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| Esperienza personale di volontariato in un centro socio-educativo per disabili- Dott.ssa Carmen Matta |
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| Mercoledì, 24 Novembre 2004 - 14:45 - 3413 Letture |
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Son passati quasi tre anni dal primo giorno che ho incontrato i ragazzi del Tangram, eppur mi sembra una vita!
Grazie all’università ho potuto conoscere la realtà della disabilità al di fuori della mia famiglia e ho imparato ad arricchirmi, ad accettare con maggior responsabilità e meno sofferenza l’handicap di mio padre.
Un po’ di storia….
Son entrata all’associazione di volontariato come tirocinante, per poi rimanere come volontaria.
Tale associazione si pone essenzialmente come un centro socio educativo diurno di accoglienza per circa quaranta giovani, in media tra i 25 e i 40 anni, affetti da disabilità psico-fisiche.
Esso è gestito, insieme con le case famiglia per minori, dalla cooperativa “Il villaggio di Esteban”, facente parte del Progetto Ipotenusa, il quale, a sua volta, si configura come una ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), al cui interno possiamo ritrovare l’associazione di volontariato Ipotenusa, che, nata all’incirca 15 anni fa, rappresenta una dei progetti più concreti all’interno della realtà salernitana.
Tra i servizi offerti dal Tangram all’utenza, ritroviamo prevalentemente due realtà: una amministrativa, che svolge attività inerenti al piano economico e amministrativo e, l’altra socio psicologica, costituita dal segretariato sociale in cui operano uno psicologo e due assistenti sociali, che si occupano di redigere progetti educativi, di monitorare il lavoro degli educatori…
Le attività previste dal centro non sono di tipo riabilitativo, ma psico-educativo, in quanto volte a potenziare le cosiddette abilità residue degli utenti, che, come già detto, presentano disabilità psicofisiche a diversi livelli.
All’interno del tangram non vi sono operatori socio-assistenziali, ma diverse figure che quotidianamente interagiscono con i ragazzi:obiettori, obiettrici, volontari,assistenti sociali…
Esso ormai è diventato un’ “appendice” della famiglia, un luogo di ritrovo quotidiano, un costante punto di riferimento sia per i ragazzi direttamente coinvolti, sia per le loro famiglie, che, nella maggior parte dei casi, preferiscono restar al di fuori delle attività, lasciando la “custodia” ai responsabili del centro.
Ne sono un esempio gli obiettori, che rivestono un ruolo importante, in quanto sono addetti all’accompagnamento, mattina e pomeriggio, dei ragazzi dalle proprie abitazioni al centro e
viceversa.
All’interno di questo discorso, si collocano alcuni degli obiettivi più importanti del centro, vale a dire la familiarizzazione, la socializzazione, la condivisione, obiettivi che, come ho potuto osservare nell’arco di all’incirca un anno, son stati raggiunti con grande successo.
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