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| L’ANIMATORE: STRUMENTI E STRATEGIE DI COMUNICAZIONE |
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| Venerdì, 29 Gennaio 2010 - 12:33 - 127 Letture |
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L’Animatore è per forza di cose in rapporto con gruppi relativamente numerosi e, a volte, eterogenei: risulta pertanto utile che egli sia in grado di scoprire metodi validi capaci di rendere, quanto più possibile, i partecipanti attivi .
Vengono definiti Metodi Attivi “tutti quei procedimenti che favoriscono la partecipazione e la comunicazione dei membri all’interno del gruppo”. Essi si oppongono a tutti gli altri che, invece, mantengono i partecipanti passivi perché si limitano solamente a fornire tecniche ed insegnare strategie “preconfezionate”.
I metodi attivi si prefiggono, inoltre, di promuovere e risvegliare l’interesse nelle persone che, così motivate, si sentono chiamate in causa e si impegnano a fondo: per ottenere questo, gli animatori si servono di tecniche e mezzi atti a favorire scambi, comunicazioni, discussioni e relazioni interpersonali.
Per attuare ciò si utilizzano due tipi di strategie:
1.Implicite
2.Esplicite
1.Le “Strategie Implicite” permettono di creare una relazione positiva con l’altro, con il gruppo che si sta animando; consentono quindi di “essere con l’altro”, di creare un “senso di gruppo” e di gestire le varie dinamiche che lo caratterizzano.
Tra le varie strategie possiamo ricordare:
•la creazione di una relazione positiva tra i partecipanti e tra essi e l’animatore;
•l’ empatia per dare origine ad una relazione d’aiuto non soffocante;
•l’ascolto attivo che consente di cogliere tutti i livelli di comunicazione (verbale e non verbale).
Per quanto riguarda in particolare la Relazione, cinque sono i tratti che la caratterizzano:
•l’intenzionalità, che fa dell’atto educativo un evento mirato ad obiettivi precisi e non improvvisato;
•la globalità, intesa da un lato come complessità dell’agire umano e dall’altro come considerazione di altri punti di vista professionali;
•la continuità: ogni intervento rappresenta una parte dell’esperienza educativa della persona interessata e, pertanto, deve essere svolto con continuità, cooperando con le altre agenzie di educazione;
•la reciprocità: presuppone l’accoglienza dei diversi punti di vista da parte sia dell’utente che dell’operatore, dando vita ad una comunicazione simmetrica;
•l’equilibrio tra il coinvolgimento ed il distacco: non ci si può lasciar prendere dalle situazioni vissute dall’utente (soprattutto se gravi o particolarmente dolorose), ma non si può nemmeno distaccarsene troppo, altrimenti si corre il rischio di mostrarsi e divenire disinteressati.
L’Ascolto Attivo si caratterizza per i seguenti punti cardine:
•evitare gli atteggiamenti troppo protettivi, che impediscono all’utente di esprimere le proprie preferenze;
•non costringere l’utente ad acconsentire forzatamente alle nostre proposte (quindi dargli libertà di espressione e scelta);
•non decidere per l’utente senza prima averlo informato ed averne discusso insieme;
•non giudicare: sospendere ogni giudizio relativamente a quanto viene asserito dall’utente stesso;
•leggere tutti i segnali non verbali come parte integrante di ciò che viene detto verbalmente: hanno infatti molta importanza la postura (del corpo, della testa, degli arti), l’espressione degli occhi, i tic nervosi, così come il tono della voce, l’intonazione ed il silenzio (che può essere: di opposizione, di invito a proseguire, di mancata comprensione del messaggio….eccetera).
Per quanto riguarda infine, la Comunicazione, vale la pena di ricordare alcune significative differenze tra linguaggio verbale e non verbale:
•Verbale: sequenziale, lineare, univoco à pericolo di fossilizzazione
poco ambiguo MA statico
adatto ad esprimere contenuti
•Non verbale: circolare, non sequenziale à pericolo di non comprensione
molto ambiguo MA più profondo
adatto ad esprimere relazioni
Alla luce di queste differenze, appare chiaro come i due linguaggi si arricchiscano reciprocamente.
2.Le “Strategie Esplicite”, invece, si riferiscono al “Fare Animazione” in senso pratico, nel concreto, utilizzando attività che agiscono sull’area cognitiva, corporea e relazionale.
Tali strategie hanno come obiettivi quello di:
•esplorare: trovare nuove possibilità esistenziali, facendo leva sulle potenzialità inespresse;
•comunicare: favorire scambi verbali e simbolici;
•fare: assumere comportamenti e responsabilità pratiche;
•creare: elaborare vissuti mentali e rappresentarli in vario modo;
•emozionare: stimolare nuove sensazioni;
•progettare: imparare a scegliere per sé e da sé;
•negoziare: conciliare le proprie posizioni con quelle altrui;
•verificare: interrogarsi su quanto si fa, a livello singolo e collettivo.
Dott.ssa Valentina Busato
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