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| La Camorra: uno stato deviante parallelo a quello ufficiale - Dott.ssa Concetta Riccio |
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| Lunedì, 27 Novembre 2006 - 21:14 - 2413 Letture |
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Alle radici del fenomeno
La camorra è una società segreta popolare che si sviluppa in Campania, in particolare nel napoletano, è l’estorzione organizzata volendo citare Marco Monnier (1863) o ancora la “piaga sociale” come la definì Villari nelle “Lettere Meridionali” del 1875.
L’etimologia della parola è molto diversa. Quest’ultima sembra aver avuto origine da una giacchetta corta indossata da mercanti pisani del 1400 e da banditi spagnoli denominati “Gamurri”. La gamurra era anche, nel medioevo, nel nord della penisola italiana, un giubbetto femminile. La parola camorra sarebbe probabilmente connessa a “morra”, torma, frotta, ma anche rissa. Nel 1735 è comparsa in un documento ufficiale partenopeo, nel senso di tassa sul gioco.
Le origini della camorra risalgono probabilmente agli inizi del XIX secolo ma le sue manifestazioni come società organizzata con i suoi codici e le sue gerarchie risalgono al 1830 quando è già presente in tutta la realtà urbana di Napoli ed è impegnata in attività criminose: furti e grassazioni, controllo e lucro delle lotterie clandestine, prostituzione, contrabbando ecc.
Al carattere organizzativo settario e segreto della camorra non furono estranei, probabilmente, i contatti nelle carceri borboniche tra camorristi e liberali, molti dei quali massoni, proprio di questi contatti si servì la camorra che già aveva prosperato con i borboni i quali l’avevano utilizzata con compiti di controllo sociale. Nel 1860, ad esempio, in attesa dell’arrivo di Garibaldi fu posta nella guardia cittadina, “l’onorata divisa” fu l’arma di una vera e propria escalation al contrabbando.
Sulla camorra si sono sviluppate molte opinioni, anche mitizzanti, che la volevano come l’espressione del partito della plebe, radicata nei quartieri più poveri della città dove avrebbe contribuito al mantenimento dell’ordine in base ai suoi codici d’onore.
In realtà i suoi associati tendono proprio a distinguersi dalla plebe e a proporsi come élites, lo stesso concetto d’onore ha valore solo tra gli affiliati.
Diventare camorristi non è semplice. A questo si arriva dopo un lungo apprendistato, una spietata selezione e numerose prove.
Nell’antica camorra c’era una particolare cerimonia di”battesimo” per un nuovo adepto. Il giovane novizio veniva presentato dal “compariello” al capo della società, per iniziare si esibiva con un finto duello con il padrino che doveva ferire sul braccio sinistro.
Dopo che si era esibito in duello il nuovo adepto, davanti a tutti i componenti della famiglia, giurava fedeltà alla società con la mano sulla Bibbia, successivamente si legava con un patto di sangue.
La ritualità è rimasta sempre un elemento importante, in particolare, nell’ambito della “Nuova Camorra Organizzata”, C. aveva predisposto un suggestivo “giuramento di sangue”. Il rito cominciava con il “battezzo” del luogo in cui veniva svolto il giuramento, pronunciando le seguenti parole:”battezzo questo locale come lo battezzarono i nostri tre vecchi antenati. Se loro lo battezzarono con ferri e catene, io lo battezzerò con ferri e catene. Alzo gli occhi al cielo, vedo una stella volare, è battezzato il locale”. Dopo il rito continuava:”tengo cinque damigelle alla mia destra, cinque bei fiori alla mia sinistra, una ciampa di cavallo alla romana che forma società divina e sacra. Cade una stella, scende una belata: con parole d’omertà, è formata società. Quanto pesa un picciotto? Quanto una piuma sparsa al vento. Cosa rappresenta un picciotto? Una sentinella d’omertà che gira e rigira sette cantoni e che quello che vede e sente lo porta in ballo alla società”. Poi seguono degli atti simbolici quali un incisione che il padrino compie col coltello sulla punta del dito indice destro dell’iniziato e sul suo dito indice, toccandosi col sangue. Un abbraccio fra “cumpare” e “cumpariello”, fra padrino e figlioccio, suggella la fine del rito iniziatorio.
Le pene per chi sgarra sono severissime, per chi infrange il Frieno i ventisei articoli della “onorata società” della camorra, il Frieno è lo statuto della camorra, il suo codice ed il suo regolamento che si ispira al Frieno della “Garduna” spagnola, temibile compagnia di delinquenti.
Come già accennato la camorra è un fenomeno essenzialmente urbano, di ceti popolari, la plebe di cui parlava nel 1911 Arturo Labriola, ne “La leggenda della camorra”, la massa dei diseredati, decine e decine di migliaia che dal cinquecento s’era addensata a Napoli per sfuggire alle tasse e alla fame delle province. Di qui uscivano i camorristi, che si vedevano come “l’aristocrazia della plebe”.
