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| La teoria dello sviluppo affettivo di Spitz |
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| Martedì, 05 Agosto 2008 - 20:10 - 20246 Letture |
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Un sano sviluppo della personalità dipende sia dall'adeguato sviluppo della sfera cognitiva, affettiva e sociale, sia dalle interazioni che la persona stabilisce con l'ambiente esterno nel corso della sua evoluzione. L'analisi degli aspetti affettivi include esperienze psichiche relative alla soggettività, che si connotano secondo la polarità antitetica piacere-dispiacere, in base all'intensità, alle modalità di insorgenza, ed alla durata. In base agli elementi suddetti i fenomeni affettivi si dividono in: sentimenti, emozioni ed umore.
I sentimenti sono i componenti basilari dell'affettività, sono persistenti ed esprimono la risonanza affettiva con la quale la persona vive la realtà corporea, la sua socialità ed i suoi processi psicologici. Le emozioni sono stati affettivi spesso intensi, ad insorgenza acuta e di rapido esaurimento; influenzano i processi psichici ed il comportamento e si esprimono sul versante corporeo e neurovegetativo. L'umore è la tonalità affettiva di base, va a costituire il temperamento abituale di una persona e lo stato affettivo temporaneo.
Studiare lo sviluppo affettivo significa analizzare il tipo di rapporti che il soggetto instaura con l'ambiente e le caratteristiche individuali, evidenziando i fattori che influenzano l'evoluzione.
Aspetti di ordine ambientale che condizionano la qualità delle relazioni affettive possono essere:
- il comportamento dei genitori, in modo specifico quello della madre nei primi anni di vita; - l'atteggiamento di accettazione o di rifiuto dell'ambiente;
- la possibilità di sperimentare esperienze sociali positive.
Particolarmente importante è la relazione madre-figlio, infatti la madre offre la prima relazione oggettuale del bambino, sull'esperienza della quale egli costruirà le successive relazioni interpersonali. Se questo rapporto manca o viene significativamente alterato precocemente, nel bambino si genereranno, dal punto di vista emozionale, stati carenziali che influenzeranno negativamente e spesso irreversibilmente, il suo sviluppo psicofisico.
Per carenza affettiva si intendono diverse sindromi caratterizzate da una condizione prolungata di non soddisfazione dei bisogni primari del bambino nel rapporto diadico con la madre.
I bambini che sperimentano una condizione di carenza affettiva sono quelli istituzionalizzati, ospedalizzati, o quelli che sono allontanati per lungo tempo dalla famiglia senza la possibilità di godere di un sostituto materno valido.
Autori quali Spitz, Bowlby e la Bender hanno studiato approfonditamente molti casi clinici di bambini cresciuti in condizioni affettivamente deprivanti, hanno conseguentemente evidenziato come questo stato carenziali produca effetti diversi, sempre negativi, a seconda del tipo di separazione, dell'età del bambino, della presenza o assenza di un precedente rapporto con la madre.
Fra questi effetti si trova: un progressivo rallentamento delle funzioni psicofisiche, difficoltà o impossibilità di stabilire adeguate relazioni interpersonali fino ai casi più gravi di deterioramento irreversibile delle funzioni cognitive, gravi alterazioni della sfera affettiva. Spitz fece studi sulla carenza da insufficienza grazie ai quali osservò che bambini di sei/diciotto mesi che si trovavano in tale stato passavano attraverso tre stadi: piagnucolamenti, grida acute con perdita di peso ed arresto nello sviluppo, ritiro e rifiuto del contatto (depressione analitica).
La teoria di Spitz fa capo alla psicoanalisi genetica e si colloca nel filone della psicologia dell'Io di Hartmann. Questa corrente distingue la crescita in due processi: i processi di maturazione, che riguardano il patrimonio ereditario e non dipendono dall'ambiente; i processi di sviluppo, che dipendono invece dall'ambiente e dalle relazioni oggettuali. Spitz, per formulare la sua teoria sull'evoluzione psicogenetica, ha osservato direttamente il bambino: nei primi anni di vita ci sono tre organizzatori dello psichismo che caratterizzano alcuni livelli essenziali dell'integrazione della personalità, in essi i processi di sviluppo e di maturazione si combinano.
