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| Il rapporto tra insegnanti e le famiglie degli alunni |
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| Martedì, 11 Novembre 2003 - 15:01 - 1411 Letture |
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Ci sono momenti in cui l' insegnante ha bisogno di prendere contatto anche con le altre persone che hanno a che fare con i suoi allievi.
Ovunque viene riconosciuta la necessità di un buon rapporto tra genitori e insegnanti e ci sono sempre state alcune scuole che hanno avuto molto successo a questo riguardo.
Una grande importanza al tipo di rapporto che gli insegnanti stabiliscono con i genitori è riportato nel Plowden Report , pubblicato nel 1967, il quale descrive alcuni metodi nel tentativo di codificarli in una lista di suggerimenti validi per tutte le scuole.
Tali metodi includono gli incontri preparatori prima che il bambino inizi la scuola , la possibilità di avere dei contatti sia con gli insegnanti che con i presidi,l' impiego degli "open days" non solo per mostrare il lavoro che si svolge nella scuola ma per permettere gli insegnanti di concordare individualmente gli appuntamenti con le famiglie in modo tale che entrambi i genitori dell' alunno possano parteciparvi;opuscoli sulla scuola, che includono consigli per i genitori sui compiti che possono suggerire di fare ai loro bambini quando sono a casa;questionari con i quali si invitano i genitori ad esprimere il loro parere.
Metodi che vengono prevalentemente attuati nelle scuole inglesi ed americane, raramente le scuole italiane , almeno quelle nelle quali ho svolto e svolgo il ruolo di assistente scolastica interagiscono con i genitori con corsi di formazione o incontri del genere, al di là della consegna delle "pagelle" o
per parlare dell' andamento scolastico e comportamentale del singolo alunno.
Ci sono ancora insegnanti e direttori didattici che si preoccupano solo dei voti degli alunni, che seguano il programma portando avanti gli obiettivi previsti, attuando anche progetti extra-scolastici, ma solo per il buon nome "della scuola", senza preoccuparsi minimamente e senza prestare attenzione all' aspetto socio-emotivo degli alunni,senza neppure rendersi conto dei problemi che il singolo alunno può avere e che può mostrare anche semplicemnte non partecipando alle attività, sia perchè non può piacere, sia perchè non si sente portato e ha mancanza di autostima, sia perchè nel suo inconscio c'è qualcosa che non và.
Ritorniamo al rapporto insegnanti e genitori, certo il confronto non è facile e a volte neppure sereno; nel caso in cui abbiamo maestre/i dediti ai bambini, che lavorano con amore e che vanno oltre il lavoro didattico stesso, capita di scontrarsi con genitori che non vogliono essere aiutati e che considerano gli insegnanti "invadenti" , non accettando i loro consigli e non aiutando il figlio.
Per esperienza personale, posso garantire che nella maggior parte dei casi i problemi di apprendimento o comportamentali quali l' iperattività o l' eccessiva timidezza dei bambini, sono la conseguenza di multi problematiche presenti a casa:litigi continui tra i coniugi davanti al bambini, poco tempo da parte dei genitori di giocare con il bambino, poca attenzione, trascuratezza, vaie violenze(nei casi più gravi)da quella psicologica a quella fisica(si pensi alle punizioni corporali, quanti bambini vengono spesso a scuola con graffi o particolarmente turbati-può essere pure che abbia litigato con i fratelli o i compagni di gioco, ma può essere anche quanto affermato), la poca comunicazione o meglio l' assenza di confronto, di dialogo e di conseguenza di crescita reciproca.
Non basta chiedere cosa si è fatto a scuola, o imporre il mangiare, il comportarsi in un determinato modo, o peggio ancora dire al bambino di guardare la tv perchè la mamma o il papà hanno da fare, i bambini di oggi, forse più di un tempo hanno bisogno di comunicare, per sentirsi ascoltati, amati, voluti bene.
A volte la scuola come luogo di agenzia educativa , la
lezione come modalità , diventano occasioni di confronto e di comunicazione, la semplice lezione di studi sociali che ha per esempio come argomento non a caso "la famiglia"
può diventare, è occasione di crescita. Il bambino parla, si esprime, comunica con le parole, i gesti, l' espressione degli occhi, le sue idee, i suoi problemi, i suoi bisogni.
Essere insegnanti e voler interagire con le famiglie non è semplice, salvo se si hanno di fronte genitori attenti e che vogliono collaborare.
Nel momento in cui, poi, ci sono situazioni molto gravi, gli insegnanti, ripeto, che vanno al di là del lavoro didattico, segnalano il bambino ai Servizi Sociali, alle ASL, casi come :trascuratezza a livello di cure fisiche-igiene, eventuali ritardi mentali, assentismo.
Lo stesso rapporto con gli altri Enti non è facile, specie per i tempi che passano dalla domanda alla soluzione del problema evidenziato. |
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