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IMMAGINI DELL'EDUCATORE
Sabato, 27 Ottobre 2007 - 14:53 - 3134 Letture
Sulla figura dell’insegnante nella tradizione pedagogica esiste un’amplissima letteratura, mentre è difficile individuare e descrivere identità, funzioni, ruolo sociale, azione, caratteristiche che dovrebbero connotare la figura di un "buon educatore".

È possibile delineare alcuni profili elaborati dall’immaginario individuale e sociale ad alcune “metafore


Riferimento storico alla società ellenistica:

Il compito dello schiavo (pedagogo) consisteva nell’accompagnare il ragazzo nel tragitto da casa a scuola ed anche in altri luoghi. Lo aiutava ad assolvere gli obblighi scolastici, gli ripeteva la lezione. Inoltre, era incaricato nell’educazione del fanciullo standogli vicino per tutta la giornata, l’iniziava alle buone maniere e alla virtù, gli insegnava a comportarsi nel mondo e nella vita, vigilava sui suoi costumi. A lui era affidata «tutta l’educazione morale». La tutela del pedagogo durava dai sette anni circa, quando il fanciullo entrava in età scolare, sottraendosi alle cure della madre e della nutrice, fino all’adolescenza. Pertanto, lo schiavo era ben più importante del maestro di scuola, che insegnava leggere e scrivere.



Dagli anni Sessanta a tutt’oggi:

la figura dell’educatore finisce per corrispondere a chi si occupa di emarginazione, handicap, devianza, recupero di ragazzi in situazioni difficili. Fino agli anni Sessanta svolgeva ruoli educativi all’interno degli istituti di assistenza. Nell’attuale contesto di società complessa, la sua figura è andata differenziandosi e specializzandosi.



Metafora dell’accompagnamento

Nel significato etimologico tradizionale dell’ex-ducere, l’educatore conduce fuori, guida: la sua azione educativa è simile a quella del pastore che, mettendosi alla testa di un gruppo porta fuori, guida e protegge.

Invece, l’accompagnamento richiama l’idea dell’educatore che accompagna il bambino, il ragazzo o l’adulto nel percorso della sua esistenza. Sceglie di accostarsi per un tratto breve o lungo della vita di un altro, di accoglierlo, di mettersi in relazione percorrendo insieme una strada, nel rispetto dei suoi tempi, l’uno accanto all’altro. In un certo senso, l’educatore si mescola al gruppo e cammina insieme. È evidente che la capacità dell’educatore non si colloca sullo stesso livello dell’altro (= essergli simmetrico), perché solo la differenza consente di poter accompagnare.

È sottesa una concezione della vita come un viaggio, un percorso, un cammino inesplorato per entrambi (educatore e educando), nel corso del quale si condividono le incertezze, le difficoltà della vita, un futuro ignoto. Quest’avventura inedita è occasione di continua trasformazione, crescita interiore della propria umanità. Ed in questo tipo di vissuto, maestro e discepolo si ritrovano, in un certo senso, accomunati.



Metafora del servizio

Quest’immagine rimanda alla tradizione filantropica ed alla pedagogia cristiana: riconoscendo la dignità dell’altro, specie se piccolo o malato o straniero, si avverte la necessità di piegarsi per servirlo. Numerosi sono gli esempi: don Milani, don Bosco, Gandhi. Un altro esempio è rappresentato da Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la pace nel 1979, che più volte ribadisce che si dedica con amore ai poveri di Calcutta perché in ognuno vede il Cristo da servire: «Corriamo sempre il pericolo di diventare semplicemente delle assistenti sociali o di lavorare per amore del lavoro; e corriamo questo pericolo quando dimentichiamo chi è colui per il quale lavoriamo.

Le nostre attività sono solo un’espressione del nostro amore per Cristo. I nostri cuori hanno bisogno di essere ripieni di amore per lui, e dal momento che dobbiamo esprimere quell’amore nell’azione, i più poveri tra i poveri sono naturalmente il mezzo per esprimere il nostro amore per Dio... Un signore indù diceva che tanto essi quanto noi stiamo compiendo un’opera di assistenza sociale e che la differenza tra loro e noi sta nel fatto che essi lo fanno per qualcosa, mentre noi lo facciamo per Qualcuno».



La maggior parte degli educatori, la cui motivazione al “servizio” è di tipo religioso, o più precisamente cristiano, intendono dare la propria vita per la crescita dei più piccoli. Pertanto, la scelta di vivere la vita come un dono si concretizza nella dimensione del servizio, attraverso il prendersi cura dell’altro nell’impegno educativo. Insomma, l’educazione è intesa come dono di sé.



Nella versione laica, l’educatore svolge una funzione critica nei confronti dell’ordine sociale, prende decisamente la parte degli emarginati, sviluppa in modo particolare il rifiuto del consumismo attraverso un’etica dell’equità e della solidarietà.



Interrogativo. Nell’attuale contesto socio culturale, numerosi educatori, ad esempio, nell’ambito dell’associazionismo educativo, avvertono sempre di più come esigenza primaria quella realizzazione quasi che la scelta di un impegno educativo nei confronti di altri implichi l’annullamento di sé, la rinuncia alla soddisfazione dei propri bisogni. Pertanto, l’educazione come vita spesa per gli altri è sempre più sostituita dall’interpretazione di vita con gli altri.

Invece, nel servizio c’è l’espressione del senso attribuito alla propria vita rispetto a qualcosa di più importante.



Possiamo far riferimento a Emmanuel Lévinas, che ricorda la responsabilità verso il volto dell’altro: l’altro, diverso da me, mi convoca e costituisce la mia identità. L’identità dell’educatore si realizza nella responsabilità e nel servizio verso l’altro.



Metafora della tecnica

Il tecnico si occupa di riabilitare, ripristinare, restaurare, riparare quei meccanismi preesistenti, che si suppone fossero funzionanti, che hanno subito un guasto o si sono inceppati o deteriorati. Dunque, il tecnico individua il blocco, interviene ponendo fiducia negli strumenti del mestiere, si interessa dei mezzi appropriati per raggiungere il fine, ripara con strumenti, utensili, tecniche, metodi, attività che garantiscono la funzionalità dell’intervento al di là della soggettività personale. Fornisce strumenti risolvere i problemi. Opera un "raddrizzamento", riporta sulla via “retta" e rimette le persone "in piedi" con un intervento riabilitativo; inoltre, tenta di rendere adatti gli inadatti, modificando le personalità perché si adattino al contesto e non viceversa, rendendo possibile l’inserimento sociale di chi è messo ai margini perché sia raccolto.

Nel campo della pedagogia speciale il principale tipo di intervento tecnico è la rieducazione.



La metafora del bricolage

L’immagine dell’educatore può risultare dal miscuglio di tratti presi dall’esempio dei nostri genitori, dall’idea di buon padre (o buona madre) di famiglia che sa utilizzare elementi dell’esperienza saggia e quotidiana (cosiddetta psicologia comune o popolare).

Interrogativo. Oggi l’educatore rischia di essere superfluo perché posto fuori dall’istituzione scolastica, dotato di scarsi strumenti, con un’identità sociale ancora in costruzione, assediato da professionalità forti come lo psicologo o il sociologo che tendono ad invadere il suo specifico campo. Opera un bricolage tra funzioni e obiettivi, collocandosi nel mare aperto dell’educazione informale.



La metafora dell’ingegnere di progetti

L’educatore è un esperto progettatore di piani e interventi mirati al conseguimento efficace di obiettivi prefissati, attraverso l’utilizzazione di competenze e modalità tecniche aggiornate. È teso a qualificare la sua professionalità più che a stabilire rapporti interpersonali.

Interrogativo. Dove va a finire il rapporto educatore / educando?



Definizione dell’identità dell’educatore oggi
L’istituzione del corso di laurea in Scienze dell’Educazione per educatori professionali extra scolastici ha avviato in Italia un cammino verso la definizione dell’identità professionale ed una rivalutazione di questa figura.

Inoltre, in rispondenza ai problemi sociali emergenti, assistiamo ad un processo ambivalente e non privo di ambiguità, del rischio di banalizzazione:

- l’educatore diviene necessario a causa della sempre più diffusa delega e debolezza della famiglia di fronte alle sfide educative; la scuola tende a scindere la sfera dell’istruzione da quella educativa, respingendole all’esterno;

- in riferimento alla crescita dei bisogni educativi aumenta la presenza degli educatori in luoghi esterni, pubblici, nelle pieghe del sociale, soprattutto, sulla “soglia" tra dentro e fuori, tra integrazione e marginalità; anche nei servizi pubblici lentamente stanno conquistando uno spazio.

Interrogativo. È necessario delineare un profilo professionale distinto e originale, respingendo ogni connotazione tecnicistica (senza rinunciare alla competenza), sottolineando il ruolo dell’educatore come agente di promozione umana, individuale e collettiva, nonché la «ricchezza di questo mestiere, lo straordinario potenziale di innovazione e di progresso» costituito dalla sua esperienza di vita. La diversità delle situazioni sperimentate e la varietà dei compiti da affrontare gli consente di saper utilizzare contenuti e metodi non del tutto definibili a priori e di saper di interpretare e comprendere i diversi contesti della realtà con capacità critica.

Þ L’efficacia della sua azione risiede nella capacità interpretativa e relazionale nel contesto, unendo osservazione critica, elaborazione approfondita degli elementi in gioco, progettualità.

Interrogativo. Queste ed altre metafore si riferiscono non solo ad immagini diverse dell’educatore che opera nel sociale, ma rimandano anche a concezioni differenti dell’educazione



Nota: Qui di seguito riporto il link:
http://www.univirtual.it/corsi/fino2001_I/daltosop/m02/02_01.htm

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