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| " La palude infinita" di Giorgio Manganiello. |
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| Giovedì, 04 Febbraio 2010 - 16:10 - 1800 Letture |
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Voglio parlare questa volta di un libro, farne o provare a fare una recensione che ancora una volta possa essere di aiuto a chi si trova a misurarsi con malattie mentali, o difficili casi di comportamento.
Aggiungo che parleremo per simboli, quelli eterni ed universali.In questo libro molti sono gli interrogativi, e non si può che portare l'attenzione sui simboli contenuti e dando ad essi un riferimento, secondo quanto ritroviamo negli scritti di Jung.
Numerosi i simboli, veri e propri archetipi che non possono che parlare a chi sa capire.
Non servono parole, quando il simbolo o l'archetipo , quale mezzo di espressione, può rispondere a domande, inconsciamente espresse, ai muti interrogativi.
Qualcosa di dimenticato, di non ascoltato tra i frastuoni della vita di ogni giorno risponde di essere stato sempre là, di aver sempre parlato e dice, che ora non si può far finta di non capire.
Nel momento che si verifica una frattura, nella scorza esterna, sia essa per un FATTORE INCIDENTALE ESTERNO, O PER UN RIPIEGARSI DEL SE' SU SE STESSO, allora quel quid interiore si svolge e parla, ed inizia un discorso, che ha più senso, intelligibile perchè parla per simboli, tanto più semplici perché universali.
Ebbene, lo stesso autore, è passato attraverso la rottura, una deflagrazione delle stesse capacità mentali, per poi precipitare nei gorghi delle instabilità emotive.
E' proprio questo che tra gli scrittori di etnologia ed antropologia, nelle antiche civiltà, era la qualità che divideva l'uomo comune dallo sciamano, o il medicine-man , che sovente aveva nelle mani il destino della tribù.
Basta ricordare come tante volte il Genio viene affiancato alla sregolatezza, come numeroso è lo stuolo di poeti, scrittori, scultori, pittori definiti maledetti, o semplicemente descritti come persone irrequiete e percorsi da improvvisi furori. ( Michelangelo, Leonardo, Van Gogh, Caravaggio ecc.)
Nella sentita partecipazione della platea alla lettura delle pagine del libro, al di là di ogni considerazione, si è avverato un vero e proprio procedimento magico, per cui attraverso il simbolo, prepotentemente e continuamente evocato, la vicenda, o il sogno o il linguaggio onirico, sembrava voler esprimere una vicenda collettiva, perché, ad ognuno parlava, anche se in modo diverso.
Numerosi i simboli contenuti, in quello che pareva un messaggio, la disperazione di un uomo che nella perdita della coscienza sensibile, si sente braccato, inseguito dalle sue stesse miserevoli condizioni, che gli appaiono come giudici, prossimi carnefici e fugge in una atmosfera,
che durante il percorso, diventa sempre più pesante, dove lo stesso respiro si appesantisce.
Tende davanti a sé, la propria Spada, la propria volontà, il Desiderio sublime di volersi tirare fuori da quanto lo vuole rinchiudere, prigioniero , senza luce, senza speranza.
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Nota: Articolo scritto ed inviato alla redazione da Domenico Di Renzo |
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