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| L’ASSITENTE SOCIALE NELL’ EQUIPE E NEL LAVORO DI RETE - Dott.ssa Concetta Riccio |
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| Mercoledì, 06 Dicembre 2006 - 13:24 - 4083 Letture |
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Il concetto di rete ha cominciato ad essere applicato nelle scienze sociali intorno agli anni cinquanta, con questo si è espressa l’esigenza di formulare modelli interpretativi che spostino il focus dell’attenzione dalle istituzioni ai fenomeni, dalle forme ai processi, dal sistema culturale e normativo al sistema dei legami concreti.
Con il termine network viene ad essere indicata la totalità dei legami che caratterizzano un sistema sociale ovvero ciò che collega l’individuo all’ambiente, con network formale si intendono i compiti e le funzioni istituzionali, con il network informale invece si indicano i punti di contatto attivati sulla base dei gradi di libertà dell’individuo.
Le caratteristiche strutturali del network sono:dimensione, composizione, densità, interconnessione e settorialità; Le caratteristiche interazionali invece sono:durata, frequenza e regolarità del contatto, contenuto, intensità e multiplessità.
Parallelamente agli studi sul concetto di rete si sono sviluppati degli studi in ambito epidemiologico che hanno collegato le reti informali sociali con il social support e il benessere fisico e psichico, sembrerebbe emergere un’univoca attribuzione alle risorse informali di funzioni preventive e protettive rispetto alla malattia.
L’individuazione delle reti sociali informali, quali potenziali fonti di sostegno per l’individuo, ha favorito la discussione della prospettiva reticolare anche nell’ampio settore degli interventi socio – sanitari.
L’utilità del lavoro di rete emerge anche dal fatto che sono aumentate forme di malessere, che non possono essere assimilate alla malattia tradizionalmente intesa, le quali esprimono una sofferenza, connessa alla discrepanza tra le aspettative dell’ambiente e le esigenze individuali, scarsamente aggredibile dai trattamenti del sistema formale di assistenza.
La strategia di rete mira pertanto a una ridefinizione del territorio che integri in unico sistema le risorse formali e quelle informali al fine di massimizzare l’efficacia nei confronti del bisogno.
Meguire suddivide il lavoro di rete in tre fasi:
1)Identificazione dell’aggregato relazionale del soggetto a cui dovrà essere rivolto l’intervento;
2)Valutazione quantitativa e qualitativa della forza dei legami interpersonali interni al network, tenendo presente soprattutto la frequenza, la direzione e l’intensità dei contatti;
3) Creazione dei legami ovvero linking (supporto alla famiglia, inserimento in comunità terapeutiche, centri diurni ecc.).
L’assistente sociale proprio per le caratteristiche specifiche del suo ruolo può, più coerentemente di altri, assumere il compito di individuare e coordinare i punti di aiuto presenti sul territorio e favorire la programmazione congiunta degli interventi.
L’assistente sociale ha l’opportunità di riqualificare un’ottica di lettura dei fenomeni e dei problemi sociali, nell’équipe svolge il ruolo di catalizzatore delle risorse necessarie al dispiegarsi del progetto terapeutico.
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