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| Il rapporto tra insegnanti e gli altri operatori |
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| Venerdì, 21 Novembre 2003 - 15:03 - 731 Letture |
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scuola, oggi , come agenzia educativa e comunicativa, che forma , che è sempre più aperta e flessibile, abbraccia diverse situazioni e accoglie bambini stranieri, diversamente abili, bambini che sono ospiti presso case famiglie,ragazzi con problemi devianti se non anche delinquenziali;ha spesso a che fare con altri Servizi ed altri operatori, ma non sempre questo interagire assieme è sereno e peraltro facile.
Oggi in tutte le scuole indipendentemente dai livelli, c'è la presenza di alunni diversamente abili che con l' aiuto dell' insegnante di sostegno e di particolari sussidi (questo sarà affrontato in un secondo momento nella categoria dedicata all' handicap e all' uso di ausili tecnologici)sono come tutti gli altri compagni protagonisti del percorso didattico ed educativo da attuare. I bambini/studenti con particolari difficoltà non sono semplicemente parcheggiati, almeno in alcune scuole, ma partecipano alle attività della scuola, semplificate per loro, cercando di non escluderli.
Ci sono situazioni nelle quali la famiglia prima di iscrivere il loro figlio è consapevole della menomazione che ha, così come è consapevole delle eventuali difficoltà che potrebbero presentarsi, dall' inserimento alla mancanza di sussidi di mezzi per facilitare il suo stare a scuola.Il rapporto, dunque non sarà facile con gli insegnanti, i presidi, i segretari ,gli enti locali che non garantiscono gli aiuti necessari.
Ma ci sono situazioni anche nelle quali sono gli stessi insegnanti a segnalare alle famiglie, ai servizi sanitari delle "particolari problematiche quali di apprendimento o di sordità o altro",e le difficoltà vanno dalla non accettazione da parte delle famiglie ai percorsi da realizzare con gli altri operatori.
Ci sono dei casi in cui non è possibile stabilire con chiarezza la natura dei problemi di un bambino, la loro eziologia medica o psicologica, le circostanze familiari o ambientali, è probabile pure che non si sappia a quale aiuto ricorrere.
Quando si presenta qualche difficoltà che richiede l' intervento del medico, quasi sicuramente la prima persona che si interpella è lui stesso.
Nelle scuole dove c'è la presenza dello psicologo scolastico il caso viene prima segnalato a lui per poi sapere come agire in seguito.
E' molto importante che gli insegnanti siano a conoscenza degli effetti che una terapia medica specialmente se farmacologica può avere sul rendimento scolastico degli alunni. Dall' altro canto, le conseguenza delle negligenze in questo campo diventano in egual misura materia di competenza del clinico e dell' assistente sociale. Questo vale, anche per i casi più gravi di violenza sui bambini, ma non c'è dubbio che molte volte queste piccole vittime vengano inviate ai reparti di pronto soccorso degli ospedali.
Uno degli aspetti più importanti del problema della decisione di segnalare un bambino a un centro psicopedagogico è quello della cooperazione dei genitori, informandoli e ottenendo poi l' autorizzazione a procedere.A volte accade che sia necessario indurre ansia in un genitore quando questi abbia la tendenza a liquidare le difficoltà del figlio come prive di importanza.Questi fenomeni possono forse dipendere dal fatto che una segnalazione in un centro psicopedagogico può essere fonte di trauma per i genitori e quindi essi hanno bisogno che sia accordato un pò di tempo per abituarvi.
Ma se, nonostante una fase di accurati colloqui e di sollecita preparazione , il genitore continua a rifiutare la propria collaborazione, allora la segnalazione può avere il suo seguito solo nei casi più gravi. Decisioni di questo genere sono particolarmente difficili da prendere quando il problema è relativo all' area comportamentale ed è dall' altra parte ,proprio in questo caso che in genere si sente il bisogno di richiedere l' aiuto dei gruppi di assistenza psicopedagogica.
Altro elemento importante è chiedersi prima di segnalare un bambino ad un centro psicopedagogico se ci sono delle discordanze, tipo:il riscontro tra intelligenza e i risultati scolastici potrebbero essere valutati dallo psicologo scolastico con dei test, oppure attraverso un colloquio con la famiglia si potrebbero avere dati sul divario tra il rendimenro scolastico di un allievo e le aspettative dei suoi genitori.
L' ostilità, la "rivalità" che spesso viene fuori dal rapporto tra gli insegnanti e gli operatori sanitari si esprime spesso nella competizione per il voler occuparsi di un bambino. Se per esempio sono prescritte molte sedute terapeutiche, dato che la maggior parte di queste non può essere effettuata che durante la giornata scolastica, viene subito alla luce il problema del perdere molte lezioni(casi come le sedute logopediche che si fanno di mattina). Allora bambini e genitori sono trascinati in una disputa e finiscono per sentirsi pressati da entrambi i contendenti.
All' interno della stessa scuola, occorre che ci sia cooperazione tra gli insegnanti, se si vuole davvero risolvere i problemi causati da un bambino particolarmente difficile, soprattutto poi, se non si vuole ricorrere ad uno psicologo o ad un altro tipo di consulente esterno.
