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Il diritto ...... senza chiedere il permesso
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Ferro.EOffline



Joined: 26 Gen 2012
Posts: 1

Status: Offline
Post   Posted: 26 Gen 2012 - 16:07 Reply with quote Back to top
Post subject: Il diritto ...... senza chiedere il permesso

Ho letto con attenzione i commenti che avete inserito riguardanti la crisi finanziaria in corso. Revelli è un esperto tutt’altro che ingenuo e secondo me un numero sempre maggiore di economisti hanno intuito che la situazione è più grave di quello che la gente comune immagina.
Anch’io sono del parere che occorrano nuove idee per riorientare la società verso una nuova alleanza fra uomo e uomo e fra uomo e natura, al fine di creare condizioni di maggiore armonia e benessere fra le persone e ridurre l’impatto ecologico.
Si tratta di un compito estremamente arduo, perché le persone non sono abituate a pensare in modo diverso da come il mercantilismo li ha allevati. Ora che il pensiero neoliberista ha i giorni contati e che si profila all’orizzonte il crollo di un sistema socioeconomico con tutti i suoi valori, è più che mai indispensabile che le persone prendano confidenza con l’idea di condividere. Non ci sono alternative, e prima ce lo si ficca in testa e meglio è.
Agli uomini si presenta l’opportunità di un importante passo avanti, che distanzia largamente, in velocità e realizzazione, tutti i passi compiuti in precedenza. Questo cambiamento di vita si caratterizzerà per l’accento posto sul valore della condivisione, da intendersi non come vago ideale o come bella parola da predica domenicale, ma come principio guida per la condotta, capace di promuovere e favorire in modo concreto la pace e le giuste relazioni fra gli uomini.

Sono un insegnante di liceo, padre di due ragazzi di tredici e sedici anni. Data l’attuale situazione socioeconomica del nostro paese (e del resto d’Europa), fatico a immaginare un futuro dignitoso per loro e per i giovani in generale se noi adulti non contribuiremo tutti quanti nel favorire un importante cambiamento nel modo di pensare della gente; un cambiamento che può certamente partire dalla scuola ed essere favorito da noi insegnanti.
Io e mia moglie abbiamo letto con grande attenzione le considerazioni del Professor Revelli e ci troviamo purtroppo concordi. La situazione da lui descritta rispecchia ciò che si sta verificando, nonostante in molti la stiano sottovalutando.
Non bisogna essere per forza un filosofo della condivisione per capire che presto dovremo affrontare un grande cambiamento nel nostro stile di vita.
Valutare il mondo e le relazioni che abbiamo con gli altri attraverso gli occhiali difettosi del mercato ci ha portati a imboccare un sentiero senza ritorno. Si profila all’orizzonte un’altra crisi del ’29, questa volta peggiore e di portata mondiale. Vi sono tutti i presupposti per l’affermarsi di questo scenario. Una crescita produttiva infinita è incompatibile con un mondo finito e le nostre produzioni e i nostri consumi non possono superare le capacità di rigenerazione della biosfera. Queste produzioni e questi consumi vanno per forza ridotti se non vogliamo creare un disastro irreparabile. Il problema di base risiede nel fatto che la nostra economia attuale si muove proprio a partire dall’idea di crescita illimitata e competizione (con tutti i problemi che ha causato nel tempo, dalla disoccupazione crescente al degrado morale, dalle disuguaglianze economiche agli enormi debiti, anche quelli contratti con l’ambiente…). Questo sta a significare che tutti dovremo presto affrontare un grande cambio di rotta, con sommo dispiacere di coloro che hanno ammassato ricchezze e privilegi a scapito delle masse. Questo cambiamento di rotta – come ci fa capire Revelli – non potrà che consistere in un passaggio da un sistema competitivo a un sistema collaborativo, nel quale prevale la cooperazione e il venirsi incontro delle persone. Non è un’idea tanto campata in aria, se ci pensiamo bene. Se non dovessimo accettare la condivisione si profilerebbe all’orizzonte un gran bel pasticcio per tutti e gli adolescenti di adesso (compresi i miei figli e i vostri) non avrebbero alcun futuro.
Sul fatto che questa economia non abbia favorito la felicità delle persone, mi pare una cosa scontata. Così come è scontato l’effetto che nei decenni ha avuto sul comportamento delle persone, sempre meno propense ad aiutarsi e a collaborare fra loro. L’egoismo, l’avidità, il chiudersi agli altri sono stati certamente favoriti dalla nostra economia.
Viviamo in una società che è votata al consumismo, allo sperpero dei beni e che è la causa del divario (ora ancora più evidente) tra ricchi e poveri. È una società nella cui logica non rientra minimamente l’idea di distribuzione equa delle risorse e delle ricchezze. Saremo forse “liberi”, ma in quanto a giustizia sociale e solidarietà lasciamo molto a desiderare. Quello che è certo è che se noi insegnanti avessimo nei riguardi dei nostri studenti lo stesso atteggiamento che hanno il libero mercato e le multinazionali nei riguardi dei lavoratori e dei consumatori sarebbe una rovina.
La privatizzazione dell’acqua, del mare, dei semi per la produzione agricola, delle foreste, delle riserve di pesca e di altre risorse, nonché dei servizi di estensione, credito, trasporto e commercializzazione, di strade e sanità, educazione e così via… beh, non trovate che ci sia qualcosa che non sta procedendo per il verso giusto? Quando l’economista Raj Patel afferma che «la vita non è una merce» riassume un’idea profonda su cui dovremmo riflettere maggiormente.
Io penso che il nostro obiettivo di insegnanti non sia solo quello di portare avanti la didattica, di insegnare bene la nostra materia, ma anche quello di educare al rispetto, alla tolleranza, favorendo quello spirito collaborativo che la società, dominata dalle forze di mercato, ha completamente smarrito.
Come spiega Guido Petter nel famoso libro “Il mestiere di insegnante”, a noi docenti sono richieste tre competenze fondamentali senza le quali non siamo completi né riusciamo a svolgere bene il nostro lavoro: una competenza didattica, una psicologica e una educativa. È proprio nella terza competenza che rientra il nostro compito – tutt’altro che semplice – di offrire, già a partire dal nostro esempio, l’importanza di cooperare con gli altri e di condividere. La stessa conoscenza, ora disponibile a tutti grazie alle nuove vie di comunicazione, è diventata uno “spazio aperto”, una risorsa che si condivide.
Io penso che i giovani di adesso – compresi i miei figli – siano più pronti a condividere rispetto alle generazioni passate. Una prova lampante di questo è offerta per esempio da internet e dai social network. I giovani di adesso e coloro che si avvalgono abitualmente dei mezzi informatici condividono di tutto sul web, dalla musica ai film, dalle ricerche scientifiche alle più recenti scoperte, dalle tesine di liceo ai programmi per l’informatica più sofisticati. Non è detto che questo non vada anche a violare le attuali leggi sul copyright (norme su cui ora è in corso un acceso dibattito), però rappresenta certamente una prova del fatto che i giovani sono molto più predisposti verso la condivisione rispetto alle generazioni passate. Chiedete a qualunque esperto informatico e lui vi dirà subito che un grande vantaggio del web è senza dubbio l’aver diffuso una delle più importanti filosofie della rete, che poggia sul principio “Donare prima di prendere”, condividere ciò che si ha senza alcun obiettivo speculativo per crescere insieme ad altri. E poi i giovanissimi di adesso hanno capito che non si può essere felici se non si sposa una causa e si lotta per questa. Se non si rivendicano già in classe assieme ai compagni alcuni diritti, come quello di poter esprimere liberamente la propria opinione o di andare a cagare senza chiedere il permesso.

Come insegnanti ed educatori, penso che dovremmo agevolare tra i nostri allievi questo atteggiamento emergente, preparandoli al grande cambiamento che ci attende. Oggi si condividono i files, ma chi ci dice che un giorno molto prossimo non siano il cibo o altri beni “materiali” essenziali per vivere a essere condivisi dalle persone. Riflettiamoci bene. Questa è una possibilità tutt’altro che remota e sono tanti gli economisti e i sociologi che ce lo stanno spiegando. Il nostro sistema economico attuale, con le sue logiche avide e competitive, sta davvero tramontando e sarebbe meglio non perdere altro tempo per educare i nostri adolescenti nel delicato passaggio dal vecchio al nuovo.
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Post Posted: 26 Gen 2012 - 16:07 Back to top
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emiOffline




Joined: 12 Ott 2004
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Post   Posted: 02 Apr 2012 - 15:13 Reply with quote Back to top

Anche se con estremo ritardo, ti ringrazio prof. per la tua opinione.

_________________
Emanuela - Redazione Eduprof.it
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