Lo stabilirsi di un organizzatore dipende dalla comparsa di indicatori, ossia nuovi schemi di comportamento di seguito illustrati. La comparsa del sorriso di fronte al volto umano si stabilisce intorno ai due/tre mesi, quando si ha la prima relazione preoggettuale indifferenziata e la comparsa della percezione esterna. La comparsa della reazione d'angoscia di fronte all'estraneo, intorno agli otto mesi, periodo in cui c'è la capacità di distinguere fra Io e non Io, c'è relazione con oggetti diversificati. La comparsa del No, al secondo anno di vita, in cui il bambino sa distinguere perfettamente fra sé ed oggetto materno e quindi ha relazioni sociali; qui compare anche la capacità di concettualizzare in modo astratto, simbolico.
Anche Bowlby studiò le carenze affettive dal punto di vista quantitativo, focalizzando l'attenzione sulla carenza da discontinuità dei legami o separazione. I problemi maggiori insorgono in presenza di una carenza affettiva fra i cinque mesi ed i tre anni. Come Spitz, anche Bowlby individua tre fasi attraversate dal bambino privato delle cure materne: fase di protesta, al momento della separazione il bambino piange o si agita per due giorni; fase di disperazione, il bambino smette di mangiare, non si veste e pare depresso; fase del distacco, il bambino accetta le cure ma potrebbe non riconoscere la madre. E' stato costruito un percorso evolutivo caratteristico dei primi due, tre anni di vita, che comprende 4 momenti distinti: il bambino attraversa dapprima una fase di preattaccamento, in cui i suoi comportamenti puramente istintivi e riflessi avrebbero lo scopo di sollecitare risposte di protezione da parte della madre; successivamente, intorno al secondo-sesto mese si viene a determinare un interesse privilegiato del piccolo verso la madre che non comporterebbe però ancora ansia e paura nei confronti di questa.
L'attaccamento vero e proprio si evidenzia a partire dall'ottavo mese e per tutto il secondo anno: il bambino oltre a manifestare in modo spiccato comportamenti caratteristici quali, per es. seguire la madre, aggrapparsi ad essa, toccarla, evidenzia una netta reazione di paura, di ansia se non addirittura angoscia, in presenza di individui estranei e durante la separazione dalla madre.
Questa inoltre costituisce con la sua presenza in un luogo non conosciuto, una base sicura che permette l'esplorazione dell'ambiente. Nella fase successiva, durante il terzo anno il piccolo instaura una relazione reciproca con la mamma; il suo pensiero ormai è di tipo simbolico, gli consente di rappresentarsi mentalmente il suo ritorno o la sua presenza anche in sua assenza.
Di particolare interesse i comportamenti innati specie specifico, importanti dal punto di vista evolutivo perché favoriscono la sopravvivenza del bambino permettendogli di essere in grado di badare a se stesso o di attirare l'attenzione dell'adulto con comportamenti quali piangere, succhiare, sorridere e afferrare. Molti riflessi, come quelli che controllano la respirazione, rispondono ad esigenze vitali. Altri riflessi essenziali rendono possibile la nutrizione: succhiare, inghiottire, ecc. Alcuni di questi riflessi rimangono tutta la vita, mentre altri svaniscono.
I riflessi sono ereditari e di tipo adattivo, stereotipati nella loro forma; sono movimenti del corpo che orientano l'organismo verso un particolare stimolo, azioni a schema fisso. Nella prima infanzia lo sviluppo motorio è cefalo-caudale: i bambini riescono a controllare occhi e testa prima delle mani.
Lo sviluppo è anche prossimo-distale: esso procede dal centro del capo alle estremità, dai muscoli più grandi ai più piccoli. La maggioranza di bambini normali attraversa la stessa successione fondamentale nell'acquisire le abilità motorie: sedere, procedere a carponi, stare in piedi (9-16 mesi) e camminare(9-17mesi). Lo sviluppo motorio dei bambini segue lo stesso percorso in tutti i membri della specie.
La teoria di Bowlby appartiene alle teorie etologiche assieme a quelle di Harlow: queste teorie studiano il soggetto nel proprio ambiente naturale. Bowlby è stato il primo ad integrare gli studi dell'etologia con la psicologia dello sviluppo; egli infatti, studiando i neonati, si accorse che molti dei loro comportamenti innati si ritrovavano anche nei piccoli degli animali. Le sue osservazioni sui neonati lo portarono a sostenere che l'attaccamento sociale tra il piccolo e la madre era necessario per uno sviluppo normale. In questo ambito la teoria dell'attaccamento di Bowlby è la prospettiva teorica di riferimento.