E' importante, inoltre , per la serenità del bambino stesso, non etichettarlo, ma farlo sentire uguale agli altri nonostante le sue difficoltà.
All' interno della stessa scuola, possono esserci altre situazioni, altri casi, quali la presenza di bambini che temporaneamente sono ospiti presso Case Famiglie, si tratta di minori che sono stati allontanati dalle loro famiglie sotto provvedimento del giudice minorile.
Si tratta di bambini che tanto difficilmente e tanto facilmente riescono ad inserirsi nel gruppo classe, a socializzare,tanto facilmente e tanto difficilmente riescono a seguire l' iter didattico perchè spesso non fanno i compiti a "casa"(i minori ospiti presso comunità o case famiglie seguono un' ulteriore percorso fatto di attività formative, laboratoriali, sedute dallo psicoterapeuta, senza togliere però tempo da dedicare alla scuola, ma capita spesso che i bambini non riescono a fare tutti i compiti) o si assentano perchè sono stati convocati dal giudice(processi che si svolgono non in un' aula del tribunale,ma anche presso la stessa Casa Famiglia, e durante il quale si decide la permanenza del minore presso quella casa , l' affidamento ad una famiglia o il ritorno alla famiglia di origine).
I contrasti tra gli insegnanti, le suore o semplicemente gli educatori sono prevalentemente di natura metodologica, certo non sarebbe giusto solo per questi bambini attuare un programma individualizzato per evitare che si sentano etichettati o evitare certi discorsi o essere più dolci nei loro confronti senza mai rimproverarli, ma sarebbe invece giusto e di aiuto se gli insegnanti collaborassero di più con gli operatori ponendosi con un certo atteggiamento nei confronti dei bambini , ospiti della Casa Famiglia;un atteggiamento che sia uguale nei confronti di tutta la classe ma stando anche ben attenti.
Questi bambini seguono un percorso di superamento di situazioni gravi o meno gravi che hanno alla base, di consapevolezza, di adattamento ad una nuova famiglia o riadattamento alla famiglia di origine.
E' bene inoltre che gli insegnanti siano informati anche del fatto che il minore non deve essere consegnato a chi si ritiene suo genitore o parente , salvo permesso del giudice.
Oggi la scuola come agenzia educativa è anche luogo di incontro tra le diverse culture, è luogo di crescita e di arricchimento data la presenza di bambini/studenti stranieri, ma anche in questo caso, possono sorgere contrasti sia di natura metodologica che organizzativa, tra gli insegnanti , i mediatori culturali, le famiglie dei "bambini italiani"(purtroppo vi sono ancora famiglie razziste, che hanno il timore che se il loro figlio giochi con il bambino di colore possa essere contagiato da qualche malattia, peggio ancora se si tratta di un nomade-ma questo è un argomento che affronteremo nella categoria dedicata ai Bambini stranieri a scuola").
Di natura metodologica , perchè non sempre i bambini che arrivano nelle scuole italiane sanno parlare l' italiano, e quindi sorge il problema dell' apprendimento della lingua, il come e il se improntare la lezione per esempio di storia facendo riferimento ai loro paesi confrontandoli con il nostro;di natura organizzativa se i mediatori culturali non arrivano e se arrivano decidere quando allontanare i bambini stranieri dalla classe per condurli nei laboratori linguistici, quali sussidi didattici utilizzare, ecc, ecc.
Non mancano naturalmente i contrasti con i genitori stessi dei bambini stranieri, perchè non concordi con determinati modi di porsi degli insegnanti nei confronti della loro stessa cultura, tipo escludere il bambino dalla lezione di religione senza mirare invece al confronto o il non essere inserito nella recita perchè non capace di recitare quella parte, i genitori potrebbero accusare l' insegnante di razzismo perchè ha escluso il loro figlio.
Occorrono a mio avviso momenti di formazione e di confronto interculturale rivolto sia agli insegnanti che ai genitori dei bambini italiani/stranieri.
Nella scuola , forse più in quella superiore che elementare, troviamo ragazzi che per vari motivi assumono atteggiamenti devianti se non anche delinquenziali, spesso espressione di rivalità contro gli stessi insegnanti e compagni di classe(si pensi ai baby Killer delle scuole americane, spesso anche armati)di trasgressione o di bisogni.
Il contrasto, in questo caso abbraccia molte più persone, in quanto non comprende solo gli insegnanti, i genitori, gli operatori sociali e giudiziari ma gli stessi ragazzi.
E' un argomento molto vasto che richiede particolarmente attenzione e tempo, per questo preferirei affrontarlo in un secondo momento.
Concludendo su quanto scritto in questo articolo , sono del parere che sia importantissimo il continuo confronto tra gli insegnanti , i genitori ,gli operatori esterni proprio per evitare contrasti incomprensioni e che si trasmetti al bambino/studente solo tensione. La scuola deve diventare un luogo armonioso, dove imparare a crescere significa non aver paura di confrontarsi, di parlare, di essere se stessi con tutte le problematiche di base che si possano avere,un luogo dove si accettano le diversità e si superano assieme le difficoltà, ma che soprattutto si tengano conto dei fattori emotivi, insomma della persona stessa non solo in qualità di alunno/studente. |
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