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| Educazione alimentare: La dieta mediterranea |
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| Sabato, 02 Maggio 2009 - 13:24 - 3928 Letture |
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Gli studi di Ancel Keys - La dieta mediterranea - I nutrienti - Conclusioni
Gli studi di Ancel Keys
Correva l'anno 1945 quando il dottore Ancel Keys, al seguito delle truppe americane, giungeva in Italia; successivamente, si stabilì nel Cilento, dove poi sarebbe vissuto fra pescatori per quasi quaranta anni. E' morto centenario nel 2004.
Durante il suo lungo soggiorno italiano Keys notò un curioso paradosso: i popoli mediterranei, pur assumendo nella loro alimentazione livelli di grassi animali simili a quelli assunti dal popolo statunitense, evidenziano una minor incidenza in malattie cardiovascolari. Secondo i suoi studi e le sue intuizioni il motivo è da ricercarsi nell'azione dell'olio di oliva, che controbilancia i grassi animali abbassando i livelli di colesterolo, nonché nel consumo del vino rosso, che si rivela un potente fattore protettivo grazie al suo apporto di bioflavonidi dai notevoli effetti antiossidanti.
Queste in sintesi sono le basi del modello nutrizionale dei popoli del bacino del Mediterraneo dalla Grecia, all'Italia meridionale alla Spagna, da cui prende le mosse quel complesso di studi e di pubblicazioni che fanno capo alla cosiddetta dieta mediterranea.
Il dottor Keys infatti nell'ambito degli studio epidemiologico condotto in ordine al Seven Countries Study in ben sette paesi di tre continenti (Stati Uniti, Giappone, Italia, Grecia, Jugoslavia, Olanda, Finlandia) su 12.000 campioni compresi fra i 40 e 59 anni suddivise in 14 campioni, nonché della famosa opera intitolata "Mangiar bene e star bene", nella quale egli riporta gli anni di studi e di esperienze condotte non solo nella società americana ma anche e soprattutto durante il suo soggiorno in Italia, nel Cilento in provincia di Salerno.
Keys aveva notato infatti che la popolazione contadina locale si nutriva di pasta, pane, frutta, verdura, moltissimi legumi, ottimo olio extravergine di oliva, poco pesce, pochissima carne; queste ultime due voci incidevano poco sull'alimentazione non per scelta ma per povertà e sinonimo di povertà era tutta la loro alimentazione, che però aveva una ricaduta positiva incredibile: l'incidenza in malattie gastrointestinali e cardiovascolari era molto più bassa che nella società americana. La mortalità superiore delle altre popolazioni fu attribuita all'uso consistente di grassi saturi quali burro, strutto e carni rosse. Di questo egli si convinse e convinse la Commissione del Senato Americano nella sua famosa relazione: ne nacque così la Dieta Mediterranea intesa come regola di vita che si basa sulla rivalutazione delle verdure e dei prodotti in genere dell'agricoltura mediterranea, della pastasciutta condita con olio e pomodoro, molto rivalutata oggi nella stessa società statunitense.
"Se volete vivere più sani e più a lungo, nutritevi come si sono sempre nutriti i contadini dell'Italia meridionale": queste sue convinzioni egli ci comunica nella sua pubblicazione "Mangiar bene e star bene" e nel libro "Eat well and stay well, the Mediterranean way" edito negli anni 70.
Ne è conferma lo studio LYON condotto dall'American Heart Association (AHA), la DIETA MEDITERRANEA abbassa del 50% la mortalità della malattia coronarica. A scanso di equivoci però giova chiarire subito,come punto cardine, che per dieta, intesa nel suo autentico significato etimologico di vita, stile di vita, modo di vivere, si indicano quel complesso di abitudini alimentari e quell'organizzazione di più razioni alimentari nel tempo grazie alle quali dall'alimentazione si possano trarre i massimi vantaggi in relazione alla salute e all'efficienza fisica. E, a voler essere ancor più chiari, la dieta è ed è da considerarsi uno stile di vita, un modello alimentare che può essere portato avanti per tutta la vita senza problemi di salute. Qualunque "dieta" si discosti dagli standard consigliati dalla scienza ufficiale anche dopo anni può comportare seri problemi di salute del tipo di osteoporosi, anemia,squilibri ormonali, disfunzioni ghiandolari ed altri ancora non sempre riconducibili al modello alimentare sbagliato che li ha generati.
E' bene chiarire che nel delineare la dieta stessa il prof. Keys si è riferito ad operai e contadini che zappavano, che lavoravano manualmente, che si spostavano a piedi o con mezzi non meccanici. I più fortunati disponevano di un asino o di un mulo, ma più che farsi trasportare, preferivano che fosse trasportato alla loro casa il carico di frutta, di legna o di fieno. Si muovevano pertanto, impegnavano energie, bruciavano calorie e quindi necessitavano indispensabilmente di un apporto glucidico costante.
Nella dieta mediterranea, che non è abbondanza di pane e di pasta, il pane è integrale, la pasta non è solo di grano duro ma di cereali vari; molto spazio occupano i legumi; la carne è poca e bianca, il pesce è azzurro; molta è la verdura, abbondante è la frutta.
I pranzi o le cene dei contadini, ma è bene chiarire che durante la giornata o c'era il pranzo o la cena, quando c'erano, si articolavano sovente sul piatto unico: pasta e fagioli, la tipica alimentazione contadina dei tempi passati. Non per niente i legumi erano detti "la carne dei poveri"; se poi la pasta era fatta in casa all'uovo si realizzava un piatto unico ricco di proteine nobili, glicidi complessi, preziosi minerali, vitamine e fibre. Altri piatti erano pasta e ceci, lenticchie, piselli, minestroni vari con verdure e legumi, pizza napoletana con alici, mozzarella e pomodoro; un buon bicchiere di vino rosso bevuto a tavola innaffiava i pasti che si concludevano con verdura e frutta, disponibili a iosa nei campi.
Quanto detto non riguarda solo la nostra società ma, pur nella diversità che distingue i vari paesi europei mediterranei, si notano elementi comuni di somiglianza ed omogeneità di una dieta, di cui proviamo a tracciare delle linee di sintesi.
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Nota: Fonte: studio consulenza familiare
Gli studi di Ancel Keys |
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