Attaccamento sociale: il 1° anno di vita è critico perché si formi un fondamentale senso di fiducia negli altri e di speranza nel futuro. Ed in ciò le esperienze che coinvolgono il padre e la madre sono le più importanti. Se che si prende cura del bambino risponde ai suoi bisogni in modo affidabile ed attento, il bambino sarà più felice e piangerà di meno rispetto a quelli ignorati (1° anno di vita). Bowlby ritiene che l'attaccamento si sviluppi fra i sei ed i nove mesi, questa particolarissima relazione, fra bambino e madre, si sviluppa in base ad alcuni principi da lui elencati: la tendenza innata a guardare le cose in movimento e certe forme a preferenza di altre; l'apprendimento per esposizione, grazie al quale il bambino riconosce le cose che gli sono familiari e la sua tendenza ad accostarglisi; il rinforzamento di alcuni risultati e l'indebolimento di altri. Verso i 7 mesi i bambini sviluppano un forte legame nei confronti della madre e di una o due persone con cui ha familiarità. I bambini che hanno sviluppato questo attaccamento, piangono quando la madre li lascia e si aggrappano a lei quando hanno paura o si fanno male.
La forza dell'attaccamento può variare molto: alcuni formano relazioni sicure, altri meno fortunati, formano relazioni insicure. Poiché l'attaccamento sociale dipende dalle interazioni sociali, la qualità della relazione madre-figlio è cruciale.
Sfortunatamente anche le madri meglio intenzionate non possono controllare pienamente le qualità delle loro interazioni con le altre persone, compresi i propri figli, così è inevitabile che certe relazioni di attaccamento madre-figlio siano meno sicure di altre. I bambini il cui legame con la madre è insicuro, possono sviluppare problemi emotivi e di comportamento. Negli ultimi anni, gli impegni lavorativi delle donne, hanno fatto emergere l'importanza della figura del padre nell'educazione quotidiana dei figli. Questo può provocare un legame verso i padri, non meno forte che verso le madri, specialmente se anche il padre nutre il bambino, lo lava, ecc. Fra i nove ed i diciotto mesi i primi comportamenti di attaccamento, soprattutto succhiare, seguire, piangere, aggrapparsi e sorridere, si fondono con comportamenti più complessi perché si ha un collegamento tra componenti innate ed apprese. Sempre secondo Bowlby l'individuo agisce spontaneamente per soddisfare le richieste dell'ambiente, non come sostengono Lorence e Freud perché spinto da impulsi biologici a cacciare cibo, a fuggire per salvarsi o per cercare un compagno.
La critica di Bowlby alla teoria psicoanalitica si rivolge anche al principio secondo il quale lo stabilirsi della relazione con l'oggetto libidico avvenga per soddisfare il bisogno orale. Bowlby era in contrasto anche con la teoria dell'apprendimento centrata sul rinforzo, che vede la madre come rinforzo secondario; l'autore ritiene che l'attaccamento del bambino alla madre sia in funzione di comportamenti tipici della specie, innati; la prova di quanto dice si ritrova nell'osservazione di bambini nati ciechi o sordi che acquisiscono ugualmente il sorriso sociale all'età di sei settimane. Questi comportamenti hanno la funzione di mantenere il piccolo vicino alla madre e viceversa. Le descrizioni di Spitz e Bowlby del normale sviluppo evolutivo partendo dall'osservazione di situazioni di deprivazione sono state molto utili; attualmente l'attenzione è però rivolta all'ospitalismo intrafamiliare, ossia alla carenza affettiva che può instaurarsi in senso alla qualità della relazione, in seguito ad un alterato rapporto con la madre senza che avvenga una separazione fisica. Spesso la madre, in famiglie multiproblematiche, può essere inaffidabile ed imprevedibile, di conseguenza, il rapporto che instaura con il suo bambino è inadeguato o patogeno; ciò può determinare una condizione di fragilità dell'Io deteriorandone il successivo sviluppo della personalità.
Una madre non accogliente, non contenitiva, che non sa offrire un adeguato maternale, sia per una sua condizione emotiva sia per difficoltà oggettive di vita, fa sì che il bambino non sperimenti un adeguato attaccamento. Lo sviluppo affettivo è stato descritto soprattutto attraverso i risultati offerti dalla psicoanalisi. La psicoanalisi è retta da assunti di fondo che costituiscono dei modelli che si integrano l'uno con l'altro, per dare una interpretazione articolata dello sviluppo.
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Nota: Fonte :
http://users.aliseo.it/angelo.vecchiarelli/artpsic/sviluppo%20affettivo.txt
http://www.funzioniobiettivo.it/glossadid/sviluppo_affettivo.htm
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