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L' esperienza emotiva nel processo di insegnamento e di apprendimento
Martedì, 11 Novembre 2003 - 14:47 - 590 Letture
PREMESSA
Senza rendercene conto i fattori emotivi concorrono molto sul processo dell’ apprendimento e dell’ insegnamento, se non ci permettono una migliore interazione tra noi maestri e alunni.
Dal momento in cui noi nasciamo iniziamo a conoscere il mondo e noi stessi, apprendendo tutto ciò che ci circonda, e in base a ciò regoliamo le nostre emozioni, le nostre relazioni,facendoci pienamente coinvolgere, trasmettendo poi le nostre conoscenze, le nostre storie , insomma i nostri vissuti


Le relazioni sono spesse fatte delle nostre esperienze, coinvolgiamo gli altri e veniamo coinvolti dagli altri, influenzandoci a vicenda; tale influenza incide molto sul nostro apprendimento, sull’ aspetto affettivo e cognitivo.
Non a caso nel bambino, la maggior parte dei problemi di apprendimento, sono dovuti ai vissuti della famiglia, al modo di vivere e relazionare con i genitori e con gli stessi insegnanti, ai problemi che ci sono a casa. Un’ influenza che spesso li condiziona ad assumere determinati atteggiamenti, ad avere un’ idea di se stessi completamente diversa da quanto poi invece si conquista a scuola se si lavora sulle proprie competenze e capacità. Molti bambini , molti studenti, hanno un livello di autostima del tutto basso, che li porta anche a non tentare, perché sono per i genitori “ dei falliti”, perché sono per i maestri “degli asini”.
Affermazioni del genere, personalmente penso, non fanno altro che demoralizzare i bambini, specie se sono fragili, e non li aiutano per niente a conoscersi e volersi bene.
Un bambino , invece se spronato, motivato, se considerato capace, si sente capace, si vuole bene e sa che può farcela,vivendo così più serenamente il rapporto con se stesso e lo studio, la scuola.
Nelle scuole materne e in quelle elementari, si presta attenzione ai problemi e alle esigenze emotive di ogni singolo allievo. Ciò , spesso, porta alcuni insegnanti a ritenersi più capaci degli stessi genitori nel comprendere il bambino e nel provvedervi. E’ importante, invece che noi maestre/i fungiamo da tramite con le famiglie, per capire meglio ed aiutare il bambino/bambina che con i suoi piccoli atteggiamenti ci mostra le sue difficoltà.
In molte scuole dove l’ aspetto più importante è quello didattico, (ma oramai siamo in una società nella quale la scuola non è più Istituzione che trasmette istruzione, notizie culturali, oggi la scuola è agenzia educativa, comunicativa) ci sono spesso insegnanti che restano stupiti del fatto che nonostante il buon livello di insegnamento e l’ intelligenza degli alunni, questi non diano buoni risultati.
Quando i bambini sono intelligenti, si pensa che non abbiano problemi,dunque si tende a lasciarsi sfuggire le difficoltà emotive, e invece dietro c’è sempre qualcosa, dietro ogni bambino ci sono vissuti particolari. La scuola deve andare oltre la didattica, deve capire il bambino, deve saper comunicare con il bambino, che sia intelligente o meno intelligente(non mi piace usare questo termine, in quanto penso che tutti siamo intelligenti diversamente, ma lo siamo, piuttosto parlerei di livello di apprendimento che varia da individuo ad individuo e in base ai nostri vissuti, ai contesti nei quali viviamo, in base alle risorse che abbiamo a disposizione ).
Per sfuggire, spesso ai problemi socio-emotivi dei bambini, ci sono insegnanti che cercano modi sbrigativi ed energetici, peraltro dannosi per lo sviluppo degli alunni.
Il conflitto tra la pressione ambientale e lo stress porta molti di loro a rendersi insensibili alla sofferenza dei loro alunni, sottovalutando così gli altri aspetti che ci rendano persone, aspetti che vanno ugualmente presi in considerazione, per mirare poi ad accrescere il potenziale creativo dei bambini e degli adolescenti.




*Gli articoli sull' Esperienza emotiva nel processo di insegnamento e di apprendimento, fanno parte di un' attenta lettura portata all' esame di psicologia dello sviluppo al secondo anno dei miei studi universitari.

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