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| Dio, per i bambini chi è ? |
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| Lunedì, 17 Marzo 2008 - 20:12 - 394 Letture |
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L’infanzia rappresenta la tappa iniziale di un lungo e vasto processo all’interno del quale si sviluppa il concetto di educazione religiosa.
Il bambino sarà protagonista della propria spiritualità e lascerà fluire la voce divina che parla ed è insita in lui solo in un ambiente a lui consono, a contatto con educatori capaci di far emergere emozioni, sentimenti.
Il piccolo si aprirà a Dio, lasciandosi cullare dai suoi insegnamenti e dalla sua sapienza, facendosi abbracciare come un figlio dal Padre.
Attraverso Dio, il bambino cerca la figura di cui ha bisogno: severa, disponibile, amorevole, comprensiva.
Spesso mi sono interrogata sul modo in cui il bambino, iniziato ai primi rudimenti scolastici, si definisca in rapporto al Creatore e di cosa egli sappia della Sua vita.
Dio dimostra il suo amore tramite quello che ci ha donato, dai genitori a tutto ciò che ci attornia, per questa ragione Egli è oggetto d’amore e ammirazione ed ama tutti indistintamente, quindi è giusto pregarlo, lodarlo, amarlo tramite l’esecuzione dei suoi insegnamenti.
Essere figli di Dio significa amarsi, volersi bene e continuare la propria strada in comunione reciproca, lontano dalle provocazioni e dai tentennamenti morali, da tutto ciò che può indurre al peccato.
Dalla fanciullezza in poi, il sentimento religioso via via si lascia alle spalle gli elementi infantili per alimentarsi in base agli slanci della mente.
In questo senso si parla di regolarità del sentimento religioso, in quanto provvisto di prospettive e di propulsione verso l’Essere, da stimolare e da promuovere.
Alla delicatezza e all’impegno dei genitori è dato indirizzare nell’infanzia la prima sensibilizzazione alle realtà e alle scelte religiose, l’idea di Dio e delle sue caratteristiche, di fortificare nella fanciullezza le idee dinanzi emerse, di agevolare il primo risveglio religioso per stimolare un successivo sviluppo del linguaggio religioso.
Ai fini dell’educazione religiosa, l’adolescenza è momento principale per lo sviluppo futuro della personalità dato che in questa fase il soggetto inizia ad elaborare una concezione della religione come il valore supremo su cui basare i propri atteggiamenti e comportamenti, oppure un atteggiamento religioso non essenziale, per cui la religione ha un posto accessorio o diviso rispetto al comportamento individuale.
I genitori dovranno sottrarsi al compiere errori ovvero ad impuntarsi su aspetti negativi o poco consoni alla morale comune, a suscitare felicità passeggera ed anche inadeguata a consolidare le forze che dovranno sostenere l’uomo nei momenti critici e quindi alla strutturazione di una vita religiosa matura.
Quando i genitori avranno agito con destrezza e garbo, si sentiranno tranquilli e sereni, nonostante le trasformazioni che potranno sorgere nel percorso evolutivo religioso dei figli.
Il bambino, retto dalla grazia divina, risponderà quindi con l’obbedienza della fede, che è assegnarsi totalmente a Dio ed accoglierà il suo messaggio, in quanto la fede è un dono volontario di Dio ed è accessibile a chi servilmente la chiede, è quell’elemento divino indispensabile per la salvezza.
Ma egli capirà questo quando s’incontrerà in privato con il suo Creatore ovvero durante la preghiera, in quell’atto tramite il quale l’anima si alza a Dio, domandando lui beni che si addicono alla sua volontà e quindi può realizzare, ed è sempre un dono di Dio che viene ad abbracciare il bambino.
L’avere fede è naturale nella persona, anzi, in parte è caratteristico dalla libera attività spirituale dato che ognuno riesce a sviluppare le proprie facoltà di stupore, estasi, devozione, fino ad accogliere con consapevolezza la fede che ha avuto in dono.
Tuttavia, l'acquisizione delle conoscenze non procede semplicemente per processi cumulativi, ma per riorganizzazione persistente delle conoscenze precedenti, quando elementi nuovi si vengono ad aggiungere a queste.
Ne consegue che l'educatore deve usare strategie adatte al livello mentale di chi gli sta di fronte, oltre al guidare il bambino a compiere gradualmente, ma regolarmente, piccoli passi in avanti.
In base a ciò si può riconoscere che ogni età ha una sua maturità, una sua perfezione.
Con la maturità nasce il potenziamento dell'esperienza religiosa, una vera e propria certezza della religione, poiché la fede è premio spontaneo del Signore, un regalo giunto a noi in modi diversi: attraverso i genitori, un amico, la figura di un santo, una profonda esperienza di dolore, che si va costruendo giorno per giorno, esperienza dopo esperienza, incontro dopo incontro fino al nostro ultimo respiro, legato inseparabilmente alle vicende individuali ed evolutivi.
Per un retto sviluppo di questa, basilari sono la creazione di un clima di comunicazione non a senso unico ma aperto, accogliente, di un'educazione realizzata incitando e ridestando la ricerca di senso, per evitare il rischio di una vita trascorsa superficialmente, per vivere in compagnia dell'adulto che lo regge e lo stimola; insegnando ad individuare un linguaggio e delle immagini di Dio che lascino scorgere in trasparenza la realtà che c'è dietro, per sottolineare la Sua diversità.
Ad ogni modo, il mondo d’oggi si presenta a noi come un terreno profondamente mancante e al contempo molto favorevole per la testimonianza.
Dio molto spesso rimane scartato dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, ma sembra diventato superfluo ed esterno.
Affinché la fede in Gesù orienti la nostra realtà, bisogna stabilire sana fiducia nella comunità ecclesiale in quanto questa rappresenta una salda dimostrazione d’amore e di diligente sollecitudine per il bene delle future generazioni.
Nell’educazione religiosa dunque si preparano per gli educatori tempi duri; non vale la pena nasconderlo.
Articolo inviato alla redazione via email dalla Dott.ssa Carmen Melfi.
Articolo tratto dalla Tesi di Laurea |
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