richiesta è necessaria la collaborazione costante e costruttiva delle due principali agenzie educative,la famiglia e la scuola .
In presenza di una difficoltà di apprendimento , che già di per se rende particolarmente fragile il bambino , il contrasto tra i modelli educativi proposti , il disaccordo fra insegnati e genitori e/o il rimpallarsi delle responsabilità per il mancato conseguimento degli obbiettivi scolastici non può che generare ulteriore disagio psicologico nel bambino e deprimere i suoi sforzi .
Il risultato di queste dinamiche è il protrarsi di inutili temporeggiamenti e la mancata predisposizione di un piano di intervento personalizzato .
Il percorso in Italia per la diagnosi di dislessia è medicalizzato.
Questo percorso se, da una parte, consente la velocizzazione degli esami (p.es. ortottici e audiometrici) ,dall’altra può generare ansia e preoccupazione sia per i genitori che per il bambino stesso .
I genitori possono vedere nell’esigenza di fare una “diagnosi medica “ la conferma dell’equivalenza fra dislessia ed handicap , equivalenza per altro errata e fuorviante , e per il bambino è la conferma che è “malato”…
altrimenti perché lo porterebbero dal dottore ?
Va inoltre considerato l’impatto negativo che ha la figura dello specialista sull’insegnante nel suo rapporto con l’alunno e viceversa: l’eccessiva difesa degli ambiti professionali di queste due figure cosi importanti per il percorso formativo del fanciullo rende difficoltoso il monitoraggio degli effettivi progressi e/o regressi.
Personalmente ritengo che nel caso di bambini con difficoltà di apprendimento , come in tanti altri casi di “speciale normalità “ , poter avvalersi di un equipe socio-psico-pedagogica interna al circolo didattico ,e quindi costantemente in rapporto con i suoi insegnati, offrirebbe ad entrambi maggiori opportunità.
L’intervento deve essere personalizzato, deve tener conto del tipo di dislessia , della sua severità , dell’età del bambino e della sua situazione emotivo-affettiva .
Sono assolutamente necessari momenti di verifica del percorso, sia
per quanto riguarda , strettamente , la capacità di letto-scrittura sia per quanto riguarda , in generale , i risultati scolastici senza dimenticare di porre particolare attenzione al “comportamento” di questi bambini, che, di solito non sviluppano comportamenti palesemente aggressivi o anti-sociali ma possono, piuttosto , evidenziare atteggiamenti di chiusura , di disinteresse e demotivazione .

L’intervento andrà declinato attraverso una “rete” che includa :

1)L’intervento dello specialista ( di solito un logopedista)
che si occupi di fare la diagnosi e di operare in modo specifico per “recuperare”quanto più possibile le abilità di letto-scrittura e anche di indicare , la dove la severità della dislessia o l’età del soggetto
lo rendano necessario l’utilizzo degli strumenti compensativi più idonei.



2)L’adozione da parte degli insegnati di una “didattica inclusiva”
rispettosa sia della “speciale normalità” di cui è portatore il bambino , sia del suo diritto ad uno sviluppo armonico e completo delle proprie capacità e abilità.

3)L’intervento a casa a sostegno sia dei genitori sia del bambino .

I genitori devono essere informati sulle“speciali esigenze educative “ del figlio e formati sul come farvi fronte .E’ necessario far comprendere loro che un bambino dislessico non è , nonostante le apparenze contrarie , handicappato o deficitario ma , semplicemente , un soggetto la cui mente lavora in modo differente da quello che ci si attende normalmente .
Il bambino, d’altra parte , andrà seguito a casa affinché possa avvalersi della massima personalizzazione del percorso d’apprendimento , sia stimolato a sviluppare interesse per gli argomenti presi in esame e guidato a sviluppare le abilità metacognitive sia a livello di “capacità di autovalutazione delle proprie abilità e di pianificazione delle attività” sia a livello di “automonitoraggio e autovalutazione dei propri processi e del proprio rendimento”.


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