Questa ricostruzione è interessante per avere le prime coordinate di una ipertrofia criminale che, nel corso dei secoli, ha incarnato una città e una regione considerata felix in età classica e divenuta infelix ai giorni nostri.
L’uso privato della violenza come mezzo di controllo sociale è il tratto peculiare dei camorristi che da un lato non rispettano la legge e l’apparato governativo, dall’altro agiscono in convivenza con l’autorità ufficiale e rafforzano il proprio controllo attraverso rapporti occulti con i funzionari di governo.
Possiamo scorgere, di conseguenza, la sua ragione d’essere nel porsi come una sorta di intermediario o mediatore del potere, un vero e proprio imprenditore che manipola e mobilita risorse ai fini del potere e del profitto personale: dall’industriale ricco che voglia aprirsi la strada in campo politico o amministrativo, al piccolo commerciante che debba richiedere una riduzione d’imposta, dall’uomo di affari che aspiri a una concessione, all’operaio che cerchi il posto in un’ officina, dal provinciale che viene a Napoli per fare acquisti a quello che deve emigrare per l’America, tutti trovano davanti a loro un’interposta persona e quasi tutti se ne servono, sia per naturale indolenza sia per quella perplessità che i meridionali hanno nel trattare da sé i propri affari.
La camorra dunque come associazione dilettosa di stampo popolare ben strutturata nelle carceri, adoperò gli stessi sistemi e le stesse forme del potere centrale e occupò gli stessi spazi lasciati liberi o tollerati dal potere legittimo dando a questa forma di mediazione una caratterizzazione criminale.
Da quanto detto non è difficile attribuire alla camorra la forma di un comportamento deviante e quindi lesivo delle regole etiche , morali e sociali della società, ma la camorra è anche un comportamento criminale in quanto viola le norme scritte e infatti rientra proprio nei comportamenti devianti criminali.
In riferimento a ciò può risultare utile consultare uno scema sulla tipologia di comportamento.La camorra o il camorrista rientra nella devianza pura in quanto ha realmente commesso azioni devianti ed è stato etichettato, quindi si tratta di devianza secondaria e l’identificazione è adeguata poiché il camorrista sa di aver commesso azioni devianti.
La camorra a Napoli ha, nel corso del tempo, preso le sembianze di una tassa, il pagamento di gabelle richiesto dai funzionari governativi con la violenza era ben radicato nella popolazione napoletana, anzi era al centro di ogni sommossa popolare. Lo sbruffo ad esempio è una sorta di tassa sugli affari, la tangente, il baratto.
Il potere dello stato non era avvertito come un bene comune per l’ordine della vita collettiva in una città carente di tutto e con forti disuguaglianze sociali, la camorra era nelle carceri, dove bisognava dare un contributo per ogni piccola e indifferente attività ed era fuori, il carrozziere, il barcaiolo, l’ambulante, tutti pagavano la camorra.
Per comprendere il successo della camorra bisogna considerare la genesi storica del sud Italia e in particolare della Campania, dove i rapporti tra denaro pubblico e blocchi di potere locali hanno inciso una società per la quale lo sviluppo ha di frequente avuto una veste assistenziale, consolidatasi in un sistema parassitario di sussidi all’insegna del clientelismo.
Nata in ambito urbano, tra la bassa plebe, la camorra ha conosciuto una lenta, inesorabile e progressiva legittimazione.
Operando tra carceri e mercati, il camorrista si è, nel corso dei decenni, gradualmente imborghesito, vedendo riconosciute quelle qualità peculiari caratteristiche del suo agire criminale.
Il rapporto sporadico, non stabile, quasi mercenario con il potere politico e il ceto dominante, convinto che nel rispetto delle leggi non si governa una realtà urbana complessa come quella napoletana, ha generato purtroppo un’ alibi politico e una certa tolleranza di massa all’illegalità, spesso proliferata a Napoli sotto il segno dell’arrangiarsi.
La camorra, essendo una forma di devianza, produce due effetti:
1.un effetto funzionale; che consiste nella legittimazione del comportamento abnorme considerato come un prodotto inevitabile della società.
2.un effetto disfunzionale; che consiste nella violazione delle norme e non è giustificato dalla collettività, inoltre provoca conflitti, abbassa il controllo sociale e rende difficile l’organizzazione della vita.
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Nota: Bibliografia
-Barbagallo F., 1999 IL POTERE DELLA CAMORRA, Torino Einaudi s.p.a.
-OMNIA, 2001 Istituto Geografico De Agostini
-Bevilacqua E., 2000 LA SOCIETA’ NASCOSTA, Torino Franco Angeli
-CORSO DI SOCIOLOGIA, 1997 Bologna Il Mulino
-ENCICLOPEDIA MULTIMEDIALE MONDADORI, 1998 Arnoldo Mondadori
Siti internet consultati
-http. // w.w.w.liceopausini.it
-http:// w.w.w.capirelamafia.it
-http:// w.w.w.campania 2.it
-http:// w.w.w.osservatorio sulla camorra.it
-http:// w.w.w.narcomafie.it
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