Sono le ore 08:57 del 09/02/2012


Menu principale

Stato Utenti

Salve ospite
Utenti:  Collegati
Utenti:  Utenti: 0
Ospiti:  Ospiti: 11
Totali:  Totali: 11
Utenti:  Utenti online
Nessun utente collegato

Promuovi la community

Scarica il volantino da stampare e diffondere
PDF | Word
Grazie per la collaborazione.

Cerca


Recensione Libri

Importante !!

Ai sensi dell'art 65 sui diritti d'autore, si fa richiesta a chi volesse prendere spunto dagli articoli dei siti eduprof.it e minorionline.it, per tesine, tesi di laurea, lavori di specializzazione, relazioni, di richiederne l'autorizzazione alla redazione se non all'autore del singolo articolo specificandone la motivazione e citandone la fonte.

Radio Online

Giornali Online

Come affrontare i disturbi dell' attenzione e dell' iperattività
Venerdì, 16 Aprile 2004 - 15:08 - 2832 Letture

Nella mia esperienza di educatrice ed assistente scolastica , mi sono trovata spesso ad avere a che fare con bambini che presentavano particolari problemi dell’ attenzione e bambini iperattivi.
Nel corso degli anni sono stati fatti vari studi per affrontare meglio tale problematica, effettuati vari esperimenti,creati test che forniscono un ampio contributo dal punto di vista psicologico ma anche didattico, e non solo agli insegnanti, ai psicologi scolastici, soprattutto agli stessi bambini, i quali in seguito a delle risposte che danno ai test che gli vengono somministrati, acquisiscono quelle che sono le loro competenze, abilità, la consapevolezza del sapere cosa fare e del sapere cosa pensare.



Seguiranno articoli tratti dalla lettura di un libro preso in prestito dalla biblioteca della scuola, presso la quale lavoro, attualmente come Assistente scolastica, per poi confrontarci sugli argomenti che verranno affrontati sul forum o sulla mini-chat;partendo dal presupposto che non sono pienamente concorde con quanto scritto nel libro.
Sono sempre dell’ idea che l’ ambito socio-familiare-culturale,le relazioni intrafamiliari,i problemi ad essi connessi condizionano molto l’ aspetto cognitivo e comportamentale del bambino nel suo rapporto con la scuola e più specificamente sull’ aspetto dell’ attenzione , dell’ apprendimento- del comportamento;condizionano le scelte, i rapporti con i coetanei e con se stessi, considerandosi spesso degli incapaci, quasi interiorizzando questa “etichetta” a tal punto da non impegnarsi a migliorare, a scoprirsi , a conoscersi ed affermarsi, perché è inutile.
L’ attività con i bambini con sindrome da deficit attentivi risale alla metà degli anni ’70. All’ epoca quasi nessun problema evidenziato in ambito scolastico veniva affrontato in particolare.
Vi erano soggetti particolari che presentavano comportamenti problematici quali: eccessi d’ira , manifestazione di rabbia a livello verbale e fisico. Tali comportamenti,pur compromettendo lo svolgimento dei programmi diversi non sembravano tuttavia quasi mai essere manifestati di proposito, con “CATTIVERIA”, la non intenzionalità , la non organizzazione , erano le caratteristiche dominanti di questi atteggiamenti.
Si è iniziato a pensare (occorre peraltro che sia così anche oggi) ad una stretta collaborazione tra psicologi e personale scolastico per aiutarlo nella comprensione e nel controllo di questi comportamenti problematici, facendo ricorso a strategie d’ intervento e alle tecniche educative comportamentali.
Oggi sono moltissimi i bambini che rientrano nella “categoria” del disturbo di attenzione e che presentano una gamma di comportamenti così ampia che una procedura di valutazione e screening standardizzata risulta alquanto complessa.
Negli anni 70 furono studiati dei criteri precisi per selezionare i soggetti in cui i problemi fossero la disattenzione cronica e che manifestassero un comportamento impulsivo e non accurato nelle varie situazioni di problem solving.
Il programma di trattamento viene sempre percepito da parte degli insegnanti e di altri operatori, come uno strumento di intervento specializzato per determinare categorie di bambini: se inizialmente si usava per questi ultimi il termine Iperattività, successivamente si è adottata la definizione Sindrome da deficit attentivi o SDA.
Il bambino con sindrome SDA è portatore di :

1)incapacità di concentrarsi e di mantenere costante l’ attenzione durante il problem-solving

2)impulsività sia nel contesto scolastico che in quello sociale.

Tali problemi vengono inizialmente individuati o dall’ insegnante o dai genitori .Nell’ ambiente scolastico , il bambino SDA spesso non riesce a prestare la dovuta attenzione , è irrequieto , lavora in maniera disorganizzata e disordinata e ha inoltre delle notevoli difficoltà in compiti che richiedono un elevato e costante livello di concentrazione.
Nell’ ambiente domestico , le difficoltà di concentrazione e l’ impulsività si traducono nell’ incapacità di seguire le istruzioni , nella disorganizzazione delle attività di gioco e di lavoro e nella difficoltà di svolgere compiti impegnativi da eseguirsi secondo una sequenza di azioni ben precisa.
Una terza area di problemi, caratteristica di alcuni soggetti con SDA, ma non di tutti , è rappresentata dall ‘ iperattività, descritta come l’ eccessivo correre, il saltare , l’ arrampicarsi, il non riuscire a stare seduti,ecc.
Tornando a noi e su quanto hanno lavorato importanti psicologi come Douglas,è importante individuare un tipo di intervento educativo che produca risultati durevoli e ben generalizzanti anche in situazioni e su compiti diversi da quelli sui quali si era rivolto l’ intervento intensivo o il trattamento.
Ci si potrebbe anzitutto chiedere per quale motivo le tecniche educative comportamentali non riescano a produrre in molti soggetti SDA un cambiamento permanente e generalizzato.
Anche se il soggetto risponde bene alle tecniche di rinforzamento positivo, è frequente che il miglioramento sul piano comportamentale si limiti in ambito educativo, salvo se i genitori e gli insegnanti non riescano ad applicarle nello stesso modo.
In alcuni casi, i genitori sono disposti e riescono a collaborare a livello educativo, ma in molti altri casi questo purtroppo non è possibile.
Rivolgere l’ intervento educativo sullo sviluppo di comportamenti specifici quali, rimanere seduti , non parlare troppo,guardare l’ insegnante o il genitore quando vengono date delle istruzioni, può indurre i comportamenti più disturbanti, ma non è garantito che tali modificazioni positive corrispondano anche ad un miglioramento nelle abilità di problem solving nell’ apprendimento, nelle prestazioni scolastiche e nell’ integrazione sociale.
Le tecniche educative utilizzate si basano sulle procedure di rinforzamento positivo. In questa tecnica , il rinforzo viene dato dopo ogni comportamento positivo durante la fase iniziale del trattamento, per poi passare gradualmente ad un programma di rinforzamento più intermittente, dove il rinforzo viene dato dopo alcuni comportamenti corretti.
E’ stato dimostrato che i bambini con deficit attentivi rispondono spesso in maniera non prevedibile a tale evoluzione del rinforzamento . Kinsbourne ha riscontrato che il bambino con SDA non reagisce sufficientemente alle contigenze di rinforzo positivo; occorre coinvolgerlo in compiti ed attività già di per sé interessanti per lui : in alternativa l’ insegnante dovrà fornire a lungo dei rinforzi concreti e materiali, perché il bambino possa essere coinvolto.
I rinforzi, secondo Douglas e Kinsbourne, andrebbero somministrati in maniera sistematica ed immediata,mentre nutrono dubbi sull’ efficacia di un tipo di rinforzo che coinvolga molto in senso emotivo.
Le tecniche comportamentali svolgono un ruolo molto importante nel trattamento dei soggetti con disturbi dell’ attenzione, vanno dunque applicate con estrema accortezza.


Login/crea un profilo | 0 Commenti
I commenti sono di proprietà dei legittimi autori, che ne sono anche responsabili.

Crediti Powered by MDPro