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| La storia del gioco - Dott.ssa Carmen Matta |
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| Martedì, 26 Ottobre 2004 - 20:39 - 3099 Letture |
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L’INFANZIA E IL GIOCO
L’esperienza del gioco, tratto peculiare dell’infanzia, va vista come fenomeno centrale dell’intera vita umana, e, anche se non risulta apprezzata e documentata adeguatamente, solo da qualche anno è diventata tema di ricerca e di dibattito psicologico ed antropologico.
Una storia del bambino e della bambina, scritta rintracciando l’intero percorso intrapreso dalla storia dei giochi, permetterebbe la ricostruzione di una documentazione tipica della cultura dell’infanzia, degli investimenti fatti in essa, dell’importanza politica ed economica attribuita a tali fenomeni e dell’affermazione di mercati e luoghi attinenti ad essi.
Nelle situazioni di gioco il bambino rende possibile l’intreccio del proprio mondo di esperienze, con quello delle cose a cui il fanciullo stesso attribuisce un significato.
Si tratta di oggetti appartenenti al mondo esterno, non creati a misura di bambino, ma che egli riesce egualmente a investire di una certa carica emotiva, modellandoli, destrutturandoli e ristrutturandoli, grazie all’utilizzo della propria fantasia.
Il bambino riesce, cioè, ad inserire attrezzi del mondo esterno, non creati appositamente per lui, nel suo teatro ludico, cioè in uno spazio sia immaginate che realmente esistenti.
Quindi, così come per l’abbigliamento infantile e per le raffigurazioni artistiche dell’infanzia, anche per la storia dei giochi si nota un certo margine d’ambiguità.
Anche in questo ambito l’infanzia è stata considerata per lungo tempo come la depositaria delle usanze degli adulti.
Attraverso la descrizioni e gli studi accurati di molti storici si è giunti ad affermare che fino al 1600, ma anche in seguito, non vi era una produzione specializzata per l’infanzia, né una netta differenziazione di giochi per maschietti e quelli per femminucce.
Come l’iconografia evidenzia in molteplici occasioni, la specializzazione dei giochi, intorno al 1600, è limitata alla prima infanzia e non va oltre.
Grazie agli importantissimi scavi archeologici e alle preziose fonti letterarie ed artistiche scopriamo che i bambini dell'antichità utilizzavano giochi, passatempi e giocattoli simili a quelli di oggi, sia nella forma che nella sostanza.
I bambini dell'antichità avevano a disposizione numerose opportunità di gioco, come dondolarsi sull'altalena, saltare alla corda, lanciare l'aquilone.
Nella scultura, nella pittura, nella ceramica, nelle decorazioni delle tombe di tutte le civiltà antiche troviamo molte raffigurazioni di bambini che giocano a moscacieca, a nascondino, mentre corrono o si azzuffano tra di loro, oppure intenti al gioco delle noci o a quello degli astragali (simili ai dadi),
I bambini avevano con gli adulti un rapporto molto stretto e diretto: insieme a loro giocavano e costruivano i propri giochi, ma arrivavano fino ad imitare le loro occupazioni simulando gare tra gladiatori, corse del circo, oppure dispute tra giudici o lotte tra soldati.
I primi veri e propri giocattoli riproducevano armi ed aratri (a simboleggiare le due attività principali delle primitive popolazioni, cioè la guerra e l'agricoltura), oppure oggetti di uso quotidiano, realizzati in miniatura ed in forme più rudimentali.
Per quanto riguarda il Medioevo esso non apportò nessun cambiamento rispetto ai secoli passati poiché i lunghi periodi di invasioni barbariche distrussero e condizionarono la vita delle popolazioni, portando miseria sociale e povertà di commerci.
Inoltre i giocattoli e le bambole erano costruiti in casa con mezzi di fortuna, in forme rozze e con materiali talmente deperibili, da non lasciare traccia dopo il loro temporaneo utilizzo.
I giocattoli dei periodi successivi sembrano essere il riflesso delle conoscenze tecniche dell'epoca, grazie ad artigiani che realizzavano oggetti appositamente creati soprattutto per i bambini delle case aristocratiche, poiché i bambini degli altri ceti sociali, soprattutto quelli più miseri, realizzavano da soli I propri giocattoli, utilizzando i pochi materiali a loro disposizione, spesso ciottoli, pezzi di legno, erba, conchiglie e pezzi di stoffe che trovavano in casa.
Il giocattolo medioevale probabilmente non presentava una precisa distinzione tra maschi e femmine, ma veniva utilizzato per influenzare il destino e la posizione sociale dei bambini: al futuro prete l'altare in miniatura o piccoli oggetti liturgici; alle bambine, invece, che dovevano prepararsi alla futura vita coniugale, venivano regalati fusi per filare, stoviglie ed arnesi per cucinare, ma soprattutto bambole per sognare il ruolo di mamma.
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Nota: E. BECCHI, I bambini nella storia, Laterza, Bari, 1994
E. BECCHI, Storia dell’infanzia: Dal Settecento a oggi, Laterza, Bari, 1996
S. SPINI, Il gioco nella vita e nell'educazione del bambino, San Marco, Bergamo, 1994, p. 84
J. HUIZINGA, Homo ludens, Einaudi, Torino, 1973, p. 3
Tratto dalla tesi di laurea di Carmen Matta .
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