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Diario di bordo : volunteer d'Abruzzo per i Giochi del Mediterraneo 2009
Domenica, 28 Giugno 2009 - 15:02 - 426 Letture
Segue un piccolo resoconto di ricordi, emozioni, esperienze sui giorni trascorsi in Abruzzo, come volontaria tra la gente d'Abruzzo in un contesto di festa e di ripresa.


Il racconto : il ricordo, il ritorno dall’Abruzzo

29.06.2009

Tremante la voce nel raccontare la mia esperienza da volunteer d’Abruzzo quest’oggi ai ragazzi del Centro socio educativo dove sono tornata a lavorare.
Un racconto che diventerà parte di un progetto strutturato sul ricordo fotografico, sull’immaginazione, sulle emozioni, sull’elaborazione dell’esperienza. La mia esperienza, la presenza tra la gente d’Abruzzo.
Un racconto fatto di ricordi, di emozioni, partendo dal viaggio in treno all’arrivo alla Tendopoli Campo Rampigna con tutte le difficoltà logistiche e organizzative ad essa connessa; dal legame fraterno che si è creato con gli altri volontari compreso i giovani d’Abruzzo ed i componenti della Protezione civile Modavi e Gevi all’evento festa dei Giochi del Mediterraneo simbolo di rinascita e di ripresa; dai simboli presenti e messaggi inviati la sera dell’apertura della cerimonia alle storie raccontatomi.
Storie di sogni, aspettative, di speranze, di ricordi perduti, le storie di chi ha aiutato e si è precipitato all’Aquila poco dopo le prime scosse.
Si insegna fin troppo spesso a non essere “attaccati alle cose materiali, ai propri oggetti, a privarsene quando non sono più utili o quando diventano vecchi”, come si insegna anche ad averne cura.
Il terremoto ha portato via anche questi oggetti rappresentanti parte di sé: foto, vestiti, profumi, zaini, libri.
Sotto le macerie o ancora lì in case inagibili c’è il libro sul quale ci si stava preparando l’esame, il pc sul quale vi erano file, ricordi, foto, immagini, appunti “Lì c’erano i miei ultimi tre anni, tutto ciò che ha fatto parte di questi ultimi miei tre anni, non c’è più, una foto, una sola foto, un ricordo, tre anni senza ricordi che possa condividere con altri”-mi ha confidato una ragazza.
Sotto i massi o ancora lì sul letto la propria maglia indossata ore prima per una cena tra amici, amici dopo un attimo di festa persi per sempre, i loro corpi sotto le macerie della Casa dello studente, il cellulare con tutti i contatti, i numeri di persone, che non ci sono più o che ci sono ma dislocati in diverse tendopoli o sulla riviera Adriatica; la propria penna, quella portafortuna, con la quale sono state scritte tante parole, composto musica, firmato esami superati, riempiti pezzi di carta sui quali disegnare il proprio futuro.
Oggetti pur banali ma che costituiscono parte di sé, pezzi di ricordi, della propria vita.
La stessa penna con la quale sto scrivendo la brutta di questo articolo – costituisce un legame con quella terra che ho conosciuto, con quella gente, con i miei amici volunteer, con i compagni di campo, la penna con la quale ho scritto il mio diario di bordo e con la quale gli altri hanno scritto i loro contatti.
Un oggetto per molti versi inutile, ma che è pur sempre un ricordo, il ricordo di tutti, il ricordo di 5 giorni che ci hanno segnato, che ci hanno arricchito